Il Decadente

By on 14 Settembre 2013

BerluscaIQ. 14/09/2013 – di Cristiano Ottaviani (*)

“Una Repubblica bene ordinata debbe

aprire le vie a chi cerca favori per vie pubbliche, e chiuderle a chi li cerca per vie private”

( Niccolò Machiavelli)

Silvio Berlusconi sta affrontando i giorni più duri della sua vita politica, ma come al solito quando si tratta di difendere i propri interessi sa essere indomito.

Non credo che la stampa ci stia dando l’esatto quadro di ciò che sta avvenendo.

I “rumori” dei “berluscones” sono solo una cortina fumogena dietro la quale si stanno muovendo le grandi manovre condotte da Gianni Letta, Confalonieri ed Ennio Doris per negoziare la difficile partita con i suoi risvolti politici e patrimoniali.

Berlusconi è un uomo scaltrissimo, pochi come lui sono abili a contrattare e volgere gli eventi anche difficili a proprio vantaggio.

Sicuramente in questa vicenda il tempo è un fattore determinante. Potrebbe servire per trovare un numero di deputati a favore di un nuovo governo o, più realisticamente come ha osservato con malizia Il Fatto, “obiettori di coscienza” pronti a votare contro la “decadenza”.

Chiariamoci. Il problema Berlusconi non è solo giuridico ma anche politico, su ciò hanno ragione i suoi sostenitori.

Berlusconi non è semplicemente il leader del centro destra, ma è il centro destra.

Tutto il Pdl si regge sulla sua persona, mentre gli alleati minori, tra cui Lega e Fratelli d’Italia che sono all’opposizione, difficilmente potrebbero reggere senza dominus a cui devono la loro presenza parlamentare.

Come durante Tangentopoli la magistratura ha agito destabilizzando il sistema. Ovviamente stando in uno stato di diritto i giudici fanno bene a svolgere il loro dovere, ma non si possono non trattare effetti che stravolgono il sistema paese in maniera non-politica.

Questo principio tuttavia è astratto e va tradotto nelle realtà specifiche.

Nel 1992/93 le inchieste di Tangentopoli andarono a colpire un problema che era anche politico, ovvero il cattivo funzionamento dei partiti e del loro sistema di finanziamento legato a fondi neri e agli appalti truccati.

In quel contesto storico il problema “politico” avrebbe dovuto essere affrontato con analogo criterio.

Se si fosse seguita questa strada, non avremmo avuto la morte dei partiti che avevano assicurato, sia pure tra mille difetti, lo sviluppo dell’Italia dal dopoguerra .

Si sarebbero prese le opportune misure per creare un sistema di finanziamento della politica moderno e innovare la classe dirigente, distinguendo chi aveva rubato per sé e chi aveva consentito un finanziamento illecito al suo partito. Ci si affidò invece al “moralismo astratto”, che soffoca sempre le soluzioni concrete, e si finì per ereditare il peggio del sistema.

Oggi il problema “politico” Berlusconi si collega ad un reato personale e privato: la frode fiscale.

Non stiamo di fronte ad inchieste, ma a sentenze della corte di cassazione quindi invocare ogni ragionamento garantistico non ha il benché minimo senso.

I forconi non sono quelli di chi vuole eseguita una sentenza stabilita nel massimo grado di giudizio, ma di chi vuole impedirla.

Se il Senato dichiarasse decaduto Berlusconi la Repubblica si rafforzerebbe.

La sua decadenza, oltre ad essere perfettamente legale e a ripristinare il primato del diritto in uno Stato dove questo principio vacilla pericolosamente, avrebbe anche il merito di riaffermare altri due primati collegati tra loro quello della “politica” e della “democrazia”

La democrazia politica, ordinata in sistema, non è mai scontata, né perfetta, ma ha una sua fisionomia minima che se alterata apre scenari di grande pericolo.

Se il Senato infatti applicasse una legge che è requisito minimo di un sistema politico degno di dirsi occidentale, finirebbe l’incubo che da 20 anni vive il nostro paese.

Solo l’Italia tra i popoli civili ha un ricchissimo signore, proprietario di tre tv e diversi giornali, che può impunemente seguire i propri interessi privati da leader politico e di governo all’interno delle istituzioni.

Questa problema avrebbe dovuta essere chiaro già 20 anni fa quando Berlusconi ha fatto la sua “scesa in campo”, consentita dal clima “impolitico” creato nel drammatico periodo 92-94.

Un reato penale e personale giudicato in maniera definitiva, come la frode fiscale accertata dalla Cassazione, è la necrosi finale di un’anomalia che si è fatta evidente.

Berlusconi ha già detto che nonostante i suoi 77 anni suonati, nel caso in cui dovesse decadere da senatore, continuerà a fare politica da fuori il palazzo in maniera non molto diversa da come fa Grillo con i 5 stelle.

Bene. Sancire un minimo di confine parlamentare già potrebbe essere la base per riportare lo scontro politico a posizioni più decorose e ristabilire prospettive meno insane rispetto alle attuali.

L’anomalo centro destra italiano dovrebbe cominciare a mettere in conto un futuro senza cavaliere con un sistema mediatico più equilibrato e senza disporre della forza economica che oggi Mediaset offre.

Può farlo? Sì, se rinnova la sua classe dirigente “berlusconizzata” e inizia a parlare meno di cose che riguardano il cavaliere e più dell’Italia, formulando proposte che interessano la società reali rendendo così più seria, attraverso una competizione costruttiva, anche la sinistra.

In altre parole con una democrazia politica più forte gli schieramenti partitici tornerebbero alla loro funzione originaria, selezionando persone capaci e affrontando temi importanti, rendendoci più simili alle altre nazioni avanzate.

Non illudiamoci la partita apparentemente scontata non è facile.

Avere una democrazia debole è un lusso desiderato non solo dai politici del Pdl ma anche da molti della sinistra per motivi sostanzialmente analoghi. Il malessere degli ultimi venti anni si collega a questa irrisolta malattia. Risvegliare la democrazia con le sue regole e la sua corretta competizione potrebbe essere una “ghigliottina” per gli incapaci e una fortuna per i meritevoli e la collettività.

Con il voto sulla decadenza di Berlusconi non è in gioco solo una questione di diritto. Bisogna scegliere se fare l’ennesimo passo avanti verso lo sfascio del sistema, che in questo modo diverrebbe ancora più personalistico e antidemocratico quindi maggiormente distante dai problemi reali delle persone, o affermare le regole basilari che devono reggere una ordinata Repubblica.

Non si tratta di questioni personali, è solo Politica.

 (*) Giornalista-Pubblicista; Vicecaporedattore Nazionale Informazione Quotidiana

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