Il quadro macroeconomico e sociale

By on 23 Maggio 2013

istatIQ. 23/05/2013 – L’andamento marcatamente negativo del ciclo economico italiano per il 2012 è stato guidato dalla caduta della domanda interna.

L’occupazione ha risentito del peggioramento dell’economia soprattutto nella parte finale dell’anno e nei primi mesi del 2013. Ad un calo degli occupati relativamente contenuto rispetto all’andamento dell’attività economica, è però corrisposta una riduzione più decisa delle ore di lavoro, in conseguenza dell’incremento della quota di occupati a tempo parziale e di un consistente ricorso alla Cassa integrazione guadagni. La flessione degli occupati si è concentrata, ancora una volta, tra i più giovani di entrambi i sessi.

Il tasso di disoccupazione, al 9,6 per cento a gennaio 2012, ha toccato l’11,5 per cento a marzo di quest’anno, anche in ragione della consistente riduzione dell’inattività. Cresce ancora e in misura significativa – di ben sei punti percentuali – il tasso di disoccupazione giovanile. Un altro segnale di criticità viene dal tasso di disoccupazione di lunga durata che sale di 1,2 punti.

Nonostante il quadro recessivo, l’inflazione al consumo è rimasta sostenuta fino ai mesi estivi e ha iniziato a ridursi, e in maniera decisa, solo a partire dall’ultimo trimestre dell’anno.

La significativa diminuzione del reddito disponibile delle famiglie si è riflessa in un forte calo della spesa per consumi – molto superiore a quella della crisi del 2008-2009 – e in un’ulteriore diminuzione della propensione al risparmio, che raggiunge il suo minimo storico. Quest’ultima, un tempo punto di forza del sistema italiano, pur risultando ancora superiore a quella misurata in Spagna, si è attestata su livelli sensibilmente inferiori rispetto a quella delle famiglie tedesche e francesi, avvicinandosi addirittura a quella del Regno Unito, tradizionalmente la più bassa d’Europa.

Alle sopravvenute difficoltà economiche le famiglie hanno risposto riducendo la quantità o qualità dei prodotti acquistati, preferendo centri di distribuzione a più basso costo. L’incremento di incidenza di questi comportamenti di consumo è stato sensibile, in modo particolare al Nord, anche se è il Mezzogiorno l’area più interessata dal fenomeno.

Anche gli indicatori di disagio economico hanno segnato un ulteriore peggioramento e la deprivazione materiale delle famiglie, compresa quella grave, ha cominciato a interessare anche nuove fasce della popolazione.

La caduta della domanda interna non è da imputare solo ai consumi ma si è estesa anche alla componente degli investimenti, che hanno risentito delle difficili condizioni di finanziamento.

Dalle valutazioni delle imprese, emerge a partire dalla fine del 2011 un generale e persistente inasprimento delle condizioni di accesso al credito, con un ritorno su livelli assimilabili a quelli del 2008 ed una durata di tali fenomeni molto più estesa. Per i casi di razionamento le difficoltà sono state maggiori per le piccole imprese durante tutto il 2012 e anche nei primi mesi del 2013 il divario dimensionale non appare ridursi.

La recessione dell’ultimo anno e mezzo ha coinvolto tutti i principali settori produttivi, provocando una profonda e generalizzata caduta del valore aggiunto. Colpite in modo particolare le costruzioni, seguite dall’agricoltura e dall’industria. Anche sul settore terziario ha pesato l’intonazione negativa della domanda, seppure con un impatto inferiore a quello osservato per il settore manifatturiero.

A partire dal 2011 la domanda estera ha ripreso, dopo molti anni, il ruolo di principale motore della crescita ed in questo momento è l’unica componente che sta attenuando la profondità della recessione. Nel corso del 2012 la domanda estera netta ha fornito un impulso positivo all’espansione del Pil in tutti i trimestri dell’anno, ridimensionando tuttavia progressivamente il proprio contributo alla crescita. La forte contrazione sperimentata dalle importazioni ha permesso di conseguire un significativo avanzo commerciale.

La domanda proveniente dagli altri paesi sostiene anche il settore turistico dove in conseguenza della generale riorganizzazione dei comportamenti di spesa delle famiglie italiane si è verificata una consistente flessione della domanda per ragioni di svago dei residenti, controbilanciata dalle presenze dei turisti stranieri, che sono invece aumentate nell’ultimo anno.

Le condizioni negative del ciclo si sono trasferite sui parametri di finanza pubblica, nonostante l’azione di risanamento operata sui conti pubblici. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è sceso al 3 per cento, grazie a un consistente avanzo primario; stante la debolezza dell’economia, l’incidenza del debito sul Pil è comunque aumentata, arrivando al 127 per cento.

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