Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini in “Delitto e castigo”al Tau : un sogno rappresentato

By on 31 Gennaio 2019

Il 29 e 30 Gennaio al Tau: “Delitto/Castigo” –regia di Sergio Rubini e adattamento teatrale di Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi, con  Sergio Rubini, Luigi Lo Cascio, Roberto Salemi, Francesca Pasquini e con G.U.P. ALCARO

E’ il racconto di un’opera molto apprezzata dal grande pubblico, l’opera del Dostoevskij “Delitto e Castigo”, dove  gli abissi dell’anima, l’alienazione dell’uomo accanto ad una metamorfosi quasi kafkiana , il flusso di pensieri e di  coscienza ne fanno da sfondo, in fondo sono presenti processi come la catarsi, la sperimentazione e l’apprendimento delle emozioni ancestrali che,nella forma più espressiva, assumono una connotazione di forte impatto psicologico ed emotivo.

Al Tau ( Teatro Auditorium Unical) la materializzazione sotto forma psicoanalitica ed esistenzialistica è stata messa in scena da Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio ( 29 e 30 Gennaio al Tau) , che hanno unito elementi surreali e di vita familiare all’interno di un’opera prima quale “Delitto e Castigo”: si racconta la dannazione e il tormento di Rodiòn Romànovic Raskòl’ nikov, un giovane studente di Pietroburgo che vive in uno stato di povertà assoluta, al punto di uccidere una vecchia usuraia per rubarle il denaro, ma sul luogo del delitto si presenta anche la mite sorella della vecchia signora , rimasta anche lei colpita dalla furia omicida del giovane studente.

Il giovane studente pur di aiutare sua sorella e  sua madre ( personaggi del romanzo capaci di ricostruire ambienti familiari chiusi ed asfittici in cui si svolge la vicenda) è disposto a commettere un omicidio, talvolta si crea una dicotomia tra la lucidità insita in Rodiòn e la volontà di confessare il misfatto, tant’è che il suo nome sta ad indicare l’effetto scismatico della sua personalità, che risulta essere variabile e anche volubile, sottoposta alle insidie della società circostante. Le sue vicissitudini lo portano a giustificare anche il suo reato, dopotutto preso da un forte  disprezzo nei confronti della sua persona menziona Napoleone, affidando alla logica del “superuomo” la giustificazione di azioni scellerate come le sue, in vista di recare altro bene a seguito di azioni vili e fuori dalla natura umana, quale l’assassinio dell’avida usuraia.

Scissione, metamorfosi, carità, vita familiare, drammi psicologici e racconti di vita contribuiscono a rendere ancora più doppio il filo conduttore del contesto in cui si ambienta il romanzo, a stretto contatto con tutti i suoi personaggi e le loro  storie; l’apertura del sipario è caratterizzata da una cupa angoscia, dalle manifestazioni di un ipocondriaco sociale, tutte legate alla contraddizione e alla dissimulazione del personaggio, in una costante altalena di  sentimenti contrastanti, al punto che la lettura a due voci  di  Sergio Rubini in veste  “surreale” come sempre ,sin dai tempi di Salvatores, e di Luigi Lo Cascio che fa dell’allegoria il suo punto di forza, tiene alta l’attenzione del pubblico, che rivive le tensioni latenti del protagonista. Inoltre si nota l’effetto speciale della trasfigurazione di Rubini ( sa interpretare sia il giudice istruttore chiamato  Tenente, con il compito di far confessare il giovane e sia la madre del giovane dall’aria premurosa e quasi asfittica),dopodiché emerge in toto la  capacità oratoria di  Rubini nei concisi e brevi monologhi e di Lo Cascio , in grado di attraversare la morte spirituale dell’individuo e autorizzare l’altro a condividerne il dolore, la sofferenza, ormai spettro onirico dell’abbandono, del disprezzo di sé,accompagnato dall’impossibilità di realizzare i propri sogni.

Accanto all’immagine del personaggio napoleonico, che consiste nell’atto di evasione dalla morale comune dettata da idee rivoluzionarie, si affianca quella di chi intende consegnarsi alla giustizia, di confessare le colpe e di ammettere la gravità dell’atto, accettando di essere un “pidocchio”, in lui l’emblema dell’oppressione dovuta alle regole sociali, che gettano l’uomo nello sconforto,ciononostante nella produzione teatrale fuoriesce il realismo magico, secondo cui il soggetto distinto ed istruito si riconosce anche sotto mentite spoglie, al di là del suo tormento e bisogno di redenzione.

Si conclude con una confessione diretta e consapevole, in cui chiede la punizione e il castigo, un castigo già in essere nell’ossessione, nel pentimento e nel rimorso.

 

a cura di Matteo Spagnuolo

About Redazione

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.