La Corea del Nord e la crisi dell’Ordine Mondiale.

By on 17 Aprile 2013

Corea-Ottavianidi Cristiano Ottaviani (*)

IQ. 17/04/2013 – La Corea del Nord ha dichiarato imminente il lancio di missili nucleari su Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. Dal 1945, anno di Hiroshima e Nagasaki, non si è mai andati così “apparentemente” vicini al rischio di un olocausto nucleare.

Sia chiaro il governo di Pyongyang è abituato ai bluff. Molti osservatori ci fanno notare come non sia la prima volta che i nord coreani ricorrano a giochi dalla tinte decisamente estreme per ottenere fondi e agevolazioni economiche.

E’ facilmente prevedibile che, nel caso di un ipotetico attacco, le armi coreane non abbiamo la forza sufficiente per arrivare a molti degli obiettivi indicati dalla propaganda, ma è pur vero che un solo missile nucleare, anche malamente esploso, basterebbe a causare un massacro di morti e uno tsunami radioattivo e ambientale.

Il capo della Corea del Nord Kim Jong-su è un ragazzo, nato nel 1983, che, nonostante la sua più che pingue fisionomia, sembra star largo nella divisa da “generalissimo” lasciatagli da un papà e un nonno dittatore. Ovviamente il potere degli incapaci è temibile quanto quello dei folli perché con chi recita a soggetto si rischia sempre di passare dalla farsa alla tragedia.

La dittatura di Kim Jong-un è uno degli ultimi fiori del “comunismo reale” dove la gente muore di fame e i diritti umani si trovano in una situazione ancora peggiore rispetto alla pancia delle persone in un clima di polizia, propaganda e terrore.

La Corea del Nord è sopravvissuta a se stessa con le sua costante mostruosità. E’ una terra immune al crollo del muro di Berlino, alla modernizzazione dell’Estremo Oriente e alla globalizzazione, grazie ai veti e ai reciproci interessi di Cina, Russia e Stati Uniti.

Se la Russia è interessata a conservare lo status quo di una Corea divisa per mantenere l’area in equilibrio, la Cina mira a controllare questo territorio per estendere il proprio perimetro difensivo e mostrare una sua presenza nel Sud Est Asiatico.

La Corea del Nord rappresenta un pericolo per quella del Sud sulla quale ha dichiarate mire annessionistiche e per il Giappone da cui è separata grazie ad un breve tratto di mare.

Gli Usa non sono mai intervenuti contro la Corea del Nord della quale hanno tollerato ripetute provocazioni, a causa della protezione di Mosca e soprattutto di Pechino, ma alla fine hanno tratto vantaggio dalla situazione, consolidando nel Pacifico la loro forza navale e militare. Oggi però i tempi stanno velocemente cambiando.

Gli Stati Uniti, come a suo tempo l’Impero Britannico, hanno sempre provato a dominare lo spazio oceanico dei “sette mari” per avere la salvaguardia anche militare della loro egemonia, basata sul commercio globale.

Questo obiettivo è stato raggiunto, sia pure tollerando qualche sedentaria o isolata potenza continentale, con la fine della guerra fredda. L’apogeo del potere americano va dalla presidenza di George Bush padre e la prima guerra in Iraq del 1991, alla dissennata seconda guerra di Bush figlio e alla crisi economica del 2008.

Lo storico inglese Niall Ferguson, nei suoi bellissimi saggi sulla storia degli Imperi anglosassoni, traccia un parallelo tra la crisi dell’egemonia britannica e quella americana.

Se il governo di Londra fosse stato saggio avrebbe creato nei primi anni del novecento, secondo il grande storico di Harvard, un direttorio tra grandi potenze internazionali che avrebbe evitato le due grandi guerre mondiali e probabilmente la fine dell’Impero britannico.

Pericolose eccentricità geopolitiche come la Corea del Nord possono vivere solo quando il sistema globale è esposto ad un caos eccessivo.

La classe dirigente occidentale a quanto pare è più presa a predare le rendite accumulate nel tempo e con duro lavoro dai propri popoli, piuttosto che costruire benessere, sicurezza e vera ricchezza.

Se ci fossero stati ancora vecchi leader occidentali come il principe di Bismarck o Benjamin Disraeli, artefici del Congresso di Berlino del 1878 in cui le grandi nazioni costituirono un solido ordine europeo e mondiale, molti problemi non si sarebbero posti.

In democrazia il realismo politico è spesso sostituito dalla demagogia e dagli interessi a breve termine delle oligarchie. Si tratta di un atteggiamento che può non procurare grandi danni nei momenti in cui si gode di un forte vantaggio, ma che non regge quando la competizione tra stati si fa più dura. Il problema non è solo di sistema, ma anche di cultura.

Occorre una nuova dottrina delle relazioni internazionali capace di conciliare la realpolitik ad una concreta difesa dei diritti umani. Non si può costituire un Ordine Mondiale solido, senza tenere conto che l’Occidente non è più solo a dettare le regole. Ci piaccia o no, dobbiamo accettare altre civiltà con cui in alcuni casi possiamo solo dialogare.

Bisogna chiamare Pechino alle sue responsabilità sulla Corea del Nord, ratificando pacificamente uno status quo che esiste da decenni. Sarebbe il primo passo per alleggerire un clima di tensione che porta tutte le grandi potenze continentali a diffidare degli Stati Uniti di cui non tollerano l’ambizione egemonica globale.

I risultati di un nuovo ordine, in cui gli americani e le forze occidentali riconoscono ufficialmente ad altre potenze proprie aree di influenza e interessi, potrebbe generare risultati importanti a cominciare dalla risoluzione della straziante situazione siriana, ma anche la tutela di minoranze come per esempio quella cattolica e tibetana in Cina.

Giappone e Corea del Sud devono essere invece chiamate, con la benedizione di Cina e Russia, a edificare con Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, tra cui esistono meschine conflittualità da superare, una nuova alleanza militare cooperativa nel Pacifico.

Barack Obama è uomo intelligente, sicuramente più capace, e ci voleva pochissimo, del suo predecessore. Il presidente americano sta cercando di costruire un sistema di garanzie sociale per il suo popolo, fortemente scosso dalla crisi economica. La sua politica estera è stata molto misurata e saggia, ma forse ha mancato, come nella costruzione del nuovo modello di welfare, di vera audacia.

Probabilmente Obama per edificare la sicurezza sociale e internazionale sta scegliendo le “ pietre sbagliate”, non puntando sul realismo e sul rispetto di ciò che consiglierebbe la ricca tradizione che ha fatto grande l’Occidente.

Il presidente eletto con lo slogan “ l’audacia della speranza” riuscirà a smettere di farci sperare passando all’ audacia con cui costruire realmente pace e benessere? La Corea del Nord potrebbe essere un inizio.

E’ soprattutto nelle crisi , come sapevano bene i suoi predecessori democratici J.F. Kennedy e F.D. Roosvelt , che si vede il valore di un leader ed il momento in cui si può incidere il sigillo del Bene sulla Storia.

(*) Giornalista Pubblicista – http://cristianottaviani.tumblr.com/post/47810883072/la-corea-del-nord-e-la-crisi-dellordine-mondiale

About Redazione

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.