La Juve domina la partita e stravince contro il Barcellona.

By on 12 Aprile 2017

La Juve vince 3-0 l’andata. Lo fa giocando una partita ai limiti della perfezione, specie nella ripresa, per quanto sia il primo tempo, con la doppietta di Dybala piazzata in poco più di venti minuti, a indirizzare la gara. Il Barcellona non esce ridimensionato dalla sfida, perché quando Messi riesce a ispirare è difficile non temere il peggio, ma di fatto, al di là di due pericoli creati con Iniesta e Suarez e sventati da Buffon, la Juve non concede nulla. E questo è un ulteriore merito dei bianconeri che con un Chiellini monumentale riescono anche ad arrotondare il punteggio.

Dopo venti secondi arriva già il primo tiro di Khedira, che è sì fuori misura, ma che dà l’idea delle intenzioni dei bianconeri. Ritmo e pressing sono altissimi e il Barça fa fatica a manovrare. La Juve invece appena può invece verticalizza e al 3′ crea già una ghiotta occasione da gol con il colpo di testa di Higuain che devia tra le braccia di Ter Stegen la punizione di Pjanic. Altri quattro minuti e la partenza al fulmicotone viene premiata. Higuain cambia gioco sulla tre quarti e pesca Cuadrado sulla destra: il colombiano entra in area, finta e contro finta e palla a Dybala che in un fazzoletto controlla, si gira e piazza il sinistro sul secondo palo rendendo vano il tuffo di Ter Stegen

Subito sotto di un gol il Barcellona deve necessariamente destarsi dal torpore. I catalani iniziano a prendere campo, pur non accelerando particolarmente le giocate. La Juve concede loro il possesso palla e inevitabilmente, prima o poi, avversari del genere il pericolo lo creano: Messi rifinisce per Iniesta, mettendolo solo davanti a Buffon, e il centrocampista cerca l’angolino, trovando però la manona del capitano bianconero che devia in angolo. Si fa giusto in tempo a tirare il fiato, che è già il momento di svuotare i polmoni, ma per esultare per il secondo capolavoro di Dybala: Mandzukic parte come un treno sulla sinistra palla al piede, arriva al confine dell’area e tocca centralmente per la Joya che di prima intenzione spedisce il raddoppio tra palo e portiere.

Il copione non cambia. Il Barcellona ricomincia a macinare gioco e la Juve aspetta, chiudendosi bene e concedendosi però qualche leggerezza di troppo quando è ora di ripartire. Pur finendo per  abbassarsi troppo i bianconeri riescono a tenere e sono ancora loro a farsi vedere più incisivi in avanti, prima  con la conclusione di Pjanic, servito da Cuadrado dopo un’azione simile a quella del primo gol, poi con il diagonale di Higuain respinto da Ter Stegen. L’impressione è che la difesa blaugrana soffra e non poco quando la Juve attacca; proprio per questo, dopo essere rientrati negli spogliatoi tra gli applausi dello Stadium, nella ripresa il compito è ritrovare l’aggressività dei primi minuti.

Luis Enrique inizia la ripresa con André Gomes al posto di Mathieu e accentrando Messi. La prima occasione è una rasoiata di Khedira non lontana dall’incrocio e se Iniesta arriva a scaricare il destro dal limite dell’area mettendo alto di un soffio, è Higuain ad avere due palloni più che invitanti. Il primo prova a piazzarlo, il secondo lo calcia di potenza, ma in entrambi i casi trova pronto Ter Stegen. Il portiere blaugrana però non può davvero fare nulla sulla terza conclusione che arriva dalle sue parti nel giro di pochi minuti: Pjanic va dalla bandierina, Chiellini resiste alle strattonate di Mascherano e manda il pallone a sbattere sul palo e ad addormentarsi in rete.

Il Barcellona questa volta accusa il colpo per qualche minuto, ma presto ricomincia a macinare gioco. Messi ha un’altra intuizione liberando Suarez al tiro e Buffon si supera sfiorando il pallone e mettendo il diagonale in angolo. Poco prima della mezz’ora Allegri opera il primo cambio, inserendo Lemina per Cuadrado, quindi tocca a Dybala uscire tra i meritatissimi applausi e lasciare il posto a Rincon, infine, al 44′ è Barzagli a sostituire Pjanic. Del resto, come comprensibile, negli ultimi minuti di gara i catalani provano a produrre il massimo sforzo.

Il PSG però insegna e tra otto giorni, al Camp Nou ci sarà da lottare ancora per novanta minuti. L’importante sarà farlo con la stessa intensità, la stessa voglia, la stessa fame di questa magnifica sera.

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