Lampedusa: la Pietà e la Fierezza.

By on 9 Ottobre 2013

ottaviani1IQ. 09/10/2013 – di Cristiano Ottaviani (*)

Di fronte ai tragici fatti di Lampedusa gli italiani sono stati come al solito encomiabili. Gli uomini delle forze dell’ordine e semplici civili si sono gettati letteralmente in mare per salvare vite altrui. La spinta di solidarietà che sta coinvolgendo tutto il nostro Paese, grazie anche alla guida morale di Papa Francesco, non può che renderci orgogliosi della nostra cultura, ancora una volta pronta a dare corpo a quanto diceva Terenzio nel secondo secolo A.C “Homo sum: humani nihil a me alienum puto. Sono un uomo: niente di ciò che è umano considero estraneo a me”. E’ lo spirito della “Ginestra” di Giacomo Leopardi, il grande cantore ancestrale dell’italianità, che emerge con il suo senso di pietà ed empatia che accomuna tutti gli uomini di fronte al dolore della vita.

Non sono mancate voci xenofobe incarnate politicamente da minoranze poco significative, ma sono state molte invece le chiacchiere buoniste, non altrettanto ignobili e sicuramente in buona fede, mosse però da un atteggiamento egualmente isterico e spaventato.

Intendiamoci non è vero che la Kyenge e la Boldrini sono responsabili dei tragici fatti di Lampedusa perché hanno lanciato un messaggio di accoglienza che ha illuso gli africani. Si tratta di una strumentalizzazione volgare e disgustosa fatta tra l’altro in maniera del tutto inopportuna. Non e’ stato bello però avere la sensazione, favorita dalle parole e dagli accenti del Presidente della Camera e del ministro dell’integrazione, che i drammatici fatti di Lampedusa siano collegabili alla legge Bossi Fini, alle condizioni precarie dei centri di accoglienza o alle politiche di respingimento.

Le povere vittime non sono stati uccise dall’Italia o morte a causa della nostra politica sul controllo dei flussi migratori e chi alimenta, sia pure indirettamente una simile immagine, viene, per quanto mi riguarda, meno ai suoi doveri, sia verso la propria Nazione, che dovrebbe difendere, sia verso le altre, che hanno bisogno di chi sa costruire soluzioni e non di nevrotici mea culpa collettivi o di improbabili “accogliamoli tutti”.

Nessuno può essere contrario a rendere migliore il nostro sistema di accoglienza e a risolvere il problema, non solo logistico, che sta vivendo Lampedusa di cui ci auguriamo la candidatura ufficiale al nobel per la pace. E’ giusto sensibilizzare l’Unione Europea sull’emergenza che stiamo affrontando e sulle sue responsabilità, come lo è cercare di fare il possibile per venire incontro alle esigenze di persone disperate che chiedono aiuto.

La deplorazione del Consiglio d’Europa verso l’Italia e le critiche dell’Onu però, secondo cui il nostro paese sta cambiando atteggiamento solo grazie a figure come Boldrini e Kyenge, ci fa capire come esistano istituzioni sovranazionali che se non riformate rischiano di essere inutili. Giudizi tanto cattivi e ingiusti, soprattutto se raffrontato a quanto fatto su questi problemi da Malta o dalla Spagna dello idolatrato Zapatero, non dovrebbero trovare consensi da parte della nostra classe dirigente, ma questo non avviene per vigliaccheria, meschinità e provincialismo.

L’Italia sta facendo tutto ciò che può e ancora una volta è sola.

Bisognerebbe avere la fierezza di non dimenticare come il nostro paese per la sua povertà e per la sua ricchezza può ringraziare e incolpare solo se stesso. Più di ogni altra nazione occidentale noi italiani abbiamo vissuto del nostro lavoro non di speculazioni o sfruttando altri popoli. Il cosiddetto impero coloniale italiano, un’imbecillità geopolitica voluta dalla sinistra storica e da Mussolini, è stato più un costo che una rendita. Dovremmo ricordare anche al mondo e ai troppo smemorati di casa nostra, che i nostri emigranti sono sempre andati dove c’era necessità dandosi da fare senza avere nulla regalato e se avessero chiesto di essere accolti per spirito di solidarietà sarebbero stati presi a calci nel sedere, cosa che noi orgogliosamente non abbiamo mai fatto e non faremo mai.

Una cosa però è essere solidali e umani, altra è essere suicidi e idioti come desidera qualcuno. Stiamo per vendere le nostre aziende di stato cosa vogliamo fare spendere i ricavi in centri accoglienza? Nel nostro paese non solo le strutture per gli extracomunitari clandestini, ma tutte le cose pubbliche sono in cattive condizioni. Molte scuole sono a pezzi e rischiano di cadere in testa a insegnanti e bambini perché non ci sono i soldi per le manutenzioni, gli ospedali spesso funzionano a stento, le strade fanno acqua da tutte le parti, le famiglie difficilmente arrivano alla fine del mese. In un contesto come questo perché dovremmo spendere soldi nei centri di accoglienza anziché su quelle che dovrebbero essere priorità nazionali non meno gravi?

Non è un problema l’immigrazione se controllata e gestita con criteri razionali, lo è se caotica e sproporzionata. Sicuramente trasferire tutti gli africani in difficoltà in Italia o al massimo in Europa non è una soluzione come non lo è additare la legge Bossi Fini quale responsabile dei problemi del sud del mondo o delle tragedie che stiamo vivendo.

La pietà è nobile e giusta virtù, ma resta servile se non si accompagna al giusto amore di sé e all’uso della forza che ci è donato e che è peccato non raccogliere. Più di altri dovremmo sapere noi, popolo della Ginestra del Leopardi, che “ l’ L’irresoluzione è peggio della disperazione” e “ne’ guai non ci vuol pianto ma consiglio”.

Sta agli uomini fieri non agli spaventati dalla loro civiltà edificare il futuro .

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Informazione Quotidiana – Blog di Ottaviani :

http://cristianottaviani.tumblr.com/post/63375592395/lampedusa-la-pieta-e-la-fierezza

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