Perdita del lavoro. Follia e disperazione

By on 7 Marzo 2013

art-1-costituzione IQ 07/03/2013 di Stefania Paradiso

Due donne sono morte e questa volta non si tratta di femminicidio anche se la mano che ha premuto il grilletto è maschile, ma della perdita di un lavoro. Le vittime sono Margherita Peccati e Daniela Crispolti e sono state uccise sul posto di lavoro per la disperazione o per la pazzia di  Andrea Zampi. L’uomo è entrato negli uffici della Regione a Perugia e ha ucciso a colpi d’arma le due impiegate, una precaria e una vicina al pensionamento,  e poi si è tolto la vita.

L’imprenditore, con problemi  psichici, lavorava con i genitori in una piccola impresa di formazione cui la Regione da poco aveva revocato l’accreditamento per mancanza dei requisiti previsti dalla legge. L’accreditamento all’azienda era stato revocato nel 2009 e 2010 per irregolarità nella documentazione. Era stata di nuovo accreditata alla fine del 2011 e ora erano in corso le verifiche per il mantenimento dello stato. Il sindaco di Perugia ha parlato di ”strage nata da clima sociale insostenibile”. Un testimone ha raccontato  di aver sentito delle urla e l’uomo che diceva “Mi avete rovinato”. Il fatto che l’uomo abbia lasciato biglietti e testamento fa pensare ad un’azione premeditata. E sempre la disperazione legata al lavoro ha portato alla morte un uomo di 60 anni a Sesto Fiorentino. Licenziato dall’impresa di costruzioni dove lavorava l’uomo si è tolto la vita dandosi fuoco in un bosco nella zona di Monte Morello. Prima di darsi fuoco avrebbe fatto alcune telefonate a parenti e amici e inviato alcuni messaggi chiedendo scusa per il gesto e spiegando la sua situazione finanziaria. La perdita del lavoro è la causa scatenante di questi due gesti folli. Uccidere e uccidersi non è una soluzione, ma le reazioni delle persone sono imprevedibili. Perdere il lavoro significa perdere stabilità, economica e sociale, dignità, status e ruolo. Ferisce, destabilizza e costringe a pensare ad un modo nuovo e diverso di vivere, o sopravvivere. E spesso le soluzioni estreme sembrano essere le uniche strade percorribili. Dolore, morte, sangue. Il lavoro dovrebbe essere impegno, capacità e mezzo di sostentamento. Negli ultimi anni, invece, il lavoro copre gli eventi di cronaca solo per raccontare suicidi e uccisioni. Quello che è un diritto sancito dall’art.1 della nostra Costituzione sembra essere diventato solo terreno di scontro e un bollettino di guerra.

 

 

 

 

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