L’Islanda vince sull’UE

By on 29 Gennaio 2013

islanda di Stefania Paradiso

L’Islanda ha vinto la sua battaglia legale nei confronti dell’Unione Europea e non dovrà risarcire nessuno. Il Tribunale dell’EFTA (Associazione Europea del Libero Commercio), con sede a Lussemburgo, ha stabilito, infatti, che il governo dell’Islanda non ha violato la legislazione europea quando ha deciso di non risarcire gli investitori stranieri della banca on-line Icesave, dipendente da una delle principali entità finanziarie fallite nel 2008.

Il Governo di Reykiavik si è detto pago per la decisione del tribunale dell’organismo internazionale che ha dato ragione all’Islanda, sottolineando che il giudizio é “definitivo e non può essere oggetto di ricorso”. A investire il Tribunale dell’Efta del caso era stato un ricorso dell’Autorità di Vigilanza degli Accordi Efta contro il rifiuto dell’Islanda di pagare 3,9 miliardi di euro alla Gran Bretagna e all’Olanda. Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo. Quando si parla di Islanda la prima cosa che va presa in considerazione è che si tratta di un Paese con circa 300mila abitanti. Siamo di fronte a una delle più avanzate democrazie del mondo. Sempre tra i primi posti in tutte le classifiche: banda larga, diritti dei gay, pari opportunità, libertà di stampa, lavoro, e molto altro. In questo “piccolo” posto i cittadini hanno fatto dapprima dimettere il governo in carica al completo, poi sono passati alla nazionalizzazione delle principali banche, infine hanno deciso di non pagare i debiti che queste avevano contratto con la Gran Bretagna e l’Olanda a causa della loro vile politica finanziaria. Da ultimo sono passati alla costituzione di un’assemblea popolare per riscrivere la propria costituzione. Sulla base di una legge ampiamente discussa nel Parlamento, viene stabilito il pagamento dei debiti in Gran Bretagna e in Olanda attraverso 3.500 milioni di euro che tutte le famiglie islandesi avrebbero dovuto pagare attraverso una tassazione del 5,5% per i prossimi 15 anni. Gli islandesi tornano a manifestare nelle strade per rivendicare un referendum popolare per la promulgazione della legge. Nel gennaio 2010 il presidente, Ólafur Ragnar Grímsson, rifiuta di ratificare la legge e indice la consultazione popolare: in marzo il referendum con il 93% di NO al pagamento del debito. La rivoluzione islandese vince. Il fondo monetario internazionale congela l’aiuto economico all’Islanda nella speranza di imporre in questo modo il pagamento dei debiti. A questo punto il governo apre un’inchiesta per individuare e perseguire penalmente i responsabili della crisi. Arrivano i primi mandati di cattura e gli arresti per banchieri e top-manager. L’Interpool spicca un ordine internazionale di arresto contro l’ex presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Nel pieno della crisi, a novembre, si elegge un’assemblea costituente per preparare una nuova costituzione che, sulla base della lezione della crisi, sostituisce quella in vigore. Si decreta il potere popolare. L’assemblea costituzionale avvia i suoi lavori nel febbraio del 2011 e presenta un progetto costituzionale sulla base delle raccomandazioni deliberate dalle diverse assemblee che si stanno svolgendo in tutto il paese. Altro strumento “rivoluzionario” sul quale si lavora è l’ “Icelandic Modern Media Initiative”, un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell’espressione. L’obiettivo è fare del paese un rifugio sicuro per il giornalismo investigativo e la libertà di informazione. La crisi è stata per Reykjavík una grande occasione di rilancio e lo Stato, ovvero i cittadini, non ha avuto nessun problema a rimborsare i suoi debiti e non ha nessun problema ad individuare i colpevoli e punirli. La democrazia quando è in piena forma comprende la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini e il rispetto della politica verso le esigenze e le domande che arrivano dal basso, dalla società civile. Partecipazione dei cittadini,elezioni, referendum. Giustizia, legalità e stato civile. Sarà per questo che quasi tutti hanno preferito restare in silenzio e non parlare di questo bellissimo esempio?

 

 

 

 

 

 

 

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