I fiori del latte con Biagio Izzo

By on 21 Dicembre 2018

“I fiori del Latte” è la storia della produzione artigianale, una vera commedia comica che si presenta come un grande mosaico, di cui si definiscono progressivamente i dettagli “a mano a mano” che i protagonisti, i quali  parlano in prima persona, raccontano le vicende delle loro vite all’interno di uno pseudo caseificio di prossima apertura dal nome “ I fiori del latte” accanto all’attore e comico napoletano Biagio Izzo , al timone della rappresentazione teatrale.

Una stagione teatrale 2018-2019 , curata dal direttore artistico Alfredo De Luca della Dedo Eventi in collaborazione con For&ver di Nestore Verre e con il patrocinio del Comune di Rende, che prima dell’inizio dello spettacolo assegnano alcuni riconoscimenti agli sponsor , nel costante ringraziamento al pubblico che ha deciso di seguire la rassegna del Cinema Teatro Garden.

La commedia scritta da Eduardo Tartaglia, con la regia di Giuseppe Miale DI Mauro, il cui cast oltre al protagonista Biagio Izzo nel ruolo di Aniello, è formato da Mario Porfito, Angela De Matteo,Stefano Jotti,Stefano Meglio e Ivan Senin, attori capaci di rappresentare e portare in scena la dimensione morale di un  tema di grande impatto sociale, quale la “Terra dei Fuochi”, unendo all’ironia elementi di sana vita quotidiana , tipici della commedia di Eduardo De Filippo.

Quanto all’inizio,se con questo si vuole intendere il momento iniziale del debutto sul palcoscenico,non possiamo che constatare gli artifici e la catena dialogica di Izzo “nazionale”, che accompagna il suo pubblico con un linguaggio carico di significati, una performance forte e poliespressiva che ci riporta, per quanto singolare possa apparire, al suo esordio di attore comico napoletano, un napoletano verace che riesce ad interpretare un dramma e nello stesso tempo a mostrare l’aspetto goliardico,scandito da battute  del personaggio che interpreta , identificabile nella storia narrata.

Si tratta di due cugini, Aniello e Costantino, che decidono di aprire nel comune a cui viene affidato il nome di fantasia “Casal di Sotto  Scalo” un caseificio, il cui intento è quello di produrre prodotti  “bio”, tutto al naturale e senza additivi chimici. La storia prende forma quando i due cugini scoprono che alcuni bidoni ( dove vengono anche conservate le mozzarelle) potrebbero essere stati contaminati, a tal punto il loro sogno di diventare un caseificio all’avanguardia, fiore all’occhiello della zona, sta per trasformarsi in un incubo, dove al posto dell’entusiasmo subentra la paura, il rimorso, il dover fare i conti con la propria coscienza,sperando sempre che i loro prodotti caseari non siano dannosi o pericolosi  a scapito della gente del posto, dei vicini a cui sono legati ( per ogni persona del paese i cugini hanno in tasca una descrizione , un ricordo oppure un aneddoto che raffigura  quella persona, quasi a dispiegare le costruzioni del business a favore dei rapporti umani). Ritorna l’amore per Aniello, una sua vecchia fiamma dall’Ucraina, che nel bel mezzo del racconto si incastra bene al centro dell’agire dello stesso Aniello, ricolmo di sogni infranti e anche delusioni; ci si riferisce ad un agire che tende a sottolineare il termine “azione”, e che può essere reso intellegibile attraverso delle condotte culturalmente plausibili, come il non voler aprire il caseificio per non arrecare danni alla gente, richiamando all’attenzione particolari e dettagli di ognuno, al fine di contrastare il baratro  del male che vede nella terra dei rifiuti, dei fuochi lo spettro della società, delle istituzioni “spesso assenti” al grido di chi chiede aiuto, sostegno e soprattutto diritto alla salute.

 

a cura di Matteo Spagnuolo

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