Lippi: “La Juventus ha il 30-40% di chance, e non sono poche”

By on 5 Giugno 2015

Mancano ormai poche ore alla finale di Champions League tra Juventus e Barcellona. I bianconeri attendevano questo momento da dodici anni. La compagine di Allegri dovrà fermare una squadra che soltanto nel tridente d’attacco può vantare 114 reti all’attivo in stagione.

SuperNews ha avuto il piacere intervistare colui che più di tutti rappresenta i trionfi della Juventus nell’era moderna, mister Marcello Lippi, l’uomo che sedeva sulla panchina bianconera nelle ultime quattro finali disputate dalla Juve.

Lei ha portato la Juve in finale di Champions per quattro volte e la Nazionale al trionfo mondiale. Quali sono le differenze tra una finale e una qualsiasi altra partita?
Sono assolutamente emotive. La finale è la conclusione di una competizione, di una cavalcata che, per quanto riguarda la Champions League, dura tutto l’anno. C’è una tensione che ci si porta dietro per tutto il corso della stagione. In competizioni come l’Europeo o il Mondiale, è tutto concentrato in circa 30-40 giorni, ma il concetto è lo stesso. Hai la consapevolezza di essere tra le due migliori squadre del mondo o d’Europa e senti tutta la tensione di chi sa di giocarsi la possibilità di essere il migliore in assoluto.

I bianconeri possono veramente vincere la Champions League?
Hanno delle chance, sicuramente hanno buone possibilità di farcela. Che poi il Barcellona ne abbia di più è una convinzione di tutti. Però di sicuro ha delle chance anche la Juventus. A mio avviso la squadra ha il 30-40% delle possibilità di farcela, e non sono poche.

Nella finale del mondiale avevate contro Zidane, la Juve troverà di fronte Messi. Come si fermano giocatori del genere?
Con la compattezza di squadra, serve soltanto la coesione della squadra. Nessun giocatore da solo può fermare fenomeni di questo tipo. Sono calciatori che si affrontano con una grande compattezza di tutta la rosa e fortunatamente è una qualità che la Juventus di oggi possiede.

Buffon e Pirlo, due highlander del calcio mondiale. Hanno vinto tutto ed hanno ancora fame. Lei li ha allenati entrambi, potrebbe svelarci il segreto del loro successo?
Sono dei fuoriclasse. Calciatori di questo tipo sono determinanti per le vittorie della propria squadra, sia in campo che fuori dal campo. Sono determinanti sempre, in qualsiasi momento. I fuoriclasse non lavorano per partecipare, lavorano soltanto per vincere. Vogliono primeggiare, essere i più forti.

Lei ha sempre detto che in Italia tornerebbe solo alla Juve. Se Agnelli le proponesse un ruolo dirigenziale ci penserebbe?
Io non farò più l’allenatore, continuerò a lavorare soltanto se mi capiterà una nazionale che mi piacerà, ma non farò più l’allenatore di club. Per quanto riguarda eventuali proposte relative a ruoli dirigenziali credo proprio che in casa bianconera non ci siano posti liberi in questo momento.

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