Italia in basso per i servizi ai disabili

By on 29 Ottobre 2012

di Riccardo Fanales

Con 438 euro pro-capite annui, l’Italia si colloca al di sotto della media dei Paesi dell’Unione europea (531 euro) nella graduatoria delle risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità. E’ quanto emerge da una ricerca promossa dalla Fondazione Cesare Serono e realizzata dal Censis, basata sul confronto con gli altri Paesi europei dell’offerta di servizi per cronici e disabili da parte della sanità italiana.

In Francia si arriva a 547 euro per abitante all’anno, in Germania a 703 euro, nel Regno Unito a 754 euro. Secondo i dati emersi, in Italia le misure economiche erogate dall’Inps in favore di persone che hanno una limitata o nessuna capacità lavorativa sono pari a circa 4,6 milioni di prestazioni pensionistiche, di cui 1,5 milioni tra assegni ordinari di invalidità e pensioni di inabilità e 3,1 milioni per pensioni di invalidità civile, incluse le indennità di accompagnamento, per una spesa complessiva di circa 26 miliardi di euro all’anno.

Il nostro Paese e’ ancora molto indietro sul fronte dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, come dimostrano i dati sui tassi di occupazione. In Francia, dove il 4,6% della popolazione ha un riconoscimento amministrativo della propria condizione di disabilità, si arriva al 36% di occupati tra i 45-64enni disabili, mentre in Italia il tasso si ferma al 18,4% tra i 15-44enni e al 17% tra i 45-64enni.

Quanto all’inclusione scolastica, lo studio rileva che l’esperienza italiana rappresenta un’eccellenza per l’obbligo imposto alle scuole ad accettare alunni con disabilità, ma le risorse dedicate alle attività di sostegno e di integrazione degli alunni appaiono spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 2010-2011 circa il 10% delle famiglie ha presentato un ricorso al Tribunale civile o al Tribunale amministrativo regionale per ottenere un aumento delle ore di sostegno.

Accanto ad alcune buone pratiche legate a scelte coraggiose compiute in anni passati, vi sono “ampie zona d’ombra”; in alcuni territori sono cresciute esperienze di eccellenza ma sussiste una disuguaglianza profonda tra territorio e territorio ed una generale carenza di servizi.

Il modello italiano rimane fondamentalmente assistenzialistico e incentrato sulla delega alle famiglie, che conservano l’onere di provvedere autonomamente ai bisogni delle persone con disabilità. Poche le opportunità di rivolgersi a strutture e servizi che, sulla base di competenze professionali e risorse adeguate, potrebbero garantire livelli di assistenza migliori, ma anche la valorizzazione delle capacità e la promozione dell’autonomia delle persone.

Tra le ombre lo studio sottolinea anche la carenza di un dibattito pubblico sui diritti delle persone con disabilità: il tema ottiene con estrema difficoltà l’attenzione dei media e appare nelle agende pubbliche quando si immaginano recuperi di spesa anziché nuovi investimenti.

“Sono anni che denunciamo – inascoltati! – questa gravissima situazione, raccogliendo silenzio ed indifferenza. E annotando, anno dopo anno, la progressiva inesorabile regressione delle risorse a disposizione del sociale.”. Denuncia Pietro Barbieri, presidente della FISH: “Il disegno di legge di Stabilità prosegue nel solco segnato da chi ci ha governato negli ultimi anni, sul tracciato della convinzione che la spesa sociale sia un costo improduttivo da comprimere ed eliminare…Nel Paese sale una disperata e sempre più diffusa protesta”.

A Roma il Comitato 16 novembre manifesta già da giorni, con presidi e scioperi della fame, per richiedere adeguate e certe risorse per i disabili gravissimi e contributi per garantire la permanenza dignitosa presso la propria abitazione.

Le organizzazioni sociali e del sociale non ci stanno e scendono in piazza, l’appuntamento a Roma mercoledì 31 ottobre: un’intera giornata di mobilitazione, musica e proposte organizzata dalla Rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” che raccoglie l’adesione di 40 organizzazioni sociali e sindacali. In mattinata sono previsti flash mob in vari punti della Capitale e un presidio in piazza Montecitorio. La giornata si concluderà in piazza Farnese dove, nel pomeriggio, si alterneranno sul palco testimonianze dal sociale e musica.

L’obiettivo della manifestazione è quello di chiedere al governo una decisa inversione di tendenza nella manovra di bilancio 2013: basta tagli al sociale e rilancio delle politiche di welfare per lo sviluppo dell’Italia. Ossia: mettere in moto una politica di investimenti nel sociale (rifinanziamento dei fondi azzerati: FNPS – Fondo per la non autosufficienza – Fondo per l’infanzia) che generi lavoro, solidarietà, coesione, sostegno alle fasce economiche più povere.

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