Il caso della Deputata Sarti.

By on 28 Febbraio 2019

Per la Procura di Rimini non è rilevante sentire Rocco Casalino o Silvia Loquenzi sulla denuncia della deputata Giulia Sarti all’ex compagno Andrea Tibushe Bogdan, anche se il portavoce di Palazzo Chigi e il responsabile comunicazione M5s venivano citati in una chat tra i due come coloro che avrebbero “suggerito” a Sarti di denunciare l’ex. Così come non è compito dei pm, si legge negli atti, accertare la volontarietà o meno delle omissioni nei versamenti dei rimborsi al Movimento. Mentre l’ex compagno della parlamentare valuta se presentare una controdenuncia per calunnia o avviare un’azione civile di risarcimento, la linea su cui si muovono gli inquirenti riminesi sembra chiara: tenere l’aspetto giudiziario, tutto sommato semplice e in parte risolto, ben distinto dal piano politico che da ieri invece si è incendiato proprio con le notizie dell’inchiesta. Con Sarti che si è dimessa da presidente della commissione Giustizia della Camera e autosospesa dai 5 Stelle dopo che la Procura della città romagnola ha chiesto l’archiviazione del fascicolo nato dalla sua querela, presentata un anno fa. L’indagine sulla presunta appropriazione indebita sui bonifici con cui la parlamentare M5s avrebbe dovuto destinare parte dello stipendio a un fondo per il microcredito, come prescrive il Movimento, si è conclusa con l’assenza di prove nei confronti di Bogdan. Nella richiesta firmata dal procuratore capo Elisabetta Melotti e dal pm Davide Ercolani si sottolinea come non vi siano elementi idonei a sostenere che l’indagato abbia sottratto le somme senza che Sarti avesse autorizzato, “quantomeno implicitamente”, le operazioni. Se da un lato “può ritenersi assodata un’incapacità a gestire le proprie risorse finanziarie” da parte di lei, dall’altro gli elementi acquisiti “non consentono di affermare che i prelievi siano stati eseguiti consapevolmente” da Bogdan, contro la volontà della deputata.

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