Il Decaduto

By on 28 Novembre 2013

di Cristiano Ottaviani (*)

Silvio Berlusconi è decaduto. I moralisti e gli illusi esultano convinti che così si sia risolta la grande anomalia repubblicana che ci impedisce di essere moderni. Magari.

Berlusconi in questa disgregata e malfunzionante democrazia non è l’eccezione, ma una delle tante.anomalie Sia chiaro il cavaliere per indole si presta a focalizzare l’attenzione più di altri e la sua decadenza è pienamente legittima. Per me del resto già nel 1994 il leader del centro destra avrebbe dovuto essere ineleggibile, visto il suo macroscopico conflitto di interessi, ma ridurre alla sua persona i problemi del paese non basta.

Contro di lui a livello personale non ho nulla, anzi personalmente mi è simpatico Mi piace il calore umano, l’intelligenza pratica, svelta , mercuriale che lo contraddistingue. Molti obiettano che ha costruito il suo impero prendendo soldi in maniera illecita. Può essere, ma il suo “non olet”, per nulla schizzinoso,lo ha fatto fiorire come pochi altri, divenendo uno dei rari capitani d’azienda italiani di livello mondiale.

Il vero difetto di Berlusconi per me è che non ama la “vera” politica e non la capisce . La cosa pubblica è per lui una protesi con cui estendere il proprio dirompente e narcisistico io e farsi gli affari suoi. Questa mancanza di vera vocazione e di comprensione per quella che resta la nobilissima arte della cosa pubblica spiega il suo fallimento. Berlusconi. quanto è pugnace e indomito nel farsi i propri interessi , tanto è lassista e debole nel servire quelli degli italiani. Il suo problema non è insomma quello di essere cattivo ma incapace .

Quando 19 anni fa entrò in politica il suo progetto liberal nazionale accese molte speranze in diversi strati della popolazione traumatizzati da un sistema logoro e inefficiente. Molti si illusero che potesse essere un modernizzatore.

In realtà da subito si è mostrato per quello che è: un geniale uomo di comunicazione e un abilissimo padrone del potere, ma anche un cinico conservatore dello status quo se a lui favorevole.

I suoi successi elettorali sono dovuti in parte al tempismo e al fiuto, che lo porta a sintonizzarsi con il popolo italiano di cui condivide gli istinti in maniera simbiotica, ma anche agli avversari imbelli con cui, fortuna sua ,sfortuna nostra, si è confrontato in questi due decenni.

Da populista ha riportato alla luce temi eretici per la cultura repubblicana come la dignità nazionale, l’ordine, la possibilità di intraprendere e arricchirsi senza dover fronteggiare una burocrazia inefficiente e pletorica. Lo ha fatto a modo suo, da demagogo più che da uomo di governo e infatti non ha risolto alcun problema, lasciando il paese in una situazione infinitamente peggiore rispetto a quella trovata.

Giocando con la fantasia ho sempre pensato che Berlusconi sarebbe stato ricordato dalla storia in maniera più positiva se non fosse “sceso in campo”. Avrebbe potuto divenire un editore internazionale come il magnate australiano Murdoch e avrebbe potuto essere, come lui, regista occulto di un ordine neo con.

Se fosse stato un “vero” politico avrebbe usato la sua forza, che è notevole , non per fare lo statista liberale, anche perché pur volendo gli italiani non glielo avrebbero permesso, ma per edificare una potente signoria.

Il suo istinto gli avrebbe fatto dire no all’Euro e lo avrebbe portato ad allentare i legami con l’Unione per stringere invece quelli con la Libia e Putin; tutte cose che, se fatte non seguendo interessi solo parziali ma nazionali, avrebbero prodotto certi risultati. Avremmo avuto forse così petrolio, gas, controlli dell’immigrazione oltre a vasti spazi commerciali.

Liberista per istinto più che per cultura ,Silvio “il magnifico” avrebbe privatizzato ospedali, scuole e welfare, affidandoli all’ alleata chiesa e agli “amici bianchi”,mentre le tasse , come in tutte gli stati veramente oligarchici e mercantili, si sarebbero ridotte all’osso.Per far riprendere l’economia  non solo avrebbe “dato il via”, ma realizzato grandi opere, portando se necessario il debito pubblico, controllato dai suoi concittadini, ai livelli giapponesi.Un grande carnevale italiano, non privo di cultura, avrebbe attirato con l’estetica e il lusso turisti e acquirenti da tutto il mondo.

Avremmo avuto così, in pieno mediterraneo, uno stato pirata ,protetto dagli americani di cui saremmo ,come oggi , vassalli in cambio però di concessioni fatte alla nazione non alle lobby, anche perché quelle avverse non sarebbero esistite.

Questa signoria rinascimentale, poco democratica, ma alla fine ricca, funzionante e discretamente potente sarebbe stata molto probabilmente preferibile rispetto alla “repubblica dei poteri altrui” ,cara a Re Giorgio e alla marzialità scoutistica di Enrico Letta.

Insomma saremmo stati, forse alla fine, un po’ meno peggio di oggi e il compito dei democratici della generazione dopo avrebbe dovuto essere quello di incivilire il sultanato non di rovistare, come purtroppo si prospetta, tra spazzatura e macerie.

La provocazione è utile per ribadire il difetto principale di Berlusconi che non è tanto quello di essere disonesto o di avere chissà quale tare morali, ma di essere un politico debole e incapace.

La speranza che, a quasi ottanta anni, la batosta subita lo faccia desistere dalla politica è vana. Presto, con il suo sgangherato esercito di Scilipoti, pitonesse e ballerine, tonerà in campo, perché Silvio, il decaduto, è presente. Non potrebbe essere altrimenti: un’ anomalo come lui, più spettro e fantasia che “vero” politico , non può mancare in uno stato che non c’è.

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore Informazione Quotidiana

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