RENZI E IL GENIO FIORENTINO.

By on 25 Novembre 2014

di Cristiano Ottaviani (*)

Stando ai sondaggi il Premier continua a piacere . Effettivamente  ha tutto per avere il consenso degli italiani. E’ provinciale, buonista, chiacchierone ed è furbo e prepotente a sufficienza per passare, in un paese incivile come il nostro, come uomo  forte e di particolari capacità. Sicuramente in tempi ordinari sarebbe stato destinato a restare al potere per almeno un ventennio, ma siamo in una situazione maledettamente seria, anzi tragica e la scena si complica anche per uno giovane, ma scafato marpione come lui.

I dati del paese sono allarmanti e anche per  l’anno prossimo, nonostante i mantra sempre più vaghi pronunciate da presunti “tecnici”,  vedremo  aggravata la crisi,  destinata a scaraventarci verso scogli sempre più  pericolosi. Per cambiare rotta occorrerebbe un capitano capace e coraggioso cosa che Renzi , a mio modestissimo avviso, non è.

Intendiamoci al giovane premier si devono riconoscere doti. Dietro l’aspetto da  squillante e logorroico TopoGigio e oltre il talento  da imbonitore di berlusconiana memoria, Renzi è uno dei più grandi tattici apparsi negli ultimi decenni nella nostra scena politica. Più accorto di Craxi e politicamente  più “corretto” di Berlusconi, l’ex sindaco fiorentino ha il grande vantaggio di essere di razza DC. Totalmente incapace e disinteressato cioè nel portare avanti progetti di lungo corso, ma abilissimo a gestire il potere e nell’arte del “tirare a campare”. Gli slogan blariani, i richiami alla terza via, le parole in inglese pronunciate male, i social e tutte le  boiate da giovane generazione, non ingannino, Renzi è  doroteo, anzi è un  Forlani in versione rock.

Il notro presidente del consiglio probabilmente non ha letto  il “ Principe” di Machiavelli, ma più probabilmente conosce il Frank Underwood di House of Cards, perlomeno nella versione televisiva, e forse  per lui nutre una certa simpatia. Come il protagonista dei romanzi di Dobbs Renzi sembra possedere cinismo spietato, un perfetto mix tra accortezza e determinazione, capacità manovriera e tempismo;  le famose doti della  “ volpe e del leone” di cui parlava anche il suo famoso concittadino di qualche secolo fa.

I classici però, rispetto  alle fiction , qualche differenza ancora la hanno.Machiavelli spiega ad esempio perché il grande politico al proprio Io preferisca lo Stato e al potere la Storia. Cretinerie per carità, anche un po’ retrò e barbose, ma che molte volte differenziano  chi con gli eventi ci banchetta più o meno a lungo e chi li incide, piegandoli al servizio dell’umanità.

Renzi fa una politica tanto populista negli annunci, quanto supina verso la troika e gli altri poteri forti, che continuano a imporci austerity in piena recessione, cioè il suicidio. La possibilità di creare un asse con il pur  “sgangherato” Hollande non è stata presa in considerazione. Il disavanzo di bilancio, che era stato proposto per detassare e fare investimenti strutturali, è stato ritirato dopo le pressioni di Barroso.Come per la vicenda dei  tagli, decisi dal governo,  sui fondi Sla su cui Renzi la scorsa estate aveva fatto uno dei suoi spot, la politica va giudicata dai fatti, non dalle parole.

Se apparentemente per il governo  la musica non cambia e si continua ad andare avanti  con i “bussolotti” degli 80 euro, i tagli della spesa pubblica su voci strategiche, tasse sempre più alte  e licenziamenti facili per favorire l’occupazione, convinti che la ripresa “ easy” sia dietro l’angolo, sedotta dall’adiposa prosopopea di palazzo Chigi; segretamente  si sa che le cose sono differenti.

Renzi pur non capendo nulla di economia e avendo ufficialmente le stesse idee del “neolaureato” Giannino, a differenza di quest’ultimo,  alle balle, anche se le racconta lui, crede fino ad un certo punto. Sa perfettamente, da autentico animale politico, che se le cose proseguono come ora,  la nostra ricchezza  continuerà  a calare fino alla catastrofe  e, cosa per lui forse più preoccupante, il suo potere entrerà in crisi.

Pensa però  che tutto possa risolversi grazie alla forza, altrui.Gli americani desiderosi di ordinare l’Europa per ridistribuire le spese militari, la Germania che vuole  rilanciare i consumi interni, la Francia che deve fare una politica di minore austerità per fronteggiare la Le Pen, sono le potenze  su cui agganciarsi al momento opportuno per dire, senza difficoltà,  “io c’ero” .

Come l’antica famiglia dei Medici all’inizio del XVI secolo, il premier  sembra  condividere  il detto  “ Francia o Spagna purché se magna”, stia attento però ogni tanto  gli eventi  si invertono e non sempre  è  Savonarola  a finire al “ rogo”.  Dalle sue parti direbbero che a  forza di voler sempre beffare i bischeri, si finisce per essere grulli, che tradotta significa a forza di sentirsi tanto furbi,  ci si riduce ad essere cretini.

A Renzi possiamo perdonare tante cose compreso i suoi mezzi, ma sui fini non facciamo sconti. Un politico pronto a tutto non ci spaventa, ma  uno che sbaglia politica non ce lo possiamo più permettere.

Non so se Sky ha lanciato una serie in proposito, ma il premier si faccia un giro nella sua bella città per convincersi che  con ben diversa nomeasono ricordati Lorenzo de Medici  e l’altrettanto  potente figlio Piero, cacciato dai sui concittadini per servilismo  verso gli stranieri e incapacità. Stia attento dunque a non veder tramutato il suo sogno di essere un secondo Magnifico e di dar vita ad un nuovo  “Rinascimento”,  in quello di essere dei “granduchi” toscani, l’indolente e alla fine malinconico Gian Gastone, l’ultimo della sua dinastia..

Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Informazione Quotidiana

http://cristianottaviani.tumblr.com/post/103484672633/renzi-e-il-genio-fiorentino

 

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