Operazione Magna Fides – Sequestrati beni per 10 milioni di euro

By on 6 Dicembre 2014

Nuovi, sorprendenti, sviluppi nelle indagini nate da uno dei mille rivoli dell’operazione “CRIMINAL MINDS”.

Questa volta a finire vittima delle pirotecniche trovate criminali di alcuni dei protagonisti in negativo delle note vicende che avevano portato all’arresto di ben 27 persone e a disvelare la fitta rete di interessi criminali sull’asse Italia-San Marino è stato proprio l’indagato principale di quell’indagine: M. B.

I finanzieri del Comando Provinciale di Rimini hanno, infatti, scoperto un’associazione per delinquere transnazionale finalizzata alla commissione di delitti di truffa, estorsione, uso di sigilli destinati a pubblica autenticazione, falsità materiale commessa dal privato in atti pubblici, usurpazione di funzioni pubbliche, millantato credito che era riuscita a spillare all’ex “re della carta” un patrimonio di circa 10 milioni di euro.

Le indagini condotte dal Nucleo PT della Guardia di Finanza di Rimini e coordinate dal Procuratore della Repubblica Dott. Paolo Giovagnoli e dal Sostituto Procuratore Dott. Luca Bertuzzi, si sono concluse con la denuncia di 15 soggetti e con il sequestro di beni mobili e immobili per un ammontare complessivo pari a circa 10 milioni di euro.

Gli ideatori della truffa sono risultati essere proprio due dei più stretti collaboratori di B. (nonché suoi complici nei reati contestati nell’operazione “Criminal Minds”): R. R. e G. P.

E’ stato proprio durante la perquisizione eseguita presso l’abitazione di R. in occasione del suo arresto che sono stati rinvenuti timbri di diversi Enti Pubblici nonché documentazione attestante ingenti vendite di materiale di cancelleria, tra gli altri, a diversi Ministeri, ai Comandi Generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e, persino, ai Servizi Segreti.

Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere la falsità di tutti i timbri e di tutta la documentazione relativa alle vendite e hanno fatto cadere il velo sulla realtà dei fatti: era una colossale truffa in danno di B. cui erano stati sottratte rilevantissime quantità di materiale, poi verosimilmente rivenduto in nero, inscenando accordi commerciali non veritieri.

Quando l’imprenditore aveva manifestato i primi dubbi, insospettito dai mancati pagamenti che pensava di dover ricevere, ecco il “coupe de theatre” costituito dall’entrata in scena di altri sodali che ricoprivano il ruolo di appartenenti alla fantasiosa associazione segreta dei “Cavalieri di Malta” cui, in tutta fretta, con una cerimonia di investitura in piena regola, veniva arruolata la vittima.
La stessa associazione tranquillizzava B. del fatto che i pagamenti della sua merce erano stati effettuati e che, per sua sicurezza, gli introiti erano stati depositati su un conto corrente acceso a suo nome presso la Banca Centrale di Malta. Inutile dire che nulla di quanto detto corrispondeva a verità.

Intanto, erano in corso le verifiche che avrebbero portato alle indagini nell’ambito dell’operazione Criminal Minds.
La parte offesa si mostrava preoccupata dei possibili esiti sfavorevoli e, dunque, ancora una volta l’associazione aveva pronta la soluzione: si sarebbe fatta carico di “intercedere” con magistrati e Forze di polizia comprandone i favori.

La dazione in denaro ammontava a circa 3.700.000,00 euro consegnati, in varie tranches, in contanti agli indagati, alcuni dei quali spacciatisi per “alti ufficiali” dei Servizi Segreti.
A questo punto B. diviene vittima di se stesso e della sua spasmodica bramosia di ricevere, a tutti i costi, favori illeciti per poter trarre vantaggi commerciali dalla presunta infedeltà di pubblici ufficiali.

Quando la vittima provava a ribellarsi, il sedicente capo della loggia massonica “Sua Eccellenza”, come si faceva chiamare, inviava sms in cui profetizzava scenari apocalittici in cui ci sarebbero state conseguenze nefaste per la vittima e per la sua famiglia, financo a minacciare che i Servizi Segreti deviati avrebbero potuto far del male a loro e a tutte le persone a loro vicine.

Le indagini si sono avvalse anche della denuncia della vittima che ha analiticamente ricostruito i fatti confortando le ipotesi degli investigatori.

Al termine dell’attività investigativa il Nucleo di Polizia Tributaria segnalava alla Procura della Repubblica di Rimini 15 soggetti poiché avevano costituito un’associazione a delinquere “transnazionale” (reato specificamente previsto dalla legge 146/2006) operante in Italia e nella Repubblica di San Marino chiedendo, nel contempo, il sequestro per equivalente di beni sino alla concorrenza di 10 milioni di euro.

Condividendo le tesi della Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica di Rimini richiedeva al Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Rimini il sequestro per equivalente sino alla concorrenza di 10 milioni di euro a carico di tutti gli indagati.

Sulla base del provvedimento emesso dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale, in data odierna i finanzieri del dipendente Nucleo P.T. hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo in Italia e, a seguito di rogatoria internazionale richiesta all’Autorità Giudiziaria Sammarinese, anche nella Repubblica di San Marino.

La fattiva collaborazione tra Autorità Giudiziaria Italiana ed Autorità Giudiziaria della Repubblica di San Marino, nonché quella tra Guardia di Finanza e Polizia Civile Sammarinese, hanno permesso di addivenire al sequestro di beni per l’intero ammontare dell’importo indicato dal Giudice per le Indagini Preliminari.

Anche questi beni saranno gestiti da un custode ed amministratore giudiziario nominato dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Rimini che, complessivamente, gli ha affidato tutti i beni sequestrati per un totale, allo stato, di 10 milioni di euro.

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