Morire di malnutrizione… In Italia si può…

By on 25 Dicembre 2012

ROMA - AUTOPSIA DI STEFANO CUCCHIDel Sociologo Vladimiro Modolo

IQ. 25/12/2012 – Morte dovuta a malnutrizione. “Grave carenza di cibo e liquidi”, questa la conclusione dei periti incaricati dalla III Corte d’assise di Roma di accertare le cause della morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 Ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per detenzione di sostanze stupefacenti, nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini.

Le perizie non sono invece in grado di accertare le cause del quadro traumatico osservato, compatibile sia con un’aggressione che con una caduta accidentale.

A distanza di più di 3 anni dalla morte del giovane geometra romano, non sono ancora chiare le responsabilità e permangono dubbi in merito alle dichiarazioni dei periti soprattutto da parte della sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, che continua a chiedere verità e giustizia.

Sua la “contro-perizia” pubblicata sull’Huffington Post dove viene smentita la versione dei periti tecnici, in contraddizione con quella del PM.

Stefano Cucchi sarebbe stato picchiato riportando diversi traumi, lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale e la rottura di alcune vertebre. Se fosse caduto accidentalmente, essendo sotto custodia, sarebbe stato visto e quindi refertato.

Se dovesse essere confermata l’ultima perizia, saranno condannati i medici del Pertini a pene elevate, mentre pene minori, rientranti nella sospensione condizionale, potrebbero invece essere applicate agli agenti di Polizia penitenziaria.

In un caso come nell’altro, è evidente come in Italia sia ancora possibile morire tra le mani di chi i cittadini è tenuto a proteggerli e curarli.

Succede nei casi di malasanità, che ormai non fanno nemmeno più notizia, ma succede anche nelle carceri o nelle strade come accaduto a Federico Aldovrandi, Aldo Bianzino e Stefano Frapporti, quest’ultime, morti ancora “sospette”.

Secondo Luigi Manconi, garante dei diritti delle persone private della libertà durante la giunta Veltroni, ed ora attivista nella difesa dei diritti civili in vari siti web, Stefano Cucchi non ricevette la necessaria assistenza e le cure del caso: “È inconfutabile che, una volta giunto nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini, Stefano Cucchi non abbia ricevuto assistenza e cure adeguate e tantomeno quella sollecitudine che avrebbe imposto – anche solo sotto il profilo deontologico – di avvertire i familiari e di tenerli al corrente dello stato di salute del giovane: al punto che non è stato nemmeno possibile per i parenti incontrare i sanitari o ricevere informazioni da loro. È inconfutabile che l’esame autoptico abbia rivelato la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra. È inconfutabile, infine, che un cittadino, fermato per un reato di entità non grave, entrato con le proprie gambe in una caserma dei carabinieri e passato attraverso quattro diverse strutture statuali (la camera di sicurezza, il tribunale, il carcere, il reparto detentivo di un ospedale) ne sia uscito cadavere, senza che una sola delle moltissime circostanze oscure o controverse di questo percorso che lo ha portato alla morte sia stata ancora chiarita”.

 

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One Comment

  1. Simonetta Gallinella

    26 Dicembre 2012 at 00:16

    Solo avere dei sospetti sull’operato delle istituzioni di pubblica sicurezza è spaventoso.E’ giá successo in passato,che la prepotenza di chi abusa della propria autoritá abbia provocato danni irreparabili.Ci si augura solo che stavolta,magistrati che vivano in pace con la loro coscienza,abbiano a cuore la verità,e restituiscano alla famiglia di quel povero giovane ,almeno il risarcimento di conoscere la vera causa della sua stupida e assurda morte.

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