Lo strano caso del compagno Cuperlo e del socialismo evanescente.

By on 4 Dicembre 2013

di Cristiano Ottaviani (*)

C’ è uno spettro che si aggira per l’etere, quello del compagno Cuperlo. Si è svolto l’atteso dibattito tra i tre candidati per la segreteria del Pd. Dal punto di vista comunicativo il più bravo è stato Civati, sui contenuti Renzi, mentre Cuperlo è stato meno che insignificante su entrambi i fronti.

Cuperlo è il candidato “ etnico di sinistra” scelto dai notabili post-Pci. Bravissima e dignitosa persona di cultura, la sua candidatura di bandiera è una scelta cinica fatta dai potenti baroni piddini per contare correnti e sezioni , oltre che per sottintendere un’ eventuale svolta “red”, ma con altro candidato. Non potrebbe essere altrimenti visto che Cuperlo in quanto a comunicativa è probabilmente l’unico essere sulla terra ad averne meno di Bersani. Le sue argomentazioni sono astratte e, anche quando pretendono di non esserlo, danno la stessa sensazione grazie all’ oratoria curiale e sfiatata che lo contraddistingue.

Cuperlo in realtà ce la mette tutta per riprendere almeno lo stile di Enrico Berlinguer, il leader di cui è ancora orfano ciò che resta dei Pci . Come lui vuole essere, anzi senz’altro è, frugale, austero, misurato, ma il compianto leader comunista aveva dalla sua un’aurea asciutta e ferma capace di andare anche al di là della sua controversa politica. A differenza dei democristiani, amabili “don abbondi” consci di appartenere al purgatorio, i comunisti hanno sempre avuto anche nel modo di parlare, curiale e marziale al tempo stesso, alte ambizioni, cosa normale in un partito tutta ideologia e disciplina quale era il loro. I comunisti potevano piacere o no, non erano però intellettuali inconcludenti, ma politici agguerriti che sapevano il fatto loro.

Il problema di Cuperlo non è solo di comunicazione, ma di contenuti . Nel mondo degli spot e delle banalità stentoree, un non comunicante come lui potrebbe far supporre profondità di pensiero , cosa che non è. Rispetto a Renzi, democratico riformista formato twitter ,e Civati, l’elegante movimentista dagli occhi blu, Cuperlo avrebbe dovuto essere l’uomo del socialismo da cui ci si saremmo attesi di più.

Le sua tesi di fondo sono: bisogna fare le politiche del lavoro e tutelare il welfare e visto che i soldi non ci stanno vano presi con una generica patrimoniale dai i “ricchi” mentre gli amici progressisti europei devono aiutare per bloccare le politiche di austerity.

Credo che il socialismo possa essere accusato di tante cose, ma non di essere stato storicamente poco incisivo e impotente. La forza dell’analisi di Marx, senza la quale il socialismo tende ad essere un mucchio di ciance salottiere, è stata proprio quella di aver chiaro il soggetto da organizzare e difendere “ il proletariato”, che oggi in piena crisi di democrazia dovrebbero essere le “ persone normali”, e di analizzare in maniera laica e asciutta i rapporti di forza e le dinamiche vere del potere.

Sono d’accordo che in un momento di crisi le tasse debbono essere prese dal patrimonio per agevolare produzione e lavoro, ma questo precetto recitato senza scienza e organizzazione non basta , ha bisogno di essere efficiente. Il povero Ugo La Malfa, uno dei politici riformisti italiani più capaci e dimenticati, avrebbe definito da “ straccioni” la visione del capitalismo che demonizza, ma non analizza, così come un socialista liberale moderno dovrebbe fare, a meno che non si sia a favore dei provvedimenti suicidi come quelli di Hollande che ha fatto fuggire i capitali all’estero. L’idea dei socialisti europei che vorrebbero Martin Shulz come salvifico presidente della commissione UE dovrebbe tener conto che i socialdemocratici tedeschi hanno appena firmato un accordo di governo con la Merkel basato sull’austerity.

Parlare di politiche del lavoro e Welfare è giusto, ma come farlo realisticamente? Basta andare in Europa e chiedere agli amici progressisti qualche favore o occorrerebbe porsi la domanda se l’immobilismo dello stato italiano dipenda soprattutto dalla mancanza di sovranità?

Credo che Marx e i marxisti di una volta si porrebbero questa domanda e, più che parlare di antipresidenzialismo, lotta alla leadership o presunti sforamenti del bilancio dello 0,2 %, i veri socialisti si sarebbero occupati di cosa fare per non renderci vulnerabili allo spread e agli equilibri “imperiali” dell’eurocrazia,tutti problemi che stanno infliggendo una sconfitta quasi irreversibile alla democrazia. Ci sono insomma temi che dovrebbero essere affrontati e non lasciati in esclusiva alle destre e ai populismi come sempre più sta accadendo.

Cuperlo, anima candida di una sinistra che dovrebbe essere socialista, è una figura politicamente significativa proprio per la limpidissima inconsistenza politica che esprime senza maschere e sporcizie.

L’economia è guerra con altri mezzi, Marx avrebbe condiviso. Per creare la pace ovvero un sistema più civile è necessario tenere conto delle forze che esistono, non chiudere gli occhi parlando di aria fritta. Il socialismo ogni volta che è stato scientifico, da Lenin al democratico welfare state, ha prodotto nel bene o nel male realizzazioni tangibili, quando invece ha ceduto alla retorica non solo è stato inutile, ma il migliore alleato delle forze avverse.

La sinistra socialista, se vuol essere degna della sua migliore tradizione , lasci perdere l’astratto e, con l’antica capacità di analisi e organizzazione che la contraddistingueva, torni a combattere battaglie concrete, altrimenti sarà sempre più cuperliana, evanescente.

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Informazione Quotidiana

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