Le nascite nel Lazio 2011

By on 25 Gennaio 2013

bambinoDi Stefano Innocenti

IQ. 25/01/2013 -Sintesi dei risultati. Anno 2011 – Dati Asp Lazio aggiornati al Gennaio 2013

I nati vivi nel Lazio registrati nel Sistema Informativo Ospedaliero attraverso la scheda RADNeonato sono stati 54.491, di questi il 95,5% (N=52.019) era figlio di donne residenti in regione.

Si rileva che 2.198 parti “residenti”, non oggetto delle analisi presenti nel rapporto, si sono verificati fuori regione.

Nelle ultime quattro decadi la natalità è diminuita in modo significativo fino a metà degli anni ‘80 (dal 1973 al 1986 la riduzione è stata del 42,2%); dalla metà degli anni ‘80 ai primi anni ‘90 il tasso è rimasto sostanzialmente stabile intorno a valori del 9,5-10 per mille; dal 1992 si è osservato un ulteriore decremento, fino a raggiungere, nel 1995, il valore di 8,9 nati per mille.

Negli ultimi anni i valori sono rimasti invece costanti intorno al 9 per 1000. Nel 2011, il tasso di natalità e fecondità era rispettivamente pari al 9,5 per 1000 e 40,6 per 1000.

La frequenza di nati vivi singoli con basso peso alla nascita (<2500 gr.) è lievemente aumentata dai primi anni ’80 passando da una frequenza di circa il 4% ad una del 5% (anno 2011). La percentuale di pretermine (<37 settimane gestazionali) è aumentata invece costantemente nello stesso periodo, da un valore di circa il 5% nei primi anni 80 all’8% nel 2011. L’incremento del  tasso di pretermine è principalmente attribuibile al sottogruppo con età gestazionale compresa fra 32 e 36 settimane. Una possibile spiegazione di questo andamento va ricercata nell’aumento dei  parti cesarei programmati.

Si conferma l’incremento dei parti plurimi: da 1,4% del 1982 al 3,6% del 2011.

Le donne con una età al parto superiore a 34 anni rappresentavano circa il 10% negli anni 80 ed il 37,1% nel 2011. Contemporaneamente si sono ridotte le nascite da donne sotto i 20 anni (da 5% nel 1982 a 1,5% nel 2011). Aumenta fra le primipare la quota di donne con età al parto superiore o uguale a 30 anni (17% nel 1984 e 62,6% nel 2011).

Aumenta la quota di nascite da donne nate all’estero (dal 6% nel 94 al 23% nel 2011). La maggioranza proviene da Paesi a forte pressione migratoria, con una forte prevalenza di donne dell’Europa dell’Est (principalmente Romania).

Si conferma l’effetto di alcune condizioni di svantaggio sociale (neonato riconosciuto da nessuno o da un solo genitore o con madre cittadina straniera) o di scarse risorse culturali (basso titolo di studio materno) su alcuni indicatori perinatali come basso peso alla nascita o accesso alle cure prenatali.

Nel 2011 l’assistenza ostetrica nel Lazio veniva erogata da 45 Istituti. Il 26,7% di questi (N=12) aveva un volume di attività ostetrica ancora molto basso, inferiore a 500 parti/anno nati l’anno (5 di queste era però una maternità completamente privata). Solo 13 superavano la soglia dei 1500 nati l’anno (12 collocati a Roma città).

L’88,4% dei nati di peso <1500 grammi è stato assistito alla nascita in unità perinatali di III livello, a dimostrazione di una efficace centralizzazione delle gravidanza a rischio.

Si conferma l’aumento del ricorso al taglio cesareo: fra i nati vivi singoli la proporzione è passata da 22,3% del 1985 a 42,3% del 2011 (44,2% se si considerano anche i plurimi). L’aumento del tasso di taglio cesareo si osserva in tutte le tipologia di Istituto (pubblico, classificato, universitario, privato accreditato e non accreditato) ma in misura maggiore nelle Case di Cura non accreditate (da 32,1% nel 1985 a 81,9% nel 2011). Si osserva inoltre un’ampia variabilità dei tassi anche fra strutture con la stessa tipologia amministrativa a dimostrazione di una variabilità nelle pratiche assistenziali poco dipendente da fattori clinici.

Analizzando i dati per classi di Robson, che definiscono raggruppamenti omogenei dei parti per caratteristiche cliniche, si rileva un elevato tasso di cesareo nella classe di Robson I-II (36,5%) riferita a neonati singoli a termine, da madre nullipara e con presentazione di vertice.

Continua a ridursi la durata della degenza del neonato. Nel 1996, il 6,5% dei nati a “basso rischio” da parto vaginale aveva una durata di 1-2 giorni rispetto al 30,2% nel 2011. Per il taglio cesareo la percentuale di nati con durata della degenza 1-3 giorni passa dal 2,3% nel 1996 al 61,4% nel 2011.

Nel 2011 vi sono stati 1185 trasferimenti neonatali di sola andata, pari ad un tasso di trasferimento del 2,2% (fonte: sistema OPTIN, Occupazione Posti letto Terapie Intensive Neonatali). Fra i trasferimenti per motivo medico (71,4% del totale) una quota consistente (28%) si riferisce a neonati trasferiti da unità perinatali di III livello ad altre unità di III livello

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