Prevedere negli edifici postazioni sanitarie di emergenza

By on 6 Aprile 2020

di Clerici (Assoedilizia)

Il timore di un virus repentino, sconosciuto ed oscuro, che possa rubare le nostre vite e mettere in ginocchio il mondo intero, se non insidiare addirittura la sopravvivenza dell’intera umanità (probabilmente con un tasso di letalità superiore a quello dell’attuale) come profetizzava lo scienziato Umberto Veronesi, attanaglierà probabilmente l’uomo del futuro, quando sara’ uscito dalla pandemia del coronavirus.

Già ora il contagio subdolo da persona asintomatica e la lunga incubazione (uniti ad una sostanziale incertezza sulle modalità e le fonti del contagio) hanno sconvolto ogni sicurezza e tutti i rapporti umani. La natura ignota del nuovo “virus oscuro” che insidia la nostra vita in rapporto all’assetto genetico del malato ci ha riportati al tempo del Settala e della peste a Milano. Mentre la paura di non poter essere curati e assistiti (per l’inadeguatezza delle strutture sanitarie disponibili) ha gettato gli uomini nell’angoscia.

Il rischio del “contagio in agguato” dunque condizionerà pesantemente i futuri rapporti umani. E ci metterà di fronte all’esigenza di ripensare tutti i precedenti schemi di vita e le secolari convenzioni.

Non solo dovremo auspicare che in parte il mondo delle forze armate si possa trasformare gradatamente da eserciti di militari, in eserciti di medici e di operatori sanitari. Perché il virus sconosciuto sara’ il maggior nemico da temere, per l’uomo del futuro.

Ma ci saranno anche dei riflessi nel modo di progettare le città e le nuove case. Poiché non basterà che queste siano “virtuose” dal punto di vista ecologico e ambientale o della sicurezza; lo dovranno essere, a maggior ragione, sotto il profilo della salute individuale e della sanità pubblica.

Quindi, oltre ai posti auto, agli spazi a verde e leisure, alle attrezzature antincendio o energetiche, alle centraline per la mobilità elettrica, e via dicendo, grattacieli, condomìni e grandi insediamenti abitativi potranno dotarsi, utilizzando per esempio le sale delle riunioni già oggi progettate in tali strutture, di allacciamenti ( magari da celare all’interno dei muri, ma pronti all’uso ) per postazioni sanitarie di emergenza.

Si dovrebbe trattare di una realizzazione edilizia facoltativa, una sorta di standard urbanistico, la cui cubatura non rientri nei calcoli volumetrici degli edifici. Se tali strutture non dovranno servire, un po’ come è avvenuto per i rifugi antiatomici, non avremo che da rallegrarcene.

Il Presidente Assoedilizia Clerici

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