Primo Maggio, diritti dei lavoratori e problematiche senza fine

By on 1 Maggio 2019

Primo Maggio: crear lavoro è un dovere costituzionale, un atto di coraggio per uomini e donne, protagonisti della nostra storia
La festa del lavoro si celebra come ogni anno il 1 Maggio. Facile a dirsi a chi, quantomeno un lavoro ce l’ha. Ma non c’è molto da festeggiare in un Paese e soprattutto al sud, dove il tasso di disoccupazione è al 10.2 % rispetto al 6.4 % della media Ue a 28, e dove a risultare perlopiù inoccupati sono i giovani, seguiti da over 50, donne e giovanissimi ( range oscillante).
“Non c’è qualità del lavoro se al centro non si mette la persona-sostiene il Segretario generale Cisl-ed inoltre aggiunge che la prevenzione e la messa in sicurezza sul posto di lavoro è alla base di ogni rapporto contrattuale“, fintanto la contrattazione riguarda la disciplina del diritto del lavoro, senza la quale non si può parlare di “lavoro”, “diritti”, “giovani e giustizia sociale, quel concetto tanto centrale nella politica di Sandro Pertini, che guardava già al cambiamento, alla distribuzione delle risorse e all’equità di trattamento negli ambiti professionali.
Il sindacato tutela i lavoratori? Secondo alcune statistiche e anche sondaggi, molti lavoratori (precari, assunti con contratti a progetto) non sono nemmeno iscritti ad un sindacato, quell’organo che dovrebbe mediare tra la collettività dei lavoratori e dei datori di lavoro; di fatto, al sud in modo preponderante, le persone non si sentono rappresentate dagli esponenti sindacali, spesso non detentori di una certa sovranità.
Ciò non toglie che esistano tante realtà sindacali propense ad accogliere le richieste della popolazione, seppure con i ritardi di espletamento legati a questioni burocratiche, di cui anche l’Ispettorato del Lavoro non risponde in prima persona.
Al sud , al momento, l’unico approdo sicuro sembra essere il call center, fucina di contratti veloci, a progetto, non sempre in linea con le aspettative dei lavoratori che, a causa dello stato di bisogno in cui versano, si sentono minacciati da un mercato del lavoro aggressivo, non idoneo e fallimentare, in alcuni casi costretti ad accettare proposte di lavoro non dignitose.
E’ opportuno, in questa sede, richiamare l’articolo 1 della Costituzione, che contempla in modo solenne l’importanza del lavoro, intorno ad una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma la cosa triste è che i giovani del sud non percepiscono la valenza di questo principio fondamentale, anche per via di una mancata informazione sulle spettanze, sull’applicazione delle norme e sulla capacità critica di esigere retribuzioni in caso di qualsiasi prestazione lavorativa, qualunque essa sia, ed oltre a questo elemento emerge una situazione di forte disagio economico, che porta ad uno sfruttamento totale sul posto di lavoro.
Navigator, reddito di cittadinanza e salario minimo sono le parole chiave dell’attuale legislatura, in forte assonanza con la promozione, la ricerca e la realizzazione di misure certe, inerenti le politiche attive del lavoro, mediamente accolte da una larga porzione di popolazione, volenterosa di seguire gli andamenti del mercato del lavoro, in modo da comprendere le procedure selettive, criticare i difetti ed eventualmente intervenire.
Ma cosa c’è da festeggiare? Oggi e sempre, secondo alcune testimonianze di giovani, si deve o meglio dovrebbe garantire la libertà a tutti di poter scegliere come e quando lavorare, far fronte alle varie problematiche dei lavoratori precari, quelli senza alcuna tutela oppure di quelli invisibili (non notati da tutti ma costretti a lavorare per portare qualche centesimo a casa), indicare i criteri e i requisiti di impiego del personale.
Per le qualifiche dei profili dovrebbero esserci le liste di collocamento, assicurando altresì che le chiamate possano arrivare, a favore di tutti quelli che ancora stanno cercando un impiego, come sopra citato anche i servizi per i cittadini con i relativi compiti si dovrebbero attivare sempre di più, solo così si può raggiungere il benessere sociale, accompagnato dalle pari opportunità.

Matteo Spagnuolo

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