Il contributo delle Università Romane al 5° Congresso Nazionale ICAR su AIDS

By on 14 Maggio 2013

HIVIQ. 14/05/2013 – Inaugurato a Torino il V Congresso Nazionale ICAR, Italian Conference on AIDS and retrovirus.

Hiv: Italia prima al mondo per aspettativa di vita di malati in terapia

Dalle università di Roma l’importante contributo dei ricercatori, che “hanno posto le basi epidemiologiche per misurare l’influenza delle espressioni di tali fattori sulla variabilità del virus e sulla funzionalità della risposta immune”.

Sono oltre 600 gli specialisti presenti a Torino per la V edizione di I.C.A.R., Italian Conference on AIDS and Retrovirus, promosso da SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali. Il congresso nazionale sull’AIDS, i cui lavori si svolgeranno sino a martedì 14, si propone di offrire alla comunità scientifica ed alle associazioni del volontariato un ambito di confronto, discussione e crescita su quanto attiene a prevenzione diagnosi e cura dell’infezione da HIV e delle patologie correlate e alla promozione della ricerca scientifica in questo campo.

“Dall’ICAR di Torino emergono importanti conoscenze anche nel campo della comprensione dei fattori dell’ospite che influenzano la progressione dell’infezione – sottolinea Guido Antonelli, Professore ordinario di virologia della Sapienza e responsabile UOC del Policlinico Umberto I – Sono state molte le relazioni sul tema che enfatizzano come la comprensione del ruolo svolto dai suddetti fattori possa avere delle importanti applicazioni in ambito diagnostico e terapeutico. Importante è stato il contributo dei giovani ricercatori delle università romane, che hanno posto le basi epidemiologiche per misurare l’influenza delle espressioni di tali fattori sulla variabilità del virus e sulla funzionalità della risposta immune”.

Ampio spazio sarà dedicato al primato italiano sulla terapia antiretrovirale: secondo uno studio internazionale pubblicato nel 2013 al CROI di Atlanta, l’aspettativa di vita in Italia per un paziente con Hiv, regolarmente in terapia, è la più alta rispetto al resto del mondo. Questa ricerca, infatti, ha messo a confronto, tra tutti i registri nazionali, le segnalazioni di infezioni, miglioramenti e decessi dei soggetti in terapia. “In Europa la differenza non è particolarmente rilevante: Francia, Spagna e Germania presentano dati più o meno simili – spiega il Prof. Giovanni Di Perri, Presidente del Congresso per SIMIT – Sorprende, invece, lo scarto italiano, in positivo, con i dati degli Stati Uniti. Sono cambiati anche i costumi sociali: l’hiv si trasmette sempre di più con i rapporti sessuali, mentre negli anni Ottanta era soprattutto causata dallo scambio di siringhe infette: oggi l’80% delle nuove infezioni deriva da rapporto sessuale non protetto. L’età media dei pazienti è di 30-40anni, mentre fino al 2000 fa era tra i 20 e 30anni: un dato importante, perché sembrerebbe che i nostri pazienti stiano “invecchiando naturalmente”, con tutti gli acciacchi e le malattie legate all’età”.

Durante il congresso, inoltre, si parlerà anche di una delle più importanti novità nell’ambito della ricerca scientifica, la terapia antiretrovirale, che apporterebbe un notevole cambiamento nel quotidiano del paziente, sia da un punto di vista economico, che da un punto di vista di qualità della vita. La somministrazione di questa terapia determina l’inibizione della moltiplicazione del virus HIV e si associa al ripristino delle difese immunitarie. Nelle migliori condizioni di esercizio terapeutico l’aspettativa di vita di un paziente con infezione da HIV regolarmente in terapia inizia ad approssimarsi a quella della popolazione generale. E’ ovvio che se la terapia venisse interrotta l’infezione da HIV riprenderebbe il suo decorso naturale ed il paziente sarebbe nuovamente a rischio di decesso.

“La ricerca industriale porta a nuove soluzioni farmaceutiche più tollerate e più comode da assumere – – come ad esempio la disponibilità di una singola compressa contenente tre principi, e quindi l’intera terapia da assumere solo una volta al giorno. Dall’altra numerosi ricercatori clinici stanno perseguendo strategie di induzione-mantenimento, ovvero caratterizzate da un inizio di terapia regolare con tre farmaci e successivamente, una volta ottenuto un certo grado di beneficio iniziale, dalla prosecuzione con due o addirittura un solo farmaco in modo da alleggerire l’impegno terapeutico del paziente, l’eventuale tossicità a lungo termine della terapia e quindi anche riducendo i costi della stessa.

ICAR, il Convegno di Torino si pone l’obiettivo di favorire i collegamenti tra ricerca di base e pratica clinica per l’ottimizzazione della cura, rilanciando una stretta collaborazione scientifica tra le diverse competenze in campo, focalizzando tra l’altro l’attenzione su l’individualizzazione delle terapie grazie all’interazione tra farmacologia clinica, farmacocinetica e farmacogenetica degli antiretrovirali e sui progressi in virologia, immunologia e genetica dell’ospite in relazione al rischio di progressione di malattia. In considerazione del fatto che tale terapia personalizzata può durare anche fino a 40 anni. Una specifica attenzione verrà dedicata alle criticità nelle nuove strategie di prevenzione. A questi fini, verrà il più possibile favorito il coinvolgimento nel congresso di professionalità diverse e dei Soci delle diverse società scientifiche che partecipano a ICAR.

 

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