Quando muore un’impresa. Lavorare in proprio al tempo della crisi

By on 19 Maggio 2013

di Marisa Nicolini (*)

IQ. 19/05/2013 – Libertà e dignità sgorgano da un’unica fonte: quella del Lavoro. E se la falda dà segno di prosciugarsi, a valle iniziano i problemi.

Sì, perché con poco Lavoro non solo si devono ridurre i beni di consumo o la lunghezza delle ferie, bensì si sentono vacillare i pilastri del Sé, dell’autostima, della fiducia nel futuro, del sentimento di orgoglio verso i familiari che da quel Lavoro dipendono, del coraggio di intraprendere in ogni senso della vita individuale e sociale.

In questi ultimi anni stanno chiudendo migliaia e migliaia di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, il che significa che decine di migliaia di persone si ritrovano più o meno improvvisamente senza Lavoro = senza Identità, senza Dignità. E molti non ce la fanno.

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Le distorsioni nell’integrità personale, giù giù fino alla perdita di un assetto identitario coeso, sono indici di disagio psicologico e relazionale profondo e portatrici di psicopatologia: non riconoscersi più, non poter più agire come si sentirebbe di (dover) fare, non sapere a quali risorse (interne ed esterne) aggrapparsi, non riuscire a guardare in faccia i familiari e i dipendenti… possiamo solo lontanamente immaginare in che baratro di solitudine e sofferenza si sprofonda quando non si può più percorrere la retta via e la coscienza impedisce di imboccare vie traverse…

Disturbi dell’alimentazione, disordini del sonno, irascibilità ma anche chiusura in se stessi, mutismo, sentimenti di vergogna e colpa, anticamera della flessione del tono dell’umore. Depressione. Suicidio. Ecco, sì, suicidio: per chi si vede crollare tutto intorno, per chi dentro non ha più strategie per fronteggiare la crisi. Magari dopo una vita dedicata a creare e mantenere una posizione solida e trasparente per sé, per i propri congiunti, per i propri dipendenti. Con l’orgoglio di chi “non viene cercato dalle Banche”, con i libri contabili in ordine e la coscienza immacolata.

Sono proprio questi profili di personalità quelli maggiormente a rischio in presenza di una crisi prolungata. Persone degne e oneste, in periodi storici in cui dignità e onestà diventano limiti: limiti all’inciucio, all’arrangiarsi, allo stile ‘Mors tua Vita mea’.

Quasi quotidianamente leggiamo di imprenditori che non la facevano a pagare i debiti e si sono tolti la vita.

Dalle statistiche apprendiamo che particolarmente inquietante risulta essere il fenomeno dei suicidi negli imprenditori delle piccole e medie industrie, lasciati senza alcun sostegno da uno Stato che vuole subito (le tasse vanno pagate alla scadenza, i contributi vanno versati nei termini, ci mancherebbe) e dà tardi, a volte troppo tardi. A volte mai.

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Fortunatamente ci sono, però, anche storie di Capitani (d’industria) Coraggiosi, che non lasciano la nave quando questa inizia a imbarcare acqua. Anzi! E’ il caso della Titolare di una Industria Metalmeccanica in provincia di Viterbo. Sì, si tratta di una donna, con capacità imprenditoriali ma anche sensibile e affezionata ai suoi dipendenti, attenta al loro benessere non solo economico.

La Sig.ra Mara Purchiaroni, Amministratore della SO.CO.FER. SRL di Gallese ha recentemente condotto con successo una manifestazione pubblica e pacifica per ottenere da un’azienda committente quanto necessario per portare avanti l’impresa e dare lo stipendio ai suoi dipendenti (http://www.paesesera.it/Cronaca/Atac-Ci-deve-700mila-euro-protesta-lavoratori-della-ditta-fornitrice).

In questa Sua veste di imprenditrice attenta a conservare un sano posto di lavoro anche ai Suoi collaboratori desidero rivolgerLe alcune domande, Signora, e La ringrazio fin d’ora della disponibilità.

Vorrei, innanzitutto, che descrivesse per i nostri lettori quali sono le principali difficoltà a tenere aperta una piccola/media impresa ai giorni nostri. Difficoltà e ansie, a fronte di adeguati guadagni, sono sempre state connesse con il concetto di impresa, ma come sono oggi cambiati i rapporti costi/benefici?

Avere un’attività privata oggi, che sia impresa o attività commerciale, è un grosso impegno per le difficoltà dovute alla crisi economica, ormai non più solo italiana ma di portata molto più ampia. La nostra azienda lavora nel settore dell’armamento ferroviario, l’incertezza politica ha fatto si che in Italia non ci sono investimenti nelle infrastrutture e in quelle esistenti si fa poca manutenzione. Di conseguenza il lavoro è molto diminuito, guadagni e risultati positivi sono sempre più un miraggio. Si fatica a rimanere operativi e ci si accontenta di guadagnare per poter affrontare i costi fissi. L’imprenditore di oggi deve avere dei fini e dei valori diversi dal proprio interesse personale, cercando di avere ancora fiducia nel suo lavoro e trasmetterla anche ai suoi lavoratori.

Quali sono le preoccupazioni che attanagliano un imprenditore quando si rende conto che nell’immediato futuro forse non ce la farà a rispettare i suoi doveri verso i dipendenti?

Tutti gli imprenditori hanno paura di non riuscire a pagare i conti di fine mese, primi fra tutti gli stipendi ai propri dipendenti. Preoccuparsi è inutile, si cerca di restringere le spese che possono essere rinviate, reperire commesse con margini più bassi…. In poche parole si cerca di resistere.

In questi casi, quali sono i ‘paracadute’ sociali previsti per evitare la chiusura delle ditte?

Si può far conto sulla cassa integrazione ordinaria, che è uno strumento valido per superare delle crisi momentanee.

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E quando questi ammortizzatori sociali non sono sufficienti, quali baratri emotivi si aprono nei lavoratori magari ultraquarantenni a rischio licenziamento?La crisi di un’azienda rischia di essere la crisi anche delle famiglie che da quella ditta dipendono per vivere. Quali sono i più frequenti sentimenti che percepisce nei vissuti e nei racconti dei Suoi collaboratori o degli altri lavoratori con cui entra in contatto?

In una cultura come la nostra dove, fino a ieri il lavoro era fisso e unico per tutta la vita, il lavoratore di oggi si trova nella condizione di dover rivedere tutte le sue certezze. Per evitare il baratro della paura di rimanere disoccupato bisogna avere il coraggio di reinventare la propria vita, cambiando se necessario il posto di lavoro e anche la professione. La famiglia può aiutare molto il lavoratore che spesso ha paura di deludere i propri cari e si sente in colpa, come se perdere il lavoro sia un fatto di cui vergognarsi, un fallimento personale. Questo è sicuramente un modo sbagliato di affrontare il problema. Con i miei dipendenti cerco di essere positiva, ci sono stati altri periodi difficili, insieme li abbiamo superati.

Lei personalmente come partecipa e fa fronte alle ansie dei Suoi dipendenti? Quali possono essere le strategie umane (oltre che economicamente valide) per affrontare lo stress della crisi attuale?

Non ci sono strategie certe, il singolo imprenditore in questo momento è molto solo e sente molte promesse dai politici in campagna elettorale, ma all’atto pratico vede soltanto nuove pressioni fiscali. Inoltre spesso viene visto come un evasore e perseguitato.

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Terminiamo con una nota positiva. Cosa vuole dire ai giovani che si affacciano, purtroppo non senza difficoltà, al mondo del Lavoro?

Ai giovani posso dire che oggi le aziende non possono più garantire la certezza del posto di lavoro, ma possono impegnarsi a formarli professionalmente in modo da assicurare loro l’impiegabilità, cioè un livello di competenze e flessibilità che permetta loro di trovare, se necessario, un nuovo lavoro. Inoltre i giovani devono avere fiducia in se stessi e negli altri, devono cercare di essere autonomi e costruirsi un progetto di vita. Capire cosa vogliono veramente e lottare per raggiungere i propri obiettivi senza aver paura delle delusioni che purtroppo fanno parte della nostra esistenza. Un altro consiglio: cercare di imparare le lingue e fare, se possibile, delle esperienze all’estero, ma poi tornare!!!!!

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Grazie ancora e buon Lavoro a tutti!

 

Dott.ssa Marisa Nicolini

 

(*) La Dott.ssa Marisa Nicolini è psicologa e psicoterapeuta, abilitata all’insegnamento della Psicologia Sociale e Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Viterbo.

 

Collabora, tra l’altro, con la Casa di Cura “Villa Rosa” di Viterbo e con la “Clinica Parioli” di Roma e riceve presso lo Studio di Psicologia Clinica e Giuridica in Via A. Polidori, 5 – Viterbo, cell. 3288727581, e-mail m_nicolini@virgilio.it

 

Collabora con le Associazioni AIAF (Avvocati di Famiglia e Minori) e Donne per la Sicurezza onlus.

 

Potete conoscere meglio le sue attività ai seguenti link:

 

www.marisanicolinipsicologaviterbo.freshcreator.com

 

Inoltre potete seguire le sue attività consultando la pagina Facebook http://www.facebook.com/pages/Studio-di-Psicologia-Clinica-e-Giuridica-Drssa-Marisa-Nicolini/177076385739068?ref=ts&fref=ts

 

 

 

 

 

 

 

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