Giuseppe Battiston in Churchill: un profilo da statista

By on 6 Febbraio 2019

Ecco:certe storie hanno per oggetto qualcosa di simile ai “racconti dietro le storie”, dove la quotidianità può cambiare il corso stesso della storia, il verso del racconto, rammentando le storie che emergono a tratti all’interno di certi racconti.

E’ la storia di Winston Churchill, primo Ministro del Regno Unito, cancelliere dello Scacchiere,Primo Lord dell’Ammiraglio, Segretario di stato per gli Affari Interni, Segretario di Stato per la Guerra, insomma una serie di titoli e di cariche ricoperte nel corso della sua carriera di politico, storico, giornalista e  militare britannico, che hanno fatto di lui un uomo potente, in bilico tra onnipotenza e realtà delle cose; ad interpretare Winston Churchill al Tau ( Teatro Auditorium Unical) è stato l’attore friuliano Giuseppe Battiston che, attraverso il processo di costituzione dell’esperienza, è riuscito a far riemergere un personaggio importante, un leader di altri tempi,la reincarnazione del bene e del male in tutte le sue forme, in fondo i sedimenti delle nostre emozioni vivono nel ricordo di altri, nei sogni ricorrenti di chi può o potrebbe arrecare danni ad altri, e raccontare non solo salva la vita, ma conserva e traccia la storia dell’uomo.

Al fianco dell’attore nel ruolo di Winston Churchill ha debuttato Maria Roveran, che ha allegramente svolto la parte del “grillo parlante e graffiante” dell’ultima fase dell’esistenza di un’icona della storie dei tempi, una voce quasi narrante dei misfatti compiuti, delle morti innocenti, di vittime senza nome: in questo senso si intende far comprendere come le decisioni dall’alto ( prima guerra mondiale, Campagna di Gallipoli o Campagna dei Dardanelli, contatti con la Turchia, con i vari capi di Stato, con i re sono solo una parte della lunga attività politica e di statista di Winston Churchill), possano influenzare l’azione  nei confronti della società civile, un filo lieve che per molti capi collega il nulla al niente.

Oggetto della rappresentazione teatrale è il Novecento, l’Europa , un’Europa bellica e nello stesso tempo desiderosa di quiete, una quiete apparente voluta sin da tempi non sospetti; si portano in scena i vizi dell’umanità, dal wisky al fumo del sigaro senza  pausa, e in particolare queste abitudini indicano il rifiuto nichilistico di salvaguardare se stessi e gli altri dal malessere, quindi il vizio diventa rifugio dal pensiero negativo, dal male commesso, trasformandosi in prassi piuttosto che in un limite dell’azione umana.

Le azioni di chi racconta le azioni e di chi ne ascolta la storia non parlano solo di gesta,ma hanno la capacità di riflettersi sul presente-passato di ognuno di noi, un po’ come succede al grande Sir Churchill di ricordare i morti durante le guerre, di sentire quel peso sebbene la vita sia stata generosa con lui, tuttavia la resa dei conti arriva prima o poi per tutti, sia per gli uomini di buona volontà e sia per quelli che contribuiscono a mentire sull’andamento delle cose pur di mantenere il proprio posto nel mondo: anche un personaggio come Churchill può insegnare che la vita è uno specchio che si affaccia su due finestre, una è il bene e l’altra il male.

 

 

a cura di Matteo Spagnuolo

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