OFFESE TELEMATICHE: CYBERBULLISMO e CYBERHARASSMENT

By on 22 Febbraio 2015

L’Angolo della Psicologa con la Dott.ssa Marisa Nicolini (*)

OFFESE TELEMATICHE: CYBERBULLISMO e CYBERHARASSMENT

Sempre più frequentemente bambini, preadolescenti e adolescenti, spesso di sesso femminile, lanciano offese e denigrazioni ai coetanei tramite i social network e, più recentemente, su WhatsApp e simili. 

E’ il cyberbullismo, a causa del quale alcuni ragazzini vengono tormentati, minacciati, umiliati e messi in imbarazzo da altri ragazzini che utilizzano Internet e le tecnologie interattive/digitali (come ad esempio i telefoni cellulari, o meglio, gli smartphone).

Le statistiche su questo fenomeno sono ancora incomplete: sembra che circa il 20% degli adolescenti europei sia stato vittima di bullismo (il 6% online). In Italia le percentuali sono rispettivamente dell’11% e del 2% online. Un’indagine condotta da Telefono Azzurro e Eurispes ci informa che un 23% di minorenni sono stati colpiti da pettegolezzi o bugie sul loro conto online.

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Ma il dato più preoccupante è che solo il 7% delle giovani vittime ha informato insegnanti o genitori di quello che stava subendo.

Le diverse vie per offendere online

Queste aggressioni high-tech si possono  manifestare in molti modi diversi, tra cui:

–  messaggi di testo contenenti insulti, parolacce, derisioni e minacce;

– su WhatsApp, WeChat, Line, attraverso la creazione di gruppi in cui la persona presa di mira viene derisa e presa in giro da tutto il gruppo;

– invio di  immagini volgari, imbarazzanti sulle chat Instant Messanger e sui Social Network;

– esclusione da gruppi sulle chat Instant Messanger e dai Social Network;

– pubblicazione sui Social Network di materiale privato e/o con commenti pesanti sulla persona, visibili a tutti;

– diffusione sui Social Network e invio a tutti gli amici di foto compromettenti;

– chattare con la persona presa di mira sotto altro nome, facendogli credere di essere innamorato di lui o suo amico o qualcosa di simile, per poi divulgare i contenuti delle conversazioni private;

– violazione del profilo personale;

– furto d’identità;

– fare foto o video attraverso gli smartphone, in cui vengono riprese le vittime in situazioni imbarazzanti, che spesso vengono anche modificate attraverso appositi programmi.

Il fenomeno, giunto dall’America, è irrefrenabile proprio perché i nostri ragazzi fanno uso smodato di tecnologia e smartphone, ed è forse più pericoloso del bullismo classico perché ne rimane una traccia virtualmente perenne in rete. Indice puntato soprattutto contro le chat, i blog e la messaggeria istantanea: terreno fertilissimo per aggressioni virtuali che provocano depressioni, ansie, frustrazioni, problemi scolastici e familiari.

Studi condotti nel nostro Paese da Telefono Azzurro ed Eurispes hanno evidenziato che la vittima ideale del cyberbullo, secondo il parere degli adolescenti italiani, è principalmente un soggetto ingenuo, non smaliziato come i coetanei, per certi versi introverso e debole, che non ha sviluppato meccanismi di autoprotezione tali da permettergli di reagire all’abuso subito (52,2%).

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Al 7,4% dei ragazzi intervistati è capitato di scoprire, navigando in rete, la presenza di informazioni false diffuse sul proprio conto e il 2,4% ha subito l’esclusione intenzionale all’interno di gruppo nato su internet. Inoltre il 70% dei preadolescenti ha ammesso di navigare senza il controllo dei genitori, il 70% ha avuto il suo primo smartphone prima dei 13 anni, il 20% dei ragazzi ha pubblicato su Fb o Instagram foto di cui poi si è pentito.

Il fenomeno del flaming

Ma quali sono le modalità del cyberbullismo?

Una campeggia su tutte le altre: il flaming. Si tratta di insulti tramite messaggi violenti o volgari; poi si passa alla denigrazione e al danneggiamento della reputazione, fino al furto di identità.

Sempre più spesso succede di sentire, infatti, di adolescenti che si lamentano e soffrono terribilmente perché il gruppo di coetanei e/o compagni di classe su WhatsApp li prendono in giro per la loro goffaggine o per la loro presunta diversità (prima di tutto fisica rispetto agli standard di bellezza tra loro in voga, ma anche formale, di educazione, fino alle ‘accuse’ omofobiche).

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Un rapporto di qualche mese fa di Save The Children riporta che il cyberbullismo è la più pericolosa tra le minacce tangibili della nostra era per il 72% dei ragazzi italiani, più della droga (55%), del pericolo di subire una molestia da parte di un adulto (44%) o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile (24%).

Alla base di tutto, la vigliaccheria!

La rete può assicurare l’anonimato (con nickname e avatar o dati anagrafici di fantasia), così come può dar forza al gruppo virtuale, dove magari pochi cyberbulli (ma anche cyberbulle, visto che le femmine sanno distinguersi anche in questo!) trascinano gli altri membri in una sorta di passiva contemplazione dei loro messaggi insultanti e offensivi, seguiti da una serie di faccine ed emoticons divertite.

«Per il 50% dei ragazzi – sostiene Save The Children – la rete rende anonimi e quindi apparentemente non perseguibili e consente di falsare i protagonisti. La pericolosità del web inoltre deriva dal fatto che chiunque può avere accesso (32%), e i contenuti o le affermazioni fatte da altri sono più facilmente strumentalizzabili (34%)».

Fondamentale, per limitare il fenomeno, il supporto di genitori e insegnanti. Non a caso il Moige (Movimento Italiano Genitori) ha lanciato, insieme con la Polizia di Stato, un progetto sulla sicurezza del web per i giovani che si chiama «Per un web sicuro». Una campagna, la cui terza edizione è partita a febbraio, che finora ha coinvolto 30 scuole medie in sei regioni italiane (Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Puglia) con la partecipazione di oltre 10mila studenti e 21mila adulti fra genitori e docenti.

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Cosa fare per limitare il fenomeno?

Spesso i genitori chiedono a noi psicologi come sia possibile intervenire per evitare ai figli spiacevoli incontri in rete, ribadendo la propria totale incapacità di adulti analfabeti digitali.

In realtà non sempre serve conoscere computer-tablet-smartphone per aiutare i propri figli, a volte si può semplicemente sostenerli dando loro supporto emotivo e consigli pratici.

Il mondo virtuale è analogo a quello reale. “Non accettare caramelle dagli sconosciuti!” è ancora una gran bella verità, anche se nel mondo web le caramelle vengono rappresentate da e-mail di phishing, file allegati, messaggeria ironica e offensiva e molto altro.

Possiamo comunque tentare di elaborare dei consigli utili per fornire a genitori, educatori ed insegnanti una base da cui partire per difendersi dalle cyber-ragnetele e dalle web-offese. Molti possono sembrare scontati e invece entrando nelle scuole possiamo verificare come molti ragazzi non conoscano minimamente la “netiquette”, ossia l’etichetta (Galateo) ai tempi di Internet.

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Le basi della “netiquette”

Comportati nel web come nella vita reale: sii gentile e cortese

Fate capire ai vostri figli che bisogna trattare le persone presenti sul web esattamente come si vorrebbe essere trattati e che il rispetto della dignità umana in tutte le sue sfaccettature è la base della civiltà.

Pensare prima di postare

Quando eravamo piccoli girava un proverbio che ancora adesso sembra apprezzabile e che potremmo riassumere come “la regola delle 10 P”: “Prima Pensa, Poi Parla, Perché Parole Poco Pensate Portano Pena”.

Ebbene, anche nel web, come nella vita reale, occorre essere prudenti. Bisogna “Pensare Prima di Postare un Proprio Pensiero per non Pentirsi Poi”. È meglio, infatti porsi qualche domanda prima di far circolare in rete le proprie considerazioni: sto offendendo la sensibilità di qualcuno? Potrei pentirmi di quello che ho scritto?

Non rispondere alle provocazioni

I ragazzi sono sempre tentati di rispondere alle provocazioni. La miglior cosa da fare è, invece, ignorarle.

Se qualcuno dice o fa qualcosa online che mette a disagio, l’ideale è ignorare il messaggio e bloccare il mittente. Una rappresaglia di solito può incoraggiare il bullo a continuare le sue offese, in un’escalation difficile da controllare.

Segnala il cyberbullismo

Bisogna rassicurare i ragazzi che sono vittime di cyberbullismo che non è colpa loro.  È importante che i ragazzi capiscano che devono riferire ai genitori, agli insegnanti o ad un adulto di cui si fidano se sono vittime online o tramite il loro telefono cellulare.

Spesso i figli non riferiscono ai genitori di essere vittime di cyberbullismo perché temono che i genitori possano limitare o impedire loro l’accesso alla rete.

L’ideale è che i genitori rassicurino i propri figli che questo non accadrà.

Mantieni segrete le password

Non bisogna riferire a nessuno le password di accesso ai social network, alla posta elettronica e a qualsiasi altro servizio online, eccezione fatta per i  genitori!

Gli adolescenti solitamente sottovalutano il consiglio e riferiscono le password ai loro “migliori” amici, salvo poi avere dei ripensamenti quando vedono che le loro informazioni personali sono state divulgate!

Salvare le prove

Le forme più gravi di cyberbullismo devono essere segnalate alla polizia. In questo caso è indispensabile che i genitori aiutino a salvare le prove costituite da messaggi offensivi, immagini o copie di conversazione online.

Segnalare i comportamenti offensivi al fornitore del servizio

Si possono segnalare eventuali comportamenti offensivi al fornitore del servizio di posta elettronica, al gestore di telefonia, messaggistica istantanea, al social network o altro servizio online in cui è presente l’atto di bullismo o il contenuto offensivo e/o illegale.

Che fare se un figlio rivela di aver ricevuto offese?

La prima cosa da fare è rinforzare il comportamento del/la ragazzino/a perché è molto importante che lui/lei continui a parlare con voi e a raccontarvi quello che gli/le succede nella vita reale e online, nel bene e nel male.

Se non date peso a quello che dice o se avete reazioni impulsive e rabbiose (magari a ragione!), il ragazzino non parlerà più con voi e si terrà tutto dentro.

Cercate di indagare e di comprendere se gli episodi che vi ha raccontato sono avvenuti anche altre volte, anche da altre persone e/o in forme diverse.

Non sottovalutate nessuna situazione, neanche una parolaccia o una spinta o qualche altro episodio che può sembrare banale ai vostri occhi. Qualsiasi atteggiamento, se inserito in un contesto di ripetitività, maggiore forza fisica e/o psichica dell’altro e intenzionalità a dare fastidio o a fare male, può generare profonde sofferenze in vostro figlio.

Fate caso se c’è stato un cambiamento nelle abitudini o nell’umore del ragazzino, per esempio se dorme in maniera discontinua, fa brutti sogni, ha meno appetito, ha mal di testa o mal di pancia, soprattutto la sera o la mattina prima di andare a scuola.

Attenzione se vi dice che non vuole andare a scuola o se gli pesa andarci, se si lamenta della scuola, del gruppo-classe o degli insegnanti.

Valutate se c’è un calo del rendimento scolastico, magari dovuto ad una diminuzione dell’attenzione, perché può essere legato al fatto che il bambino/ragazzo ha altre preoccupazioni o pensieri per la testa e la scuola gli genera tensione.

Attenzione anche alla tecnologia: se dimentica il telefonino, se non ve lo vuole far vedere, se sono cambiate le abitudini con il cellulare, perché potrebbe essere il sintomo che qualche compagno gli manda delle cose poco gradevoli e lui non sa come gestirle.

Andate a parlare con la scuola, facendo capire al ragazzino che è importante che voi vi confrontiate con gli insegnanti (anche se lui inizialmente non sarebbe d’accordo) e spiegategli che non gli succederà niente e che non passerà per “spione” perché gli insegnati sono lì anche per risolvere questo tipo di problemi.

Non andate a sgridare il figlio degli altri: è pur sempre un minore, è sotto la tutela dei genitori e in più dareste un insegnamento totalmente diseducativo ai vostri figli, basato sulla violenza.

Non mettetevi a questionare con i genitori dell’altro bambino, generereste ulteriore stress e vergogna in vostro figlio che imparerebbe così che i problemi si risolvono con la polemica o con le urla o, peggio, tacendo con voi i soprusi subiti.

Se vedete che vostro figlio non riesce a districarsi nella situazione che sta subendo, rivolgetevi ad un professionista. Tenere dentro sofferenze ed emozioni può andare ad intaccare l’autostima e il valore personale del ragazzo, con risvolti negativi che possono durare anche a lungo nel tempo.

E infine, se tutto quanto sopra non basta, DENUNCIATE!

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Dott.ssa Marisa Nicolini

La Dott.ssa Marisa Nicolini è psicologa e psicoterapeuta, abilitata all’insegnamento della Psicologia Sociale e Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Viterbo.

Collabora, tra l’altro, con la Casa di Cura “Villa Rosa” di Viterbo e con la “Clinica Parioli” di Roma e riceve presso lo Studio di Psicologia Clinica e Giuridica in Via A. Polidori, 5 – Viterbo, cell. 3288727581, e-mail m_nicolini@virgilio.it

Collabora con le Associazioni AIAF (Avvocati di Famiglia e Minori), Donne per la Sicurezza onlus ed è membro del Comitato Scientifico del Centro studi Criminologi, Giuridici e Sociologici di Viterbo.

Potete conoscere meglio le sue attività al seguente link:

www.marisanicolinipsicologaviterbo.freshcreator.com

Inoltre potete seguire le sue attività consultando la pagina Facebook http://www.facebook.com/pages/Studio-di-Psicologia-Clinica-e-Giuridica-Drssa-Marisa-Nicolini/177076385739068?ref=ts&fref=ts

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