Raccolta firme per referendum contro prostituzione in strada e per riapertura case chiuse.

By on 23 Settembre 2013

prostituzioneIQ. 23/09/2013 – “Ho deciso di partecipare e di promuovere a Roma la raccolta di firme per il referendum contro la prostituzione in strada e per la riapertura della case chiuse. Domattina alle 10,30, al bar Tomeucci in viale Europa 52, illustrerò i termini dell’iniziativa. La mia scelta, non semplice per un politico, nasce dall’esigenza di dire no all’ipocrisia. E di battersi per i concetti di umanità e di ordine, cui ogni cittadino ha diritto.”

Lo scrive su Facebook Sveva Belsivo, consigliere PDL al comune di Roma con oltre 11.000 preferenze.

 Ed ancora: “La legge Merlin, nata con le migliori intenzioni, ha purtroppo aggravato il problema anziché risolverlo. La prostituzione viene praticata in strada, spesso da ragazze minorenni extracomunitarie schiavizzate dagli sfruttatori, creando gravissimi problemi di ordine pubblico e condizionando nelle ore notturne la vita di interi quartieri. La prostituzione viene inoltre praticata in casa clandestinamente, anche in questo caso senza tutele, senza controlli, senza tassazioni. Completamente in nero. Un mondo di invisibili, che l’ipocrisia generale rende ancora più invisibili.  Noi dobbiamo batterci, e dopo il referendum lo faremo anche attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare, lungo tre fronti: il primo, è l’inasprimento delle pene per chi sfrutta la prostituzione. Il secondo è la possibilità non più di tollerare, ma di regolarizzare il libero esercizio della prostituzione in casa, con possibilità di regolari controlli sanitari, il terzo è l’emersione fiscale e previdenziale delle attività.

Un Paese che ha creato gli esodati, un Paese nel quale i pensionati al minimo faticano a sopravvivere, un Paese che va giustamente a caccia di evasori, ebbene ha anche diritto a chiedere al colossale mercato della prostituzione, con un giro d’affari stimato tra i 5 e i 15 miliardi l’anno, un contributo in termini di tasse e di previdenza. C’è un enorme imponibile fiscale che non vediamo, e che non vogliamo vedere per scelta ideologica o religiosa. Lo trovo sbagliato. Delittuoso. Anacronistico. E a chi dice che non è etico che lo Stato guadagni sulla prostituzione rispondo: è forse etico che guadagni dalla vendita delle sigarette o dai giochi? Secondo me è molto più grave.

Perciò, è ora di porre rimedio. Alle prostitute diritti e doveri, come per tutti gli altri cittadini: è una battaglia di equità, di civiltà, realismo, di modernità, di laicità. Ma è soprattutto una battaglia di dignità, certamente maggiore dignità di un presente che vede decine di migliaia di donne sfruttate al buio lungo le strade. “

 

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