Taglia alla Sanità. La lettera al Prefetto di 40 sigle sindacali.

By on 30 Dicembre 2012

Regione LazioAl Prefetto di Roma

p.c. Al Commissario Straordinario per la Sanità del Lazio

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Ministro della Salute

Al Sindaco di Roma

Ai Sindaci dei Capoluoghi di provincia

Ai Segretari dei Partiti Politici Nazionali e Regionali

Al Presidente della Giunta Regionale

Ai Presidenti degli Ordini professionali

Agli Organi di Informazione

 

Il sistema di assistenza sanitaria del Lazio si trova oggi in uno stato di crisi di inaudita gravità, e le Rappresentanze Sindacali Confederali di categoria, le Organizzazioni Sindacali di categoria del personale del Servizio Sanitario Regionale tutto, sia del comparto pubblico che del comparto privato accreditato, dell’ospedalità privata e classificata e dell’ambulatorialità, si sentono obbligate a denunciare la gravissima situazione, ed a rivolgere al Prefetto di Roma un pressante invito a voler dare urgenti indicazioni al Commissario Straordinario per la Sanità del Lazio, finalizzate a voler immediatamente desistere da ogni azione che, agendo nel totale disprezzo dei principi fondanti lo Stato di diritto ed i principi costituzionali, ponga a definitivo pregiudizio il servizio sanitario regionale e le prestazioni essenziali dovute ai cittadini per la tutela della salute.

Le azioni proposte dal Commissario, in ordine alla disattivazione totale o parziale di presidi ospedalieri essenziali per la tutela della salute dei cittadini, quali San Filippo Neri, C.T.O., Eastman, Oftalmico ed altri, oltre alla selvaggia riduzione di diverse centinaia di posti letto per acuti, a fronte delle riduzioni già realizzate, priva di ogni sia pur dignitoso fondamento tecnico, ed indotta da motivazioni connesse a fatti su cui pare necessario richiedere l’intervento della magistratura, anche con la possibile perdita di posti di lavoro essenziali per la tenuta del sistema, hanno indotto le scriventi associazioni a proclamare formalmente in data odierna lo stato di agitazione dei lavoratori della sanità, preannunciando imminenti azioni di sciopero, proposte unitamente ad ogni altra possibile azione di protesta civile a tutela della collettività, se entro il 31 dicembre 2012 le nostre richieste non dovessero essere accolte.

Non è accettabile infatti la chiusura di interi Ospedali o Reparti nella Capitale, senza una ricognizione della rete ospedaliera che sia finalizzata ad una rigorosa distribuzione omogenea della stessa sul territorio. Tale processo avrebbe dovuto rilevare in maniera concreta i flussi dei bisogni assistenziali correlati alle carenze e/o eccedenze di posti letto per acuti. Si sarebbe potuto così rilevare la discrepanza di risorse esistente tra ASL, evidenziando quindi che talune aziende vicariano altre, nel soddisfare i bisogni di assistenza ospedaliera, gravemente carenti rispetto all’indice nazionale di tre posti letto per mille abitanti.

Pertanto, una drastica ed unidirezionale riduzione dell’assistenza per acuti in talune ASL, significherebbe negare di fatto le cure alle popolazioni di quei territori adiacenti già così carenti di posti letto per acuti. Nemmeno la riduzione generalizzata di posti letto cui si sta procedendo può essere accettata, in quanto purtroppo non fondata su una reale ricognizione dei posti effettivamente fruibili nella rete ospedaliera, ma su un mero dato formale evidentemente errato. Risulta infatti una gravissima discrepanza tra i posti letti reali e quelli che risultano dai dati ufficiali i quali sono sovrastimati di oltre il 10%. Pertanto, tagliando senza motivazione oggettiva alcuna, ancora posti letto, si potrebbe scendere ben al di sotto del tre per mille. Va inoltre puntualizzato che la rete ospedaliera della Capitale sta da tempo vicariando la carente assistenza territoriale, sia per la continuità assistenziale, sia per l’assistenza in ricovero per post acuzie. Solo la Capitale è carente infatti di almeno quattromila posti letto di RSA. In tale quadro appare gravissimo che venga ignorato il problema più grande in termini di spesa, costituito dai cinque policlinici universitari di cui Roma ed il Lazio non hanno alcun bisogno.

Nell’attuale situazione appare in tutta la sua estrema gravità la inadeguatezza dell’apparato regionale, con particolare riferimento all’Agenzia di Sanità Pubblica che, chiamata dal Commissario a fornire supporto tecnico nell’elaborazione di azioni di risanamento, ha evidenziato una totale incapacità tecnica in tale funzione istituzionale , fornendo dati errati ed indicazioni fuorvianti, con l’aggravante di aver manifestamente agito a tutela di potentati soprattutto universitari, sia in area pubblica che privata.

A fronte di ciò appare pertanto necessario richiedere alla Regione la sospensione cautelare dall’incarico dell’attuale Direttore A.S.P. Lazio, valutando eventuali azioni di rivalsa per i danni anche erariali causati. Non appare infatti tollerabile che una azione di riorganizzazione finalizzata al contenimento della spesa si fondi su dati ed indicatori errati, sia alla fonte che nella fase di elaborazione, con la consapevolezza di ciò ma contestualmente con la proterva proposizione di valutazioni errate, tali da porre in gravissimo pregiudizio la tutela costituzionale della salute nella Regione.

Ma fatto ancor più grave, denunciato alla S.V., è il concreto rischio legato al possibile mancato rinnovo del rapporto di lavoro del personale precario operante nel S.S.R.. Da anni il blocco delle assunzioni e la progressiva diminuzione della dotazione di personale legata ai pensionamenti, ha reso del tutto inadeguati gli organici ed ha richiesto il ricorso a rapporti di lavoro di varia tipologia, finalizzati a garantire i livelli minimi di assistenza anche nell’area dell’emergenza urgenza.

Tali lavoratori rappresentano oggi, dopo anni di servizio operoso, una risorsa fondante ed essenziale del sistema ed il rinnovo/proroga di tali rapporti è essenziale per la sopravvivenza del sistema. Oggi tali lavoratori sono a rischio inaccettabile ma ancor più è a rischio la salute degli assistiti. Per i lavoratori precari si chiede la garanzia dell’immediato rinnovo per un minimo di dodici mesi nelle more delle procedure di stabilizzazione. Appare altresì necessario evidenziare come, dopo anni di interventi comunque inefficaci, perché privi di un disegno di riassetto razionale, il Sistema Sanitario Regionale, in tutte le sue componenti sia pubbliche che private, sia posto al collasso ed i Livelli Essenziali di Assistenza siano a rischio.

Non sono in tale ambito accettabili le conseguenze degli attuali “fallimenti” non controllati di nel settore privato (vedi IDI – San Carlo e Gruppo San Raffaele), in quanto, mettendo a rischio l’assistenza, si stanno anche determinando situazioni di disordine sociale, per le gravissime difficoltà economiche imposte a centinaia di operatori sanitari. Non sono inoltre accettabili neanche i tagli economici imposti a questo settore che superano le misure indicate dal Governo (dal 0,5% per il 2012, 1% per il 2013 e 2% per il 2014 contro il 6,8% applicato), e soprattutto la devastante retroattività degli stessi. Come viene enunciato da numerose pronunce della Corte Costituzionale, le misure previste per l’attuazione di un Piano di Rientro dal disavanzo sanitario non possono prescindere dalla necessità di assicurare a tutti i cittadini, in eguale misura, i livelli essenziali delle prestazioni concernenti il diritto fondamentale alla tutela della salute, come sancito dagli art. 3 e 32 della Costituzione. Per le ragioni inconfutabili descritte, poste alla base dello stato di agitazione che con la presente viene proclamato, nelle more di un imminente sciopero generale della sanità del Lazio, tutte le rappresentanze dei lavoratori e dei cittadini, denunciano l’imminente collasso della sanità regionale, e propongono appello alla S.V., oltre che alle Istituzioni ed alle Forze Politiche, per pervenire ad un urgentissimo incontro teso a fermare definitivamente ogni ulteriore azione del commissario Straordinario, che potrebbe per alcun e fattispecie configurare ipotesi di reato, e ad aprire un confronto rispettoso delle norme vigenti a tutela dei pubblici servizi e del sistema di salvaguardia della salute , nella consapevolezza della assoluta necessità di pervenire in breve tempo al risanamento del sistema, vittima di perdurante incapacità gestionale e di diffusi sprechi e corruzione.

E’ inoltre appena il caso di far notare come azioni con pesanti ricadute sui servizi al cittadino ed ai relativi diritti, siano state condotte nel totale dispregio del dovuto confronto con le forze sociali con ciò ponendo in discussione i fondamenti dello stato di diritto. Anche in tal senso e quale rappresentante dello Stato al livello locale si richiede un immediato intervento della S.V. per scongiurare la violazione di diritti costituzionali inalienabili posti alla base dello Stato di diritto.

Roma 21 dicembre 2012

FP CGIL LAZIO Patrizia Di Berto – Gianni Nigro

FP CISL LAZIO Marco Giobbi – Roberto Chierchia

UIL FPL LAZIO Sandro Biserna

AAROI EMAC LAZIO Quirino Piacevoli

ANAAO-ASSOMED LAZIO Donato Antonellis

ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI Domenico Carnì

CISL MEDICI Luciano Cifaldi

CIMO ASMD Giuseppe Lavra

CGIL MEDICI Stefano Mele

Co.A.S. Franco Rabuffi

COSMED LAZIO Massimo Alegiani

FASSID area AIPAC Alessandra Di Tullio

FASSID area SIMET Enrico Di Rosa

FASSID area SNR Stefano Canitano

FESMED Francesco Gammarota

FIMMG Pierluigi Bartoletti

FVM S.I.Ve.M.P. LAZIO Mariano Sigismondi

SMI LAZIO Giammarco Polselli

Sindacato Professionisti Emergenza Sanitaria Massimo Magnanti

SUMAI Roberto Lala

UIL FPL MEDICI Roberto Bonfili

UGL MEDICI Eugenio De Werra

UGL SANITA’ Antonio Cuozzo

A.D.O.N.P. Luca Massimo Chinni

CGIL SPTA Norma Sardella

SDS-SNABI Gianpaolo Leonetti

FASSID area AUPI Giuseppe Inneo

FASSID area SINAFO Luisa Paese

FEDIR SANITA’ Elisa Petrone

UIL FPL SPTA Sandro Biserna

SIDIRSS Franco Socci

CIMOP Stefano Neri

ANMIRS Massimo Magnanti

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