Firmato il decreto che disciplina l’Ape volontaria.

By on 5 Settembre 2017

Non una pensione vera e propria, ma una sorta di prestito ponte per uscire prima dal mercato del lavoro. Oggi il premier, Paolo Gentiloni, ha firmato il decreto che disciplina l’Ape volontaria e nei prossimi mesi, dopo l’accordo tra ministeri del lavoro e dell’Economia con l’Abi per definire il tasso di interesse sul finanziamento (previsto entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto), potranno partire le domande.

Possono chiederlo tutti coloro che non hanno i requisiti per l’Ape sociale, che hanno compiuto entro il primo maggio scorso 63 anni e che maturano la pensione di vecchiaia entro 3 anni e sette mesi dalla data di domanda di Ape possono chiedere all’Inps la certificazione del diritto al prestito. Una volta ottenuta la certificazione si fa domanda di Ape scegliendo l’istituto finanziario e l’impresa assicuratrice che dovranno erogare il finanziamento. Il debito va restituito in 20 anni. L’Ape volontaria può essere chiesta anche se si continua a lavorare.

 Si può chiedere l’importo massimo che si può chiedere è del 75% dell’importo pensionistico certificato se la richiesta di Ape è per un periodo superiore a 36 mesi; l’80% dell’importo mensile del trattamento pensionistico se la durata dell’erogazione è tra i 24 e i 36 mesi; l’85% dell’importo mensile di pensione se la durata è compresa tra 12 e 24 mesi; il 90% dell’importo mensile se la durata è inferiore a 12 mesi.L’importo minimo che si può chiedere è di 150 euro al mese.
 Secondo i calcoli dei tecnici, con una pensione netta certificata di 2.000 euro mensili si può chiedere un anticipo di un anno pari a 1.700 euro (l’85% del trattamento) per 12 mesi. Si riceve quindi un prestito di 20.400 euro pagando una rata di 116 euro per 13 mesi per 20 anni (se ne restituiscono 30.160) La rata corrisponde al 4,8 medio della pensione se si guarda all’andamento ventennale dell’assegno pensionistico. Il 3,2% corrisponde al capitale ricevuto mentre l’1,6% copre i costi dell’operazione tra interessi e assicurazione. L’importo della rata da pagare non può comunque superare il 30% dell’importo mensile di pensione compresi gli altri debiti pluriennali contratti (come ad esempio mutui per la casa).

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