MAZZINI E L’EUROPA DEMOCRATICA

By on 24 Giugno 2015

Di Cristiano Ottaviani (*)

I tatticismi astratti, che si traducono in povertà e fame, non sono perdonati dai popoli. Per comprende il presunto accordo tra Tsipras e la finanzia parassitaria bisognerà capire le reali conseguenze sull’economia reale greca. Se il governo di Atene non attuerà buona parte delle promesse elettorali o, ancora peggio, aumenterà le tasse e decurterà la spesa pubblica, Tsipras non potrà che giocare sulla difensiva e inevitabilmente sarà travolto dalla destra forse, purtroppo, anche estrema.
Nelle sane democrazie liberali gli stimoli per correggere le storture del sistema sono spontanee grazie alle libere elezioni. Nei regimi, più o meno mascherati e autoritari, queste spinte si preparano ad esplodere tramite caos, destabilizzazione e rivolte. I sistemi di potere in questi casi possono reggersi o rafforzando la loro natura antidemocratica o perché l’economia o grandi protettori esteri lo consentono.

L’economista Alberto Bagnai, non appena Tsipras vinse l’elezioni, fu attento a sottolineare che, se non si fosse affrontata con radicalità il problema Euro, i tentativi del governo di Atene sarebbero stati effimeri.

L’unica soluzione possibile è quella di denunciare la natura antidemocratica della moneta unica e rivedere radicalmente i meccanismi europei.L’ euro altera il rapporto tra sovranità e democrazia e lo stesso buon funzionamento del libero capitalismo e della sua socialità. In attesa di verificare gli esiti della politica della moneta accessoria, che il governo greco sta sperimentando, Atene non può che portare avanti una politica strutturalmente basata sullo aumento del debito, progressivamente condizionata dai poteri forti e meramente attendista. Aumentare il debito greco è inoltre un  gradito obiettivo, come spiega mirabilmente Antonino Galloni, della finanza parassitaria internazionale.

Tsipras ha due elementi di debolezza strategica: uno pratico, incentrato sui rapporti di forza, e l’altro ideologico, legato alla fisionomia culturale della sinistra contemporanea.
Tsipras anzitutto è solo. Hollande è un traditore del socialismo e della democrazia dei popoli. Il presidente francese ha preferito portare avanti, senza lungimiranza, i propri interessi di bottega, invece di intraprendere una politica coraggiosa, capace di sfidare i poteri forti.
Renzi, italiota, è un uomo di potere non di stato e tantomeno ha interesse verso la democrazia; un concetto di cui probabilmente non conosce neanche il senso.

La Spagna ha un governo traballante e si appresta ad essere guidata dai Podemos, i quali però potrebbero avere lo stesso problema di Tsipras e dei nostri grillini qualora raggiungessero il potere.
Teoricamente infatti è possibile una convergenza democratica tra Spagna, Italia, Grecia e Francia, ma anche in questo caso ci sarebbe una difficoltà culturale capace di bloccare ogni tentativo di eliminare alle radici il dominio della finanza parassitaria.

Il problema prima che pratico, è ideologico. Le sinistre storiche, di natura post marxista o ispirate da idee laiche democratiche di matrice fondamentalmente economico liberale o cattolico progressista, sono propense ad un internazionalismo apolide e non comprendono il legame tra democrazia e nazione.

Le democrazie parlano le lingue ( i dialetti e la lingua franca in antropologia culturale rientrano in un’ altra dimensione sociale). Esiste il pericolo che, anche se si dovesse costituire un blocco sovranista democratico tra nazioni, questa potenziale alleanza, per motivi dottrinari che il nemico incoraggerà  ed enfatizzerà,finisca per disperdere  lucidità analitica e operativa. In futuro infatti il rischio per i democratici sarà quello di aderire ad un utopico federalismo europeo e, molto più prosaicamente, scambiare un presunto super “neokeyneismo” della bce, finanziato con titoli di debito a vantaggio degli operatori finanziari, con politiche realmente sociali e riformiste.
La battaglia per riottenere la sovranità popolare non conosce patteggiamenti ma solo vita o morte. Se avverrà diversamente i democratici non potranno che essere prima indeboliti, poi stravolti e alla fine sostituiti da competitor più funzionali al sistema eurista o, nel caso in cui questo dovesse reggersi, da forze delle destra ben selezionate dalle oligarchie conservatrici.
Per vincere bisogna essere capaci di tornare a Mazzini e al suo ideale di Patria e Democrazia.

Il mazzinianesimo, non solo con la sua visione liberale e socialista è  capace di conciliare l’attenzione al merito e al bisogno, anticipando la sola formula possibile per la sinistra di governo in grado di reggere alle leggi della storia, ma porta in sé una visione dell’ordine mondiale cooperativo, ma attento alla vera sovranità dei popoli e alle loro specificità storiche e culturali.
L’idea nazionale democratica mazziniana è la vera risposta ad ogni nazionalismo esclusivista, becero e xenofobo e all’egoismo . Oggi, come nel nostro primo Risorgimento, resta attuale, contro l’alleanza delle oligarchie speculative e parassitarie, la “ santa alleanza dei popoli” nella convinzione che  “ Dio è Dio e l’umanità il suo profeta”.

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Informazione Quotidiana

 

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