PSICOLOGIA DELLA GRAVIDANZA

By on 24 maggio 2015

L’Angolo della Psicologa della Dott.ssa Marisa Nicolini

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PSICOLOGIA DELLA GRAVIDANZA

 

“La cosa più importante che aveva imparato nel corso degli anni era che non c’è modo di essere una madre perfetta ed un milione di modi di essere una buona madre.”

JILL CHURCHILL 

Innanzitutto vorrei ricordare le evidenze riportate da un importante articolo scientifico pubblicato nel 2011: “Il feto riesce a percepire lo stato psicologico della mamma”. 

Grazie a segnali chimici mediati dalla placenta, il bambino che si sviluppa nel ventre materno è in grado di percepire chiari segnali sullo stato mentale della mamma.

Se già era noto che il feto può percepire i suoni come, ad esempio, il battito del cuore della mamma, le vibrazioni della musica che lei ascolta, ecc., un studio pubblicato su Psychological Science – una rivista della Association for Psychological Science – ha evidenziato che lo stato mentale della mamma può essere percepito e, in qualche modo, “metabolizzato”, tanto che questo può influire sullo stato di salute futuro del nascituro.
Negli ultimi decenni gli scienziati hanno dimostrato che l’ambiente fetale è molto importante per il bambino.

Si postula che tutto quanto accade nella vita della mamma possa influire sullo sviluppo del feto: si è sempre saputo che lo stile di vita, come il fumare o il bere, può avere effetti molto gravi sul feto e sul nascituro, ma in questo nuovo studio, i ricercatori Curt A. Sandman, Elysia P. Davis, e Laura M. Glynn della Università della California-Irvine hanno valutato precisamente come lo stato psicologico della madre possa influire sul feto in via di sviluppo.

Ecco perché è importante che la donna incinta possa essere consapevole delle proprie emozioni, per poterle comprendere e gestire a tutto vantaggio di una adeguata serenità propria e del feto.

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Emozioni ambivalenti

In gravidanza è normale un certo grado di difformità nelle emozioni provate: dalla gioia della notizia alle ansie circa la salute del nascituro, ma anche dalle paure iniziali alla felicità cui ci si può abbandonare quando si scopre che, nonostante tutto, le cose procedono bene! E poi di nuovo ansia pensando al parto, gioia per averlo sentito muovere… e così via. Perché quest’altalena?

Se da un punto di vista fisico queste escursioni si legano principalmente ai cambiamenti ormonali che il corpo della donna vive (es. aumento di steroidi e progesterone, comparsa della gonadotropina corionica), quali spiegazioni hanno dal punto di vista psicologico?

Il primo trimestre per sua natura è caratterizzato dall’ambivalenza emotiva: in alcuni momenti la donna in gravidanza è felice e l’accetta di buon grado, ma un momento dopo si ritrova a piangere e ad avere paura.

Questi stati d’animo non devono spaventare perché segnalano il grande lavoro che la mente sta facendo per adattarsi alla nuova realtà. Durante tutti i nove mesi, infatti, c’è una vera e propria ristrutturazione di sé: è la cosiddetta “crisi maturativa normativa” .

Così come l’utero si accresce per fare spazio all’embrione e al feto, anche la mente deve ampliarsi per formare il “Sé materno” e creare uno spazio mentale per il bambino e per la relazione con lui.

Inoltre, in gravidanza la donna sperimenta una sorta di “regressione” alle sue stesse fasi infantili, esperienza che può essere a tratti spiacevole e dolorosa in quanto possono riemergere conflitti e situazioni emotive del passato.

Per tali motivi c’è bisogno di assicurare alla donna ascolto e comprensione. Se i messaggi che il suo corpo invia vengono accolti e interpretati in modo corretto dal partner (o da chi le sta accanto), ciò può costituire un’importante occasione di crescita per la coppia e la famiglia.

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3 x 3 = 9 mesi

Vediamo un po’ più da vicino quali sono le fasi psicologiche che la donna esperisce nei diversi periodi della gravidanza.

Il primo trimestre è un momento di ‘sovvertimento’ dell’equilibrio psico-fisico della donna e comporta l’ improvvisa necessità di assestamento su nuovi equilibri. Da un lato i veloci mutamenti ormonali e fisiologici che interessano il corpo femminile (anche se spesso non ancora visibili) possono creare alla donna alcune difficoltà (come, ad esempio, stanchezza, nausea, sbalzi d’umore), dall’altro la delicatezza di questa prima fase della gravidanza non consente pienamente alla donna di gioire dell’evento che le sta capitando.

In questo periodo è abbastanza frequente assistere ad interruzioni spontanee e precoci della gravidanza: l’ansia che si possa verificare questa eventualità, accompagnata alla mancanza di segnali dal corpo che possano far sentire la vitalità del bambino, sono elementi che accomunano la maggior parte delle donne in questa fase.
Vi sono poi le preoccupazioni legate allo stato di salute del proprio bambino. Stati d’animo molto comuni sono la preoccupazione che il bambino cresca nel modo adeguato, non abbia malattie genetiche, malformazioni o altre patologie. Da questo punto di vista, farsi costantemente seguire dal personale medico o ostetrico è un modo per trovare risposte a dubbi e paure che sono del tutto legittimi e comprensibili.

Il secondo trimestre è un periodo sostanzialmente diverso. Da un lato è possibile rasserenarsi maggiormente circa l’eventualità di un aborto spontaneo (evento molto meno frequente in questa fase) e, dunque, permettersi di “mentalizzare” veramente l’idea che si sta per diventare madre. Dall’altro lato, anche lo stato fisico della donna ritrova un rinnovato benessere e nuove energie, che rendono questi mesi della gravidanza forse i migliori sia dal punto di vista fisico che psicologico.
Anche per quanto riguarda la sessualità, la coppia potrebbe trovare una nuova sintonia. Nelle prime fasi il timore di poter nuocere all’embrione in un momento altamente delicato trattiene molte coppie dall’avere una vita sessuale soddisfacente. Invece, come detto, il secondo trimestre sembrerebbe essere il momento più adeguato per ritrovare una maggiore intimità.
Ma il fenomeno più straordinario che si presenta alla donna in questa fase è senz’altro la percezione dei movimenti fetali dentro il proprio corpo, movimenti che rendono finalmente “vivo e reale” il bambino. Questa costante comunicazione intrauterina tra la madre e il bambino, fatta di scambi e di percezioni reciproche, è una pietra miliare del rapporto psicologico tra i due e lo diventa anche tra il bambino e il padre nel momento in cui i movimenti iniziano ad essere percepibili anche dall’esterno. Da questi primi sussulti e colpetti si gettano le basi per la formazione di quell’inscindibile legame affettivo d’attaccamento primario che unisce un figlio ai propri genitori.

Il terzo trimestre della gravidanza riporta la donna e il suo partner verso momenti e sentimenti altalenanti. Si approssima il tempo del parto e così anche l’idea di poter finalmente conoscere davvero il proprio figlio. Durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito dentro di sé un “bambino immaginario”, frutto delle fantasie maturate nel corso dei mesi. Con la nascita del bambino, i genitori incontreranno invece il loro “bambino reale”, che nella maggior parte dei casi sarà diverso da quello che avevano immaginato o sperato. Questa fase può creare alcuni sconvolgimenti, che necessitano di un tempo di elaborazione psicologica proporzionale allo scostamento rispetto a quello che ci si era aspettati (si pensi alla speranza di avere un figlio sano e veder nascere un bambino con alcune difficoltà o patologie).

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L’ultima parte della gravidanza si confronta poi direttamente con il tema del parto. Il corpo della donna diventa sempre più “ingombrante”, la fatica fisica si fa sentire e nella mente della donna diventa sempre più pressante il pensiero del travaglio e del parto. Mentre molte donne vivono questa attesa con naturalezza e come parte fisiologicamente integrante del processo di maternità, altre donne soffrono di una vera e propria ansia all’idea di provare dolore, perdere il controllo del proprio corpo, essere ospedalizzate o, ancora, provano paura all’idea che il proprio corpo possa essere trasformato o lacerato in modo irreversibile. In questo caso i corsi di preparazione al parto sono fondamentali sia per dare nozioni pratiche utili a sedare il senso di angoscia o preoccupazione, sia per avvicinarsi psicologicamente per tempo e preparate a questo evento.
Nel corso di tutte queste alterne fasi psicologiche della donna incinta, è importantissimo il ruolo del partner durante l’intero percorso. Poter contare su un compagno sensibile, empatico ed accogliente è, infatti, uno degli aspetti salienti che fa sentire la donna sicura e forte nell’attraversare le “discese ardite e le risalite” della gravidanza.

Quando, infine, il figlio o la figlia vedrà la luce, sempre più spesso in presenza anche del papà, la diade madre-padre dovrà ricominciare tutto da capo, per passare in modo equilibrato attraverso tutta un’ulteriore fase di cambiamenti al fine di integrare nella propria relazione il bambino e diventare una triade.

E’ nata una famiglia!

Dott.ssa Marisa Nicolini

La Dott.ssa Marisa Nicolini è psicologa e psicoterapeuta, abilitata all’insegnamento della Psicologia Sociale e Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Viterbo.

Collabora, tra l’altro, con la Casa di Cura “Villa Rosa” di Viterbo e con la “Clinica Parioli” di Roma e riceve presso lo Studio di Psicologia Clinica e Giuridica in Via A. Polidori, 5 – Viterbo, cell. 3288727581, e-mail m_nicolini@virgilio.it

Collabora con le Associazioni AIAF (Avvocati di Famiglia e Minori), Donne per la Sicurezza onlus ed è membro del Comitato Scientifico del Centro studi Criminologi, Giuridici e Sociologici di Viterbo.

Potete conoscere meglio le sue attività al seguente link:

www.marisanicolinipsicologaviterbo.freshcreator.com

Inoltre potete seguire le sue attività consultando la pagina Facebook http://www.facebook.com/pages/Studio-di-Psicologia-Clinica-e-Giuridica-Drssa-Marisa-Nicolini/177076385739068?ref=ts&fref=ts

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