L’adozione per una coppia omosessuale. La Santa Sede insorge

By on 13 Gennaio 2013

 adozioni_gay di Stefania Paradiso

La Corte di Cassazione difende i diritti delle coppie omosessuali per quanto riguarda l’affidamento dei minori. Per la Suprema corte un minore può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia omosessuale perché si tratta di un “mero pregiudizio” sostenere che “sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”. Nemmeno il tempo di leggere la sentenza della Cassazione che ha definito la “famiglia gay non dannosa per figli” che subito il Vaticano ha preso una dura posizione, affermando che “i bambini non sono una merce”.

L’Avvenire il quale riportava la scritta “Decisione ambigua che crea sconcerto” ha però trovato una pronta  contro risposta  dai giudici, i quali hanno affermato che sono “solo pregiudizi”. Perchè il bambino adottato da una coppia gay debba essere una merce non si è capito. I bambini sono merce e derubati della loro infanzia quando vengono maltrattati, sfruttati, violentati, abbandonati. Quando sono amati, rispettati e voluti che siano in una famiglia “tradizionale” o in una  “differente” non si crea scompenso. L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del dicastero vaticano per la famiglia, afferma che “il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che, da che mondo è mondo, è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre. E se può accadere di nascere con un solo genitore, si tratta di “situazioni drammatiche”,  che non fanno testo”. L’Osservatorio dei diritti dei Minori  la definisce addirittura una “sentenza shock”. “La Cassazione giustamente afferma che non ci sono certezze scientifiche a questi preconcetti”, afferma Paola Concia, deputato del Pd “in realtà, ci sono tanti studi che dimostrano come l’orientamento sessuale all’interno di una coppia non condiziona in alcun modo la crescita di un bambino che ha necessità di amore e affetto”. L’Arcigay parla di sentenza storica. Il presidente Flavio Romani, ricorda che in Italia “esistono migliaia di figli e figlie di coppie omosessuali che sono discriminati per legge: è un orrore sociale e legislativo che va rapidamente superato”. Partire da un pregiudizio su un omosessuale in quanto omosessuale non è solo una violenza che si fa all’individuo, ma un colpo inferto alla convivenza civile, alla libertà e alla democrazia di un Paese, così come ha ricordato anche il presidente Napolitano, che nel corso della sua vita è stato testimone diretto delle aberrazioni scatenate da certi odi discriminatori. Il fatto che certe degenerazioni siano lontane nel tempo non deve far abbassare la guardia. La violenza omofoba ha causato migliaia di vittime e continua a creare disagi e difficoltà anche nelle nostre società. Moltissimi ragazzi nelle nostre scuole soffrono le irrisioni e le angherie dei propri compagni semplicemente perché gay. Agli omosessuali che cosa bisogna togliere? Il diritto di vivere la loro vita? I loro amori? Semmai il problema deve divenire di tipo culturale. Un bambino non sceglie come e dove nascere. Sta a noi adulti non maltrattarlo, non discriminarlo e isolarlo. Se tutti i figli imparassero che il loro amico di asilo, di scuola, di sport è solo un bambino e un amico e non additato come il figlio di due mamme, due papà, o di un single, il pregiudizio verrebbe meno. Noi dovremmo imparare dai bambini: per loro conta chi li ama e non il sesso che hanno. Hanno un adattamento e uno sguardo pulito che dovrebbe insegnarci a guardare avanti senza preconcetto.

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