L’occasione mancata.

By on 24 Aprile 2013

Parlamentodi Cristiano Ottaviani (*)

IQ. 24/04/2013 – Il Pd, tra i sorrisi un pò isterici e le sgomitate dei suoi giovani esponenti per le nuove poltrone, non si illuda.

La vittoria della Serracchiani in Friuli non è a favore della recente condotta del partito, ma un successo personale, legato alla specificità del territorio. La giovane esponente democratica è percepita infatti come diversa rispetto alla classe dirigente del suo partito ed è stimata da tutti giustamente come persona pulita. La vera battaglia, per tastare i nuovi rapporti di forza soprattutto tra Pd e Grillo, sarà tra un mese a Roma. Anche la guerra interna al partito del resto deve ancora decollare.

Matteo Orfini, furbissimo, vuole “bruciare” Renzi, candidandolo a Palazzo Chigi che,ambizioso come è sempre stato, un pò tentenna. Un governo guidato dal Sindaco di Firenze rischierebbe di logorare l’unico potenziale leader riformista della sinistra italiana e di aprire la strada ad una ricomposizione identitaria di questa in chiave statalista, laicista e laburista; progetto del resto caro ai “giovani turchi”, Vendola e Barca.

Nel partito le idee su quello che è successo sono ancora poco chiare. L’errore fatale non è stato non votare Rodotà, ma boicottare Prodi. Molti, persino i parlamentari democratici, dimenticano che una parte significativa dei loro elettori è cattolica e quindi avversa al laicismo ultrà di cui Rodotà è portabandiera. Poco dopo le elezioni il giurista calabrese era stato tra i primi della sinistra a teorizzare un’alleanza con i 5 Stelle, anzitutto su quelli che lui definisce diritti civili. Questa affermazione probabilmente non sarà sfuggita ai democratici di area “popolare” che coerentemente hanno espresso un veto. Rodotà inoltre ha un altro problema, è un “cane sciolto”, accreditato nei salotti buoni più come intellettuale che come uomo di potere e, dicerie raccontano, non ha avuto il tempo per prestare l’indispensabile giuramento che bisogna pronunciare per essere potenziale Presidente, non al popolo italiano per carità, ma al Vaticano, alla Nato e all’Unione Europea.Malignità.

Va detto inoltre, e qui la responsabilità del Pd è gravissima, che se il candidato della sinistra fosse arrivato a 450 voti alla quarta votazione, Rodotà, da quel grande gentiluomo e autentico democratico quale è, senza chiedere nulla in cambio, avrebbe ritirato la sua candidatura, consentendo ai 5 Stelle di convergere sabato mattina su Prodi.

Rodotà è stato chiaro, in un intervista rilasciata al Fatto, ha dichiarato a Silvia Truzzi che “Bersani non si è neanche degnato di chiamarlo per chiedergli di ritirare la candidatura”, a differenza di Prodi dispiaciuto per la situazione di conflitto venutasi a creare tra i due. L’ex presidente del consiglio dell’Ulivo, senza la mediazione del partito, aveva ottenuto de facto la rinuncia del rivale già venerdì pomeriggio visto che si era sentito rispondere: “ Questa telefonata dimostra di quale spessore politico diverso tu sia rispetto agli altri. Per quel che mi riguarda, ho fatto una dichiarazione concordata con i capigruppo del Movimento 5 Stelle le cui ultime parole sono: ‘Per parte mia non sarò d’ostacolo qualora il Movimento voglia prendere in considerazioni soluzioni diverse”.

Non si è potuto fare nulla a causa dei 101 traditori. Nel vecchio Pci, di cui persino i democratici liberali cominciano a sentire nostalgia, questi signori sarebbero stati “derattizzati” e indotti a lasciare il parlamento “ufficialmente” “per motivi di salute”, ora forse con il Pd diverranno ministri. Alcuni hanno scritto che i democratici somigliano alla vecchia Dc dilaniata dalla guerra di correnti e preda dei “ franchi tiratori”; l’insulto è da codice penale.

I democristiani erano “gommosi” fino all’inverosimile ma “serissimi peccatori” che si “uccidevano” e “gambizzavano” generosamente tra loro, ma con stile, senso della misura e con un certo leale e franco cameratismo che non metteva mai in imbarazzo l’organizzazione, le clientele e persino, oggi romantico anacronismo, gli elettori di riferimento e il Paese.

Bocciare Prodi per il Partito Democratico è un atto che ne certifica la morte. Prodi è stato infatti il padre del partito, non appoggiarlo, tra l’altro segretamente e vigliaccamente, per l’elezione a Presidente della Repubblica è una presa in giro nei confronti degli elettori e la prova evidente che il Pd finge di essere quello che non è.

“L’inciucio buono” tra 5 Stelle e sinistra sarebbe stato capace forse di costruire qualcosa di alternativo, rispetto al “fratello inciucio cattivo” che invece l’ha battuto. Come nei matrimoni di una volta, la sinistra, aristocratica e scafata ma esangue e sterile, avrebbe potuto sopravvivere e salvare la “casata” accoppiandosi con il vitale e plebeo movimento di Grillo e anche ai 5 stelle sarebbe convenuto prendersi il “buon partito” per mettere a frutto la bellezza data dalla gioventù prima di sfiorire. Se Prodi fosse arrivato al Quirinale, con il voto dei grillini, sarebbe nato un governo Sinistra-5Stelle che avrebbe attuato una politica di riforme, sviluppo e giustizia sociale, alternativa a quella di Monti e difficilmente si sarebbero affrontati i problemi della giustizia,così come desiderato da Berlusconi. I rivali infatti stavano impazzendo. Ma sono “se” e probabilmente questo governo comunque non sarebbe bastato ad evitare i guai che forse verranno.

Anzitutto perché sono in atto delle trasformazioni economiche internazionali gigantesche, in grado di alterare radicalmente qualsiasi assetto politico e poi perché Prodi, con la sua ottusa visione della storia, tutta numeri e progressi inevitabili, si sarebbe rifiutato di preparare il paese ad un’alternativa rispetto alla moneta unica. Il governo, il progetto e forse l’ispirazione, sia pure senza successo,però ci sarebbero stati e avrebbero avuto anima di sinistra, anzi di Pd.

Berlusconi e Monti lo avevano capito benissimo, una parte dei 101 deputati democratici avversi alla sinistra anche, mentre gli altri piddini “dissidenti”, inebriati dai cori “ Rodotà, Rodotà” e impettiti dallo slogan “ una Donna al Colle”, no.

Il sogno democratico per ora, si congeda. Forse tornerà la sinistra rossa,dura,pura e forse continueranno ad esserci, a maggior ragione, gli immobili e morbidi detentori del potere del sempre; o forse no, cambierà tutto e, dalla ceneri di una classe politica inetta e indegna, nascerà una nuova stagione di riformismo e crescita civile.

 (*) Giornalista Pubblicista

 

About Redazione

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.