Migranti, da disperati a cercatori di futuro

By on 13 Gennaio 2013

ChiesaIQ. 13/01/2013 – «L’uomo è un viandante: sentirsi tale è una condizione difficile da interpretare, a causa di nostalgie e difficoltà impreviste; ecco perché è importante sentirsi sostenuti dalla speranza. E la speranza per noi cristiani ha un nome: si chiama Gesù. È Gesù che ci permette di attraversare le difficoltà senza cedere allo sconforto, come è avvenuto per i due discepoli di Emmaus».

S.E. Mons Paolo Schiavon, Vescovo ausiliare di Roma e Presiendete della CEMi e di Migrantes, martedì 8 gennaio ha illustrato il Messaggio del Papa (“Migrazioni: pellegrinaggio di fede e di speranza”) per la 99ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra oggi, domenica 13 gennaio.

«Il Santo Padre – ha spiegato – inizia il messaggio con la affermazione che la Chiesa, “esperta in umanità”, desidera essere là dove sono i migranti, là dove sono uomini e donne, giovani ed anziani alla ricerca, spesso sofferta, di futuro, per condividere gioie e speranze, dolori e sofferenze, per offrire aiuto umano e solidarietà sociale, per difenderli qualora fossero lesi i loro diritti, ma soprattutto con l’azione pastorale».

Tra i compiti della Chiesa in tema di emigrazione, Mons. Schiavon ne ha evidenziato alcuni, riprendendo ancora il testo del Papa: le iniziative che «favoriscono e accompagnano un inserimento integrale di migranti, richiedenti asilo e rifugiati nel nuovo contesto socio-culturale, senza trascurare la dimensione religiosa, essenziale per la vita di ogni persona»; l’impegno per valorizzare le migrazioni quale «possibile veicolo di dialogo e di annuncio del Messaggio Cristiano: esse sono occasione di nuova Evangelizzazione e di Missione, con spazio anche per il dialogo interreligioso, e per un sostegno della dimensione spirituale di tutti».

Il Vescovo ha concluso ricordando la citazione della Spe Salvi, che conclude il Messaggio, laddove «il Papa definisce la vita come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, in cui gli astri, che ci indicano la rotta e ci infondono speranza per la nostra traversata, possono essere un piccolo gesto di attenzione, come un sorriso, un saluto, una chiacchierata, un invito a partecipare alle attività di tutti i giorni; sono luci vicine, di persone, che donano luce, attinta da Cristo, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia».

 (Fonte CEI)

 

 

 

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