I RISCHI DELLA CRISI UCRAINA.

By on 4 Marzo 2014

di Cristiano Ottaviani (*)

Non sono sicuro che gli americani, e i poveri europei al loro seguito, siano così idioti da rischiare una guerra per l’Ucraina. Visti i tempi niente è da escludere,ma se la logica ha ancora un senso, non ci dovrebbe essere un conflitto armato. I rischi sono altri.

Le origini della crisi

Gli americani in particolare, hanno giocato con il fuoco di una crisi, non solo economica, che dal 1991, anno dell’indipendenza dell’Ucraina, non si è mai spenta. L’ Occidente nei primi anni novanta ha provato ad imporre alla Russia decadente di Boris Yeltsin un nuovo trattato di Brest-Litovsk.Come nel 1917 Mosca in quel periodo aveva virtualmente perso non solo le repubbliche “ sorelle” del Patto di Varsavia, ma anche una parte non inconsistente del suo impero interno. I paesi pronti ad entrare nella sfera euro-americana erano infatti le ex repubbliche sovietiche di Moldavia, Bielorussia, Lettonia, Estonia, Lituania oltre che l’Ucraina. Se ciò è avvenuto solo parzialmente, nonostante il difficile periodo della storia russa che va dal 1991 al 2000, non è dipeso dalla forza di Mosca, ma dalla nostra debolezza .

La politica Usa di Clinton, prona agli interessi della finanza globale, è stata incapace di costruire un ordine mondiale stabile, favorendo il caos. La sua incapacità strategica si è mostrata in modo lampante in Africa, con il fallimento della guerra di Somalia e il non intervento in Ruanda, e ancor peggio in Jugoslavia, dove gli interventi militari sono stati intempestivi, molto parziali e inconcludenti. Gli americani, con la brevissima e non metabolizzata eccezione rappresentata dall’accordo di Pratica di Mare, non hanno mai riconosciuto alla Russia status adeguato al suo rango. In questi anni poi non hanno mancato di incoraggiare movimenti secessionisti, come in Cecenia, con il neanche tanto sottaciuto scopo di indebolire Mosca.

Nonostante ciò, se si esclude l’ingresso nella Nato e nell’ Ue delle repubbliche del patto di Varsavia e l’europeizzazione degli stati baltici, Mosca con un governo nazionale ed efficiente, quale quello ricostituito dal 2000 da Putin, non ha avuto problemi a definire la sua sfera di influenza, inglobando terre restate a lungo di incerta collocazione. Il controllo dell’Ucraina, anche per le rilevanti dimensioni geografiche e demografiche e per il prestigio simbolico che rappresenta, ha costituito il pieno successo di questa politica.

L’Ucraina si è avvicinata fatalmente alla Russia nel 2004 quando è caduto, non senza un’organizzata interferenza di Mosca, il governo della rivoluzione Arancioneguidata da corrotti oligarchi filoccidentali. Successivamente nel 2007 Putin ha vinto un braccio di ferro con i paesi UE, razionando petrolio e gas. Grazie a questo, con l’approvazione ufficiosa degli Usa e della Merkel, il nuovo impero di Mosca ha definito il suo confine occidentale. La definizione dell’area Schengen del dicembre di quell’anno infatti escludeva ufficialmente dallo spazio europeo Moldavia, Bielorussia e Ucraina. Nel 2010 poi il filorusso Yanukoski ha vinto l’elezioni presidenziali, giudicate anche dalla comunità internazionali, libere e legittime

Il recente braccio di ferro tra Putin e Obama

Gli Usa, scottati dal no di Putin a favore di un’impresa suicida in Siria da cui avrebbero tratto vantaggio solo elite islamiche fondamentaliste, invece di cercare un negoziato con i russi un dialogo in grado di assicurare una risoluzione al problema mediorientale e non solo, hanno preferito inviare attivisti gay alle olimpiadi invernali di Sochi per sottolineare l’inciviltà omofoba del governo del Cremlino. Così mentre Obama si impegnava nelle sue isteriche e confuse prese di posizione ideologiche, Putin ha avuto modo, sfruttando i moderni mezzi offerti dalla geopolitica, di rafforzare il suo potere sull’Ucraina.

Constata la debolezza e la retorica dell’Unione Europea, che per aiutare la disastrate casse di Kiev ha avuto l’ardore di proporre un prestito di qualche centinaia di milioni di euro in cambio di riforme economiche ispirate ala filosofia del Fondo Monetario Internazionale, Mosca ha stanziato 15 miliardi di dollari a favore del governo di Kiev concedendogli inoltre a prezzo agevolato gas e petrolio.

La reazione degli oligarchi filoccidentali e il golpe non denunciato contro il presidente Yanukoski : le due Ucraine.

La reazione degli oligarchi ucraini filoccidentali è stata quella di usare i loro esponenti in parlamento presenti in partiti di minoranza e le organizzazioni paramilitari filonaziste e antisemite per alimentare una serie di proteste popolari nella capitale. I tumulti non avrebbero prodotto nulla se leader come l’europea Catherine Ashton, rappresentante UE per la politica estera e sicurezza o gli americani Victoria Nuland, vice di Kerry e il leader neocon John Mc Cain non avessero espresso pieno appoggio alla sommossa. Yanukoski, su indicazione anche di Mosca, desideroso di trattare con gli Usa, nonostante gli incendi e gli atti di violenza della piazza ha adottato una linea morbida concedendo amnistie, chiamando al governo il leader dell’opposizione e impegnandosi a risolvere la crisi con le libere elezioni presidenziali che si sarebbero dovute tenere nel 2015. Il presidente ucraino tuttavia è stato rovesciato da non si sa bene quale autorità di piazza che si è arrogata il diritto di rappresentare la sovranità ucraina grazie anche all’assenso indiretto della comunità internazionale e all’esitazione di Putin. Il leader del Cremlino, travolto dagli eventi, ha esitato infatti nel dare l’opportuno segnale ai quadri dell’esercito ucraino affinché impedissero il golpe e proteggessero il presidente legittimamente eletto. Forse il leader russo ha agito in questo modo per evitare turbamenti durante le Olimpiadi invernali di Sochi con cui sperava di rafforzare la sua popolarità, ma il suo calcolo questa volta si è rilevato sbagliato. Da qui la necessità di occupare le zone ucraine filorusse e la grande tensione che stiamo vivendo. In ogni caso prima di accusare Putin di imperialismo bisognerebbe sapere che l’Ucraina è uno stato artificiale, diviso in due grandi unità: l’occidentale, cattolica e filoeuropea, e la sud orientale, estesa anche alla Crimea, ortodossa e filorussa. Se l’antropologia culturale avesse rilevanza nel determinare l’insieme dei popoli, la divisione dell’Ucraina sarebbe naturale, ma così non è, a vantaggio di rapporti di forza e del loro autoritarismo. L’Ucraina, occorre dirlo, come nazione unita esiste grazie all’”interessamento” russo e, fin quando lo sarà, è impossibile immaginarla inserita pienamente nel mondo occidentale.

L’interesse russo.

I fatti sono quindi più complessi rispetto a quelli che vorrebbero dipingere uno scontro tra il cattivo Putin e i “democratici” di Kiev. Mosca non ha fatto altro che mettere nero su bianco, anzi carro armato su carro armato, quelli che considera i suoi diritti nel caso in cui si dovesse giungere ad una separazione “non consensuale”. Non penso sia disposta a rischiare la guerra per difendere la sua egemonia su tutta la repubblica , ma potrebbe farlose l’Occidente volesse umiliarla non riconoscendole alcuna voce nel gestire la sorte dell’Ucraina o specifici diritti sulla parte sud/orientale del paese. Se infatti il governo di Kiev dovesse entrare nella Nato e nell’UE, anche la Moldavia e la Bielorussia potrebbero essere “invogliate” a farlo e le stesse minoranze islamiche ed etniche presenti in Russia si sentirebbero “incoraggiate” alla secessione, in modo da compromettere tutto l’ordine faticosamente costruito da Putin in 14 anni di potere . La Russia, pur essendo sempre stata militarista e nazionalista, ha sempre avuto una condotta politica razionale e non si è mai affidata nei suoi criteri strategici al fanatismo, tuttavia un secondo 89 non sarebbe tollerato e per evitarlo, ne siamo certi, le cospicue risorse militari e nucleari del paese sono pronte ad essere messe sul piatto della bilancia.

Il ruolo americano e dell’Unione Europea.

In ogni caso si tratta di uno scontro durissimo in cui Obama , attentissimo questa volta a non prendere impegni per poi doverli smentire, dovrà comunque abbassare la testa non potendo verosimilmente impegnarsi in un intervento armato, mentre l’Europa “ unita”, se la crisi perdurerà, si dividerà in due fronti. Uno capeggiato da Berlino e Roma ,che spaventati da una crisi energetica, a favore di una mediazione, l’altro più duro guidato soprattutto da Parigi. Hollande infatti, temendo il crescente consenso della filorussa LePen, tenterà di giocare buffamente la carta dell’intransigenza democratica per accreditarsi con gli americani e stabilire relazioni privilegiate con un eventuale nuovo governo di Kiev con cui avrebbe nulla da prendere e tutto da guadagnare.

Scenari di sviluppo della crisi.

Occorrerebbe evitare la dissoluzione dell’Ucraina, assicurando uno soluzione di compromesso, in realtà a lungo termine filorussa, oppure nel caso da scongiurare di eventuale secessione, fissare in maniera leale i nuovi confini dell’impero russo, riconoscendo a Mosca, status di grande potenza internazionale che nel concreto vorrebbe dire smettere di finanziare, sia pure indirettamente, le guerriglie secessioniste. La non risoluzione o l’esasperazione dello scontro potrebbe far accelerare l’ ascesa della Cina e la destabilizzazione dell’Europa, facile preda di una grave crisi energetica. Possibile infatti un ritorno alla guerra fredda sia pure su scala più piccola e ad un uso delle ingenti risorse russe per favorire operazioni destabilizzanti nel nostro continente a cominciare dalla Grecia ortodossa, senza escludere il rafforzamento di potenziali quarte sponde filorusse come il Front oltralpi il Front National.

 (*) Giornalista-Pubblicista, Vicecaporedattore Informazione Quotidiana

http://cristianottaviani.tumblr.com/post/78472834434/i-rischi-della-crisi-ucraina

 

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