Galloni (Pd): Alziamo dibattito e riflessioni sulla Citta Metropolitana di Roma.

By on 13 Settembre 2014

Alziamo il dibattito e le riflessioni sulla CITTA METROPOLITANA DI ROMA con una sintesi del lavoro che ancora stiamo finendo di elaborare ma che ha già un senso compiuto…buona lettura ..per chi vorrà avere cinque minuti di pazienza..sopratutto alle persone che sono curiose di capire, a quelli che sono “sempre contro”, ai disfattisti e ai secessionisti dell’ultima ora ma sopratutto a tutti coloro che hanno ancora speranza e si appassionano, senza corde e interessi, alla politica..come me!

UNA CITTA’ METROPOLITANA PER GUARDARE AL FUTURO

Con la nascita della città metropolitana viene sancita una realtà che si è andata consolidando nei decenni. È dal dopoguerra, infatti, che i rapporti tra la Capitale ed un hinterland ancora più vasto della sua provincia si vanno facendo sempre più stretti. Centinaia di migliaia di cittadini si recano a Roma ogni giorno per motivi di lavoro, di studio, di affari o di salute. Migliaia di romani negli anni si sono trasferiti in provincia (tra il 2002 e il 2009 Roma ha perso 89.000 abitanti, i comuni di prima fascia sono aumentati di 47.000 unità) per trovare abitazioni a costi più accessibili o per cercare una migliore qualità della vita. Tutto questo è accaduto senza che vi sia stata una vera regia, una programmazione degna di questo nome, ed i guasti sono sotto gli occhi di tutti.
È l’occasione per riprendere a parlare di grandi progetti di sistema che possono riaccendere le speranze di una economia locale ormai esausta e di una società in declino.
La Città metropolitana offrirà l’opportunità per ridisegnare finalmente in modo razionale questa realtà spesso caotica. Ma soprattutto è l’occasione per colmare un divario che si è andato aprendo rispetto alla qualità dei servizi tra la capitale ed alcune aree della provincia.

UNA OPPORTUNITA’ PER I CITTADINI
È una questione di pari opportunità: i giovani, soprattutto dei piccoli comuni, non hanno le stesse opportunità formative rispetto ai loro coetanei di Roma, gli anziani non hanno le stesse opportunità di cura, chi fa impresa deve scontrarsi con i limiti infrastrutturali del territorio e l’elenco potrebbe essere lungo.
La Città metropolitana porterà alle unioni dei piccoli comuni, che potranno finalmente gestire in forma associata tutti i servizi, questo genererà risparmi notevoli ed un innegabile miglioramento delle prestazioni a favore dei cittadini. Fino ad oggi ogni comune ha pensato a se, Roma compresa, oggi i servizi di trasporti o sociali in genere saranno pensati su un’area più vasta, raggiungendo obbiettivi di efficienza e di economicità. Soprattutto potranno essere pensati a “geometria variabile”: dove servono e quando servono. Trasporti, viabilità e servizi più efficienti saranno in grado di incrementare e spalmare sul territorio gli imponenti flussi turistici di Roma, incrementare il mercato dei prodotti agricoli a km 0, far nascere imprese anche in luoghi meno vocati, facilitare attraverso una più razionale impostazione urbanistica l’insediamento di grandi gruppi. Soprattutto potrà finalmente portare un riequilibrio territoriale tra le varie aree della provincia
Una omogeneizzazione dei servizi inoltre porterà a quel riequilibrio territoriale tanto auspicato, ma mai praticato nella realtà.

UNA OPPORTUNITA’ PER IL TERRITORIO
Stiamo parlando di una struttura amministrativa del tutto nuova all’interno della storia nazionale. E sarebbe un errore immaginarla semplicemente come la sommatoria del comune capoluogo, dei centri minori e dello spazio interstiziale, perché questo tipo di approccio ne diminuirebbe enormemente le potenzialità ed al contempo farebbe nascere insanabili rivalità tra il comune maggiore e quei centri minori che dal nuovo ente si sentirebbero colonizzati.
La Città metropolitana deve essere invece un organismo perfettamente coincidente con l’area metropolitana e come tale non gerarchizzato: un tessuto di emergenze contrappuntato di opportunità, che investe e pervade con la sua carica innovativa l’intero territorio costituito da fiumi, laghi, porti ed aeroporti, montagne e spiagge, piccoli borghi e aree industriali. Una sorta di città-stato, complessa e completa in se, organizzata per competere in Europa e nel mondo con un proprio brand, identificabile e forte proprio perché contiene tutte le potenzialità del suo ampio territorio.

UN NUOVO MODO DI COMPETERE
Il processo di mondializzazione in atto vede affievolirsi il ruolo degli stati nazionali e la competizione si trasferirà giocoforza alle città ed alle aree metropolitane. Sono quest’ultime che stanno diventando degli attrattori di interessi, e riusciranno ad attrarre professionalità ed investimenti soltanto nella misura in cui sapranno essere forti e versatili nell’offerta. Dunque, per rendere competitiva Roma con città come Londra, Parigi, Pechino, San Paolo del Brasile, Tokyo, Berlino e molte altre, non si può che fare ricorso alle potenzialità del più ampio territorio che fu provinciale.
La Città metropolitana è quindi un’inedita e grandissima occasione per agganciare Roma al treno dell’innovazione e del progresso socio economico, ma come avviene già da tempo per le grandi metropoli del Nord Europa è l’area vasta il vero serbatoio di risorse della città metropolitana. È a molti chilometri di distanza dall’epicentro urbano che si localizzano le soluzioni più innovative e di maggior impatto sulla crescita e sulla formazione di ricchezza. Quindi, più il centro urbano, e nello specifico romano il centro storico, appare saturo, più diventa fondamentale progettare ed investire sullo sviluppo delle risorse di tutte le altre parti dell’area metropolitana, un meta progetto che sappia veramente guardare alle prospettive del XXI secolo.

LA QUESTIONE DELLE GARANZIE
La città metropolitana di Roma è una realtà sui generis; la sua area si estende dal mare e dalla campagna romana, sino alle vette dell’Appennino.
Accanto ad una grande metropoli troviamo piccoli comuni con qualche centinaio di abitanti. Come garantire pari dignità nelle scelte a tutti gli enti ed a tutte le comunità? Con strumenti normativi adeguati: lo Statuto della città metropolitana dovrà essere varato con il più ampio consenso e si può prevedere che debba essere licenziato, o successivamente modificato, con la maggioranza qualificata dei due terzi degli aventi diritto al voto. Dovrà inoltre prevedere l’elezione diretta del Sindaco metropolitano. Infine, dovrà disegnare le zone omogenee, come previsto dalla Legge Del Rio, anche per dare più forza ai singoli territori.
La conferenza dei sindaci, come previsto dalla legge istitutiva, avrà voce in capitolo su importanti provvedimenti anche di ordinaria amministrazione come l’approvazione del bilancio.

IL DIBATTITO POLITICO
Nonostante le potenzialità in termini di sviluppo economico e miglioramento della qualità della vita che è in grado di promettere la Città metropolitana, il dibattito politico sembra rimanere arroccato su una polemica dal sapore strapaese – stracittà che purtroppo si riduce ad una mera rivendicazione di poltrone all’interno del nuovo ente. La cosa non preoccupa in sé, la politica è fatta anche di questo. È preoccupante invece quello che emerge da questo dibattito: una scarsa conoscenza del problema, quasi che, invece di essere percepita come una cosa totalmente nuova, la Città metropolitana venga letta come una copia della vecchia provincia. Evidentemente con tale approccio le potenzialità che abbiamo sopra descritte non avranno occasione di realizzarsi e il territorio avrà perso un altro treno. Non dobbiamo andare lontano, realtà a noi vicine come Bologna, Milano o Genova da anni si stanno preparando a questo appuntamento, hanno attivato siti internet istituzionali al fine di coinvolgere i cittadini e le forze sociali nella stesura dello Statuto e nella stessa organizzazione dell’Ente. Da noi per anni il silenzio assoluto, salvo poi alimentare polemiche che non servono a nulla. È il momento che anche la classe politica si sforzi di superare le liturgie del passato e a leggere con più attenzione il cambiamento.

PER UNA MODERNIZZAZIONE DEL SISTEMA
E’ la più grande occasione che abbiamo per modernizzare gli enti locali soprattutto nel loro rapporto con i cittadini e le imprese. Attraverso un approccio tipico della Città Intelligente (smart city) si potranno attuare strategie di pianificazione che tenderanno ad innovare i servizi pubblici in modo da mettere in relazione le infrastrutture delle città con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita. In Europa è ormai chiaro che la qualità urbana non è data solo dalle infrastrutture, ma soprattutto dalla comunicazione, dalle conoscenze messe in rete con le infrastrutture sociali (capitale umano e intellettuale). Alcune aree del nostro paese e del nostro continente hanno attivato politiche molto avanzate in questo senso, da noi siamo all’anno zero, dobbiamo cogliere questa occasione grazie alla Città metropolitana.
In tale contesto sarà opportuno arrivare in tempi rapidi all’elezione diretta del Sindaco metropolitano e del suo consiglio.

RIPENSARE IL TERRITORIO
Una visione generale dell’intero territorio ci offre una occasione in più per ripensarlo insieme, finiranno i mostri urbanistici pensati da questo o quel comune che contribuiscono soltanto a congestionare il traffico e abbassare la qualità della vita dei cittadini. Si potranno distribuire sul territorio in modo più razionale insediamenti commerciali, abitativi o produttivi, tutelando le aree di maggior pregio ambientale. Su questi temi non dovranno essere soltanto i costruttori o i politici a poter dire la loro, ma con la diffusione delle informazioni in tempo reale proprie della smart city anche i cittadini potranno partecipare alle scelte e avere un loro peso nel processo decisionale.

VERSO LA METROPOLIZZAZIONE
Lo sviluppo della Città metropolitana di Roma si è evoluto negli anni con uno schema “a margherita”: dal centro si sono diramati nuovi quartieri sorti attorno alle principali arterie consolari, fenomeno che ha interessato anche i comuni limitrofi a Roma posti su grandi vie di comunicazione. Questo fenomeno è stato aggravato da uno spontaneismo urbanistico che ha portato ad una diffusa periferizzazione, caratterizzata da una elevata dipendenza dei quartieri e dei comuni dal centro di Roma, un’eccessiva pendolarizzazione, una scarsa competitività economica man mano che ci si allontana dal centro, bassa qualità della vita, alto consumo del suolo con urbanizzazioni a bassa densità abitativa e programmazione urbanistica parcellizzata, difficile gestione dei servizi pubblici. In Europa la gestione delle aree metropolitane ha avuto esiti diversi, dove si sono adottate governance in grado di correggere le tendenze alla periferizzazione come quelle di un’eccessiva centralizzazione delle funzioni. Tali politiche hanno portato ad una “metropolizzazione” delle aree, caratterizzata da una gestione unitaria del territorio che ha portato ad una bassa dipendenza dei quartieri e dei centri minori dal centro, con conseguente sviluppo economico uniforme dell’intera area, un minore pendolarismo, un posizionamento dei servizi dove effettivamente servono. Tutto questo ha generato una migliore qualità della vita dei cittadini. Non è un libro dei sogni, è l’esperienza delle altre grandi città, non solo europee.
Londra, Berlino, Parigi, Barcellona, Stoccolma.
Il dibattito sull’espansione metropolitana inizia con il caso di Londra: la più popolosa ed importante città europea che negli anni 60” si impegnò nella nascita delle New Towns; qualcosa di simile ha fatto poi Parigi con le nouvelles villes, mentre Stoccolma, Barcellona e Berlino, che erano e sono ancora più piccole e con meno abitanti, optarono per un’espansione radiale dell’abitato seppure, specialmente Stoccolma, con l’edificazione di nuove centralità. Il caso di Roma non ha purtroppo dei riferimenti spendibili perché intorno alla Metropoli esistono dei centri già abitati da millenni, muniti pertanto di una loro storia ed identità. Per questo motivo il processo di costruzione della nuova realtà metropolitana non può svolgersi all’interno del tradizionale binario di geografia urbana, che rafforza la viabilità in una ragnatela, di piccoli centri e medi centri a far da corona al grande centro, depositario di merci, servizi rari e di irradiazione del potere. Pertanto alla città metropolitana di Roma bisogna applicare un modello inedito, quello del “TESSUTO METROPOLITANO”, un unico disegno assolutamente omogeneo ed indifferenziato, che coincide con l’intero perimetro dell’area metropolitana. Questo che un tempo veniva chiamato Meta-Progetto, investe e coinvolge tutte le realtà presenti nel territorio, avocando a se la gestione delle varie risorse esistenti o potenzialmente prodotte dalle sinergie create dal nuovo Ente. Per fare un esempio il Lago di Bracciano, diventando il lago di Roma ne costituisce un’appendice turistica, ma anche un parco di pubblico svago della città, una riserva d’acqua ed un centro sportivo che può ospitare manifestazioni internazionali. Il lago di Bracciano diventa così un luogo interno alla Metropoli romana, come cento anni fa lo divenne la Villa Borghese la Villa Borghese ed il laghetto d’Esculapio. Nella logica del meta-progetto si ingrandisce “a Canocchiale” la scala d’intervento, per unificare e riassumere un territorio più ampio, per rafforzare ed unificare la cabina di regia predisponendola ad individuare sinergie e risorse più lontano dal sedime storico. Una sola rete ATAC di trasporti urbani, un solo consiglio comunale, una rete elettrica e di smaltimento di rifiuti, ecc, una grande sintesi che rafforza la competitività di sistema, una rivoluzione in progress che prepara l’era dei trasporti con gli shuttle di linea. Nella Città metropolitana di Roma “I Prati di Castello” diventano un toponimo come “La Cervara”, Tivoli come l’Aventino, dando vita ad una grande comunità che assume rilevanza mondiale, che dispone di mezzi e risorse sufficienti per combattere la sfida globale. Nel 2020, quando oltre il 75% della popolazione mondiale risiederà nelle grandi aree urbane, non avrà più alcun senso la città di Nettuno, ma sarà rilevante solo il “piano coste” e nel 2050 quando l’informatica e la mondializzazione avranno uniformato il pianeta, il nuovo urbanesimo della penisola italiana, renderà necessario il successivo passaggio di far convergere l’area metropolitana romana con l’area metropolitana napoletana, per costituire la “Megalopoli Tirrenica”; un bacino di dieci milioni di persone, in diretta concorrenza con Londra, con la grande Tokyo, con la Megalopoli Padana e con altri grandi poli di aggregazione umana e ricerca tecnico – scientifica.

CON QUALI RISORSE?
Tutto questo non è un libro dei sogni: una migliore organizzazione genera risparmi e i risparmi possono essere reinvestiti (illuminante il recente rapporto Eurispes sulla mobilità, dove si dimostra che aumentando la velocità commerciale del trasporto pubblico il sistema genera risorse). Inoltre, possiamo avvalerci di programmi comunitari dedicati alle aree urbane. La Ue pone tre condizioni: partecipazione dei cittadini alle scelte, inclusione sociale e tutela ambientale. Un sistema che è in grado di modernizzarsi, inoltre, attrae naturalmente investimenti privati.

grazie a Fabrizio, Genesio e a tanti altri amici con i quali in questi tanti mesi abbiamo lavorato per affrontare la grande sfida riformatrice…ma sopratutto ad un amico di sempre Mirko con il quale sapro’ ancora una volta condividere soddisfazioni!

Luca Galloni
Vice Presidente del Forum per la Città Metropolitana di Roma _ PD Provincia Roma
Capogruppo PD-AD nel Consiglio Comunale di Trevignano Romano

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