La mentalita’ e il progresso dei popoli, di Clerici (Assoedilizia).

By on 7 Gennaio 2019

«La mentalita’ e il progresso dei popoli.» 
di Achille Colombo Clerici 
Milano, 7 gennaio 2019

La nostra e’ una cultura classica, ma non una cultura chiusa; sorda cioe’ alle istanze di rinnovamento improntato agli schemi di vita piu’ moderni.

Una cultura che affonda le sue radici in epoche lontane, nelle quali il possesso della terra era il solo fattore di potere.

Chi possedeva la terra vi ancorava la sua vita e quella della famiglia, la sua attivita’.
Il possesso della ricchezza mobile era funzionale al mantenimento della terra.
Quando, con il processo di industrializzazione, si verifica il massiccio fenomeno dell’inurbamento delle popolazioni rurali, nella mentalita’ dominante, alla terra si sostituisce l’immobile urbano.

Il sistema delle famiglie e’, in questo contesto, il vero fulcro della vita sociale ed economica dello Stato. E, nella famiglia, il fulcro della vita economica e’ rappresentato dall’immobile urbano.
Fino a qualche tempo fa era possibile mantenere in patrimonio l’immobile prescindendo dalla sua immediata redditivita’ ( parliamo degli immobili dalla scarsa funzionalita’ ) perche’ lo stesso era in grado di conservare il suo valore nel tempo: tanto che si parlava dell’immobile come del salvadanaio, per antonomasia, del risparmio privato. Ora cio’ non e’ piu’ possibile, tanto e’ gravoso il carico fiscale e gestionale del patrimonio immobiliare.

Con l’adesione dell’Italia alla U.E. siamo entrati in un sistema di regole che prescindono dalle nostre scelte.
Ebbene, le istituzioni economiche internazionali, quali l’ Ocse, il FMI, la Commissione Europea, la Bce, coltivano la convinzione che l’ammodernamento del nostro Paese passi attraverso una decisa e rapida trasformazione culturale, un cambio di mentalita’.
Ci si deve spostare, dalla gestione individuale del risparmio direttamente esercitata dalle famiglia, ad una gestione collettiva, attraverso intermediari finanziari.
Ci sono dunque imposte virtuose, in grado di produrrre crescita economica: sono quelle che, dissuadendo le famiglie dall’investimento diretto, possono indurle a spostare nel senso anzidetto i propri risparmi.
Ecco dunque la ragione dei ripetuti moniti provenienti a turno dai diversi soggetti internazionali affinche’ l’Italia sposti l’imposizione fiscale dalle persone alle cose, dal lavoro ai beni, dall’economia statica a quella dinamica o reale, che sarebbe poi, nella loro concezione, quella finanziaria.

Figlia di questa idea e’ la politica fiscale seguita dal Governo dei tecnici tra il 2011 ed il 2013.

Abbiamo assistito ad un pesantissimo inasprimento del carico fiscale su tutte le categorie di immobili; ma, come se non bastasse, si e’ varata una riforma catastale che, per esplicito riconoscimento del legislatore stesso, avrebbe potuto comportare gravi distorsioni, eliminabili attraverso “correttivi”, per altro macchinosi e di dubbia efficacia, di la’ da venire.

L’effetto psicologico sulle famiglie risparmiatrici e’ stato rovinoso: timori, perdita di fiducia. I valori immobiliari scesi vertiginosamente, il mercato bloccato. Un senso di impoverimento generale ha cominciato a diffondersi presso i risparmiatori immobiliari e non; i cittadini hanno ridotto drasticamente i consumi, e la crisi, da finanziaria che era, si e’ trasformata in crisi economica. Altro che imposte salutari ai fini della crescita: si e’ innescato un grave processo di recessione economica, i cui effetti di circolo viziozo stiamo ancora scontando.

Ma il danno non si e’ limitato ad una ingente perdita di ricchezza nazionale, derivante dal calo dei valori di tutto il patrimonio immobiliare italiano.

Ha avuto due altri gravi effetti collegati.
La crisi del mercato immobiliare ha generato una crisi del settore delle costruzioni con conseguente default di molte imprese.

Questo fattore, unito alla diminuzione dei valori immobiliari che si e’ ripercossa sul sistema delle garanzie reali in sede di finanziamenti bancari, ha dato luogo ad un abbassamento del rating degli Npl ( non performing loans ), creando serissime difficolta’ alle banche. Altra perdita ingente di ricchezza per il Paese.

Non solo, ma il sistema bancocentrico di finanziamento del nostro apparato industriale/commerciale non ha potuto che risentirne.
Terzo effetto perverso.

Quindi, una mossa sbagliata, tre scacchi subiti.
Come strategia non c’e’ male.

Morale: il miglior risultato non si ottiene coartando le culture, sostituendo le mappe mentali, terrorizzando i cittadini, sradicando cioe’ le mentalita’; ma assecondandole migliorandole con gradualita’, in modo tale che nel proprio alveo esse dispieghino i migliori effetti.

Achille Colombo Clerici Presidente di Europasia

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