Papa Francesco, un anno dopo

By on 13 Marzo 2014

di Cristiano Ottaviani (*)

 

“E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”

 

( Matteo 16, 18-19)

“ Il trono regale di Gesù Cristo è il legno della Croce”

( Papa Francesco)

Dedico questo scritto a mio figlio Leonardo, Francesco, il cui secondo nome mesi fa fu scelto per il Santo d’Assisi e il Regnante Pontefice . Che il mio umile amore e le mie preghiere possano carezzarlo tra i suoi giochi in Cielo.

E’ passato un anno da quando Papa Francesco è diventato pontefice. In questi 365 giorni non sono mancate le critiche, sia pure in una crescente ondata di popolarità. Molti “tradizionalisti”, ad esempio, hanno accusato il romano Pontefice, in maniera più o meno diretta, di desacralizzare la Chiesa attraverso l’eccessiva semplicità del suo modo di fare e una certa insofferenza verso l’etichetta ecclesiale. Altri lo hanno descritto come tiepido sui valori non negoziabili e troppo dialogante con il mondo relativista. Non tutti sono convinti che la sua Chiesa “ospedale da campo” sia l’immagine adatta per la “Sposa maestosa di Cristo Re”. I più “smaliziati” lo dipingono come un intelligente uomo di marketing, un astuto gesuita che, dietro il nome del “poverello di Assisi” e con l’accorto uso di frasi buoniste e spesso travisabili, sa suscitare simpatia, non sfidando mai però, in maniera chiara e diretta, i mali dei tempi. Un anno è poco per “giudicare” un Papa o più semplicemente per provare a capirlo, ma qualche riflessione anche io, “popolano” di Dio, voglio tentarla.

Il dono delle lingue

Papa Benedetto XVI è stato una grande figura della storia della Chiesa. Se il suo scopo era di essere “un umile contadino nella vigna del Signore” il suo raccolto è stato enorme e aspetta ancora di essere colto per intero nella sua ricca abbondanza. Giudicare in maniera categorica con gli occhi del contemporaneo una fase così recente della Chiesa non solo è irrispettoso, ma storicamente poco saggio. Quando però nel febbraio del 2013 Papa Benedetto in maniera inusuale abdicò, anche le persone più misurate ebbero qualcosa in più che semplici perplessità. Si temeva infatti che, finito il grande pontificato di Giovanni Paolo II, la parabola del “Papa emerito” fosse drammaticamente significativa e triste. Molti cominciarono ad avere il sospetto che la Chiesa stesse divenendo sempre più “muta al mondo”. Chi ha fede però sa che dalla Pentecoste, quando lo Spirito Santo diede il dono delle lingue agli apostoli per evangelizzare il mondo, la Casa di Dio è sempre riuscita a svolgere la “buona battaglia” rinnovando la sua “voce”.

Così è stato anche lo scorso 13 maggio quando, dalla loggia centrale di Piazza San Pietro, tra lo stupore della folla e degli esperti, si è presentato il nuovo Papa, a cui tutti, anche i più accaniti nemici, riconoscono le doti carismatiche del grande comunicatore.

Un Pontefice che converte

A quelli che accusano Papa Francesco di “superficialità spirituale”, che “tanto piace e poco converte”, rispondono i numeri. Il sociologo delle religioni Massimo Introvigne ha condotto una ricerca sui risultati della nuova pastorale papale mostrando, dati alla mano, come i suoi semplici gesti e le sue parole, incentrate sul Cuore generoso e caritatevole di Gesù, stiano facendo avvicinare alla messa e ai sacramenti sempre più persone. Introvigne spiega anche come in questa strategia di evangelizzazione il Papa sia il megafono, mentre a parroci, comunità, diocesi e movimenti è demandato il compito di coltivare con amore e cura le sempre più copiose anime che si affidano. Non si è verificato il temuto effetto “luna di miele”, ma al contrario in questi dodici mesi il matrimonio tra Francesco e il mondo è stato prolifico e felice.

Un Papa relativista?

E’ falso dire che il Pontefice non ha parlato di aborto, famiglia, vita, esprimendo tra l’altro su questi temi posizioni perfettamente in linea con quelle che la Chiesa ha sempre avuto, ma è vero che dal punto di vista mediatico questi argomenti non hanno raccolto particolare rilevanza, anzi in alcuni casi sono stati volutamente travisati. La sensazione è che il mondo “mondano” preferisca “difendersi” per ora da questo Papa, popolare e empatico, “abbracciandolo”. Per questo motivo ritengo che alcuni aspetti della sua persona, come la sua semplice bonomia o la povertà evangelica e generosa, siano accentuate dai media, quasi a voler ridurre il suo stile all’intera sostanza del suo messaggio. Questa mistificazione tuttavia non durerà. Il Santo Padre infatti più volte ha ribadito come Cristo vissuto, morto e risorto di cui si fa, secondo la sua sensibilità, portatore persino nei suoi gesti più piccoli, non vuole essere simbolo tra i simboli di un mondo ridotto a ombre, ma Pietra e Luce di Verità,così come ben ci spiega la sua prima enciclica la “Lumen Fidei”.

Da Defensor fidei alla “Chiesa delle Porte Aperte”. Il mistero Francesco

Sappiamo che il Papa da Primate d’Argentina e arcivescovo di Buenos Aires fu pio nel suo servizio verso i poveri e gli umili, quanto intransigente nella difesa dei valori non negoziabili, come la Presidente del suo Paese può ben testimoniare. Molti si chiedono come mai il defensor fidei che tuonò contro le leggi laiciste, oggi su questi temi si mostri meno enfatico e non esiti a dialogare con intellettuali relativisti.

Il cardinale Bergoglio è sempre stato un coraggioso e nella sua terra in contesti storici drammatici ha sempre spiccato come “vaso di ferro in compagnia di tanti vasi di terra cotta”, forse da Papa è cambiato? Effettivamente quando si sale al Sacro Soglio si cessa di essere quel che si era e si comincia una vita nuova; ma Papa Francesco non ha per nulla perso vigore anzi, sorretto dallo Spirito, il suo impegno si è fatto ancora più forte.

Il suo magistero non cancella il peccato sostituendolo con la carità, come erroneamente ha detto qualcuno, ma sottolinea l’importanza della confessione e ci parla con chiarezza del demonio. Il suo disegno è ambizioso ma richiede tempo.

Un gesuita, devoto a Maria e alla Gloria di Dio

Mi pare particolarmente significativo che il Papa, sin dall’inizio del suo pontificato, abbia chiesto a Maria, l’Umiltà. Non per paura né per compiacenza, ma per misticità Francesco serve la gloria di Dio con la forza delicata e compassionevole con cui un confessore si avvicina ad un peccatore, che ancora non sa chiedere scusa a Dio, convinto che lo Spirito Santo spesso possa fare il resto.

I gesuiti sono sempre stati grandi missionari proprio perché capaci di relazionarsi e guidare le coscienze con la loro capacità di discernimento e dialogo. La forza di quest’ordine però sta nel fatto che il fondatore, Sant’Ignazio di Loyola, sin dalle origini ha accompagnato queste virtù, che si prestano ad indispensabile ma pericoloso contatto con la realtà mondana, ad una spiritualità e disciplina ascetica e frugale, capace di forgiarne il temperamento fino a farne una milizia scelta.

Papa Francesco infatti, è si il fautore delle porte aperte, il costruttore di “ponti” capaci di riavvicinare Gesù ad un mondo per molti versi impazzito, ma è anche, come già in parte si è ben visto, l’intransigente e risoluto generale di una Chiesa pronta ancora una volta a riorganizzarsi per essere più spedita, snella, “povera” quindi più incisiva e forte.

La Critica dei tradizionalisti. L’autorità Petrina

Ho stima per i cattolici cosiddetti “tradizionalisti”, considerandoli, in alcuni casi, voci intelligenti che con le loro osservazioni possono contribuire al bene della cattolicità. Questa ammirazione tuttavia finisce, perlomeno dal punto di vista “spirituale”, quando i rilievi oltrepassano i limiti del buon senso e l’equilibrio. E’ proprio la Tradizione del resto ad insegnarci che bisogna stare con il Papa, sempre. Dante nel canto V del Paradiso scrive: “Avete il novo e ‘l vecchio Testamento, e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento.” Il romano Pontefice può anche errare, la stessa dottrina cattolica lo ammette riconoscendogli l’infallibilità solo in particolari e rarissime circostanze, ma mai è lecito mancargli di rispetto. Se si fa parte del popolo di Dio si è fedeli prima che intellettuali e si vive di comunione, non di dissenso.

Parlare di un Papa poco ieratico, fautore di un rito troppo povero e involuto, significa avere della forma, che è anche sostanza, un’idea che non tiene conto della sua natura in parte umana, data dalla storia e dalla cultura, quindi parzialmente mutevole. Su quanto sia lecito cambiare questa forma, tenendo conto della Tradizione che pur conta e dello Spirito che l’impernia, la scelta sta al Papa e alla sua Chiesa “docente” che conserva la Chiave che lega Cielo e Terra dai tempi di Pietro.

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“Dalla fine del Mondo”

Non mi piace chi delinea i programmi dei pontefici come se fossero presidenti del consiglio o casalinghe a cui consegnare la liste della spesa, ma sono convinto anche io che questo Papa continuerà a stupirci. E’ attento alla devozione popolare ma anche, come San Francesco, affascinato dalla bellezza del cose semplici. Ama lo spirito evangelicamente pugnace e gioioso di Monsignor Giussani, come la cattolicità fervente, disciplinata e petrina di San Josemaria Escrivà de Balaguer. E’ di origini italiane ma è argentino, appartiene ad una patria che è la più aristocratica tra le terre selvagge e che come simboli nella bandiera ha il cielo e il sole. Come il poverello d’Assisi tenterà di “riparare la Chiesa” e ci parlerà dell’ordine benedetto e bello che vive nel mondo quando ci si affida a Dio. Proverà anche lui a suo modo a dirci della vita nella nascita e nella morte e che non siamo soli perché c’è l’amore, la speranza e la salvezza.

Re o no, sin dalla sua presentazione al popolo di Roma e del mondo, Papa Francesco ha mostrato di sapere non solo commuovere, ma di far pregare e chinare uomini e donne di fronte a Gesù.

Nel suo stemma papale ha fatto scrivere “miserando atque eligendo” che significa “con sentimento d’amore e lo scelse.”

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La frase, tratta dalle Omelie di San Beda Venerabile , commenta l’episodio evangelico della vocazione di San Matteo con queste parole “Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me”. (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi. )

Le immagini bellissime di questi mesi, in cui il Papa prega e accarezza bambini, pulisce i piedi dei giovani carcerati e bacia i malati, ci riportano “quasi alla fine del mondo”, da dove Francesco è partito e ci vuole idealmente portare. Lì tra i poveri, la bellezza sacrale e semplicissima delle cascate e grandi praterie, anche ai più profani e aridi si commuove il cuore con “sentimento d’amore” e alla nostra “scelta” si fa più percettibile che Cristo è Re.

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Informazione Quotidiana

http://cristianottaviani.tumblr.com/post/79394528827/papa-francesco-un-anno-dopo

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