Gli svantaggiati ed il pubblico impiego

By on 4 Settembre 2013

bandiera_italianadi Riccardo Fanales

La Pubblica Amministrazione avrà l’obbligo di assumere la quota di riserva di persone svantaggiate, tra cui i disabili, anche se in soprannumero rispetto alle dotazioni organiche.

Il decreto legge in materia di razionalizzazione nelle Pubbliche amministrazioni, in vigore dal primo settembre, sembra così chiarire definitivamente la questione, ribaltando di fatto l’opinione della Funzione pubblica.

Questa infatti, nel parere Dfp 23580/2013 fornito in primavera all’Inps, aveva negato tale possibilità in nome dei vincoli di spesa, suscitando così un coro di proteste e manifestazioni da parte di famiglie ed associazioni.

Il provvedimento, come spiega il ministro del Welfare Giovannini, all’articolo 7, commi 6 e 7, contiene infatti una deroga al divieto di nuove assunzioni per le amministrazioni con personale in eccedenza o in soprannumero.

Le amministrazioni pubbliche procederanno a rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette sulla base delle quote e dei criteri di computo previsti dalla normativa vigente, tenendo conto della dotazione organica, anche nel caso in cui l’amministrazione interessata sia in situazione di soprannumerarietà.

Al Dipartimento per la Funzione pubblica e al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per quanto di rispettiva competenza, spetterà il monitoraggio dell’adempimento dell’obbligo di assunzione.

Inoltre nella Pubblica amministrazione, sempre da settembre, potranno essere assunti anche gli extracomunitari. Questa novità grazie alla legge europea 2013, appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che fissa però due condizioni precise:

I cittadini extracomunitari potranno partecipare ai concorsi pubblici solo se sono titolari di un permesso Ue per lungo soggiornanti (la cosiddetta carta di soggiorno), dello status di rifugiato o dello status di protezione sussidiaria.

Potranno poi aspirare a posti che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale, come esercito o polizia, ma sarà possibile insegnare nelle scuole pubbliche italiane, lavorare negli uffici comunali, operare negli ospedali.

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