Esodati trentini

By on 26 Marzo 2013

uilaIQ. 26/03/2013 – Di fronte al drammatico tema degli esodati, su cui UILA ha raccolto in una settimana oltre 100.000 firme di lavoratrici e lavoratori, in tutta Italia, ed alle baldanzose dichiarazioni di parti e presunte controparti sociali (a titolo esemplificativo cito una querelle fra le tante http://www.investireoggi.it/attualita/esodati-errori-di-mastropasqua-e-dellinps), si pone oggi un tema negato al dibattito sindacale trentino e sud tirolese:

– a quanti ammontano, con precisione gli esodati dal sistema regionale INPS, a quanti in provincia di Bolzano ed a quanti in provincia di Trento, esodati si dovrà far fronte, per la pianificazione degli ammortizzatori sociali autonomisti o in deroga?

L’INPS del Trentino Alto Adige ha un nuovo direttore, che, siamo sicuri, non ricercherà scorciatoie, per sottrarsi a un dibattito franco, con le parti sociali, tridentine tutte e sud tirolesi all’unisono, anche su un piano di camera di compensazione regionale.

Ma, nella Provincia Autonoma di Trento, temiamo che ci sia un motivo di dubbio ulteriore:

il numero degli esodati apparenti, o dichiarati tali, perché certificabili come tali dall’INPS del Trentino, sarà drammaticamente inferiore a quello di tante province limitrofe perché in Trentino, e solo nella nostra provincia autonoma, esiste un ammortizzatore sociale specialissimo: la legge provinciale 32/90, che ha sempre soddisfatto a pieno le esigenze di ricollocazione dei lavoratori aged, sia donne che uomini, almeno fino al 2009.

Dal 2009 in poi, anche in virtù di esagerate tensioni sindacali, scatenate dall’atteggiamento refrattario al dialogo del Consorzio Lavoro e Ambiente, in primis, e della Federazione Trentina della Cooperazione, che ha operato, come terzo livello, rispetto ad affidamenti, spesso riservati, fra l’ex Presidente della Provincia Autonoma di Trento, neo On. Lorenzo Dellai, ed il Presidente della FTC, Diego Schelfi.

Chiederemmo all’INPS del Trentino di prendere visione di quegli affidamenti, forse ormai datati e superati, per intervenire, in ruolo di garanzia, rispetto al collocamento mirato, di cui, anche l’INPS, dovrà farsi carico, in applicazione del dispositivo della L.P. 32/90 e delle successive modifiche apportate, con delibere di Giunta, o con accordi fra il livello confederale di CGIL, CISL, UIL del Trentino, comunque presenti ai tavoli trilaterali, con la PAT e la federazione dei consorzi cooperativi del Trentino, di via Segantini.

Temiamo che il numero di coloro che si ritroveranno esodati di fatto, per via della disapplicazione degli accordi sindacali sottoscritti a partire dal 2008 in poi, che consentivano ai singoli lavoratori di accettare, individualmente, le procedure di mobilità, con minore difficoltà, se destinati all’ingresso nell’agognato Progettone, con contratti a tempo indeterminato, fino alla pensione, sarà di molto superiore allo stimabile, ad oggi.

Temiamo che molti lavoratori, pur residenti in Trentino, con una storicità ragguardevole, dovranno far ritorno al proprio paese d’origine, in attesa di poter conseguire i diritti di ingresso attuali, al Progettone, che introducono un principio autonomista pericoloso: l’obbligo di residenza nel territorio della PAT, per evitare “pericolosi fenomeni di migrazione opportunistica” (la fonte del virgolettato è il professor Antonio Schizzerotto, agli stati generali della cooperazione sociale di un anno addietro, in sala della cooperazione, poi diversamente interpretato da CINFORMI, Servizio Lavoro, Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale, Agenzia del Lavoro della PAT).

E se qualcuno immagina che questo fenomeno riguarderà solo uno sparuto gruppo di lavoratori extracomunitari, lo rassicuriamo in peggio: la questione riguarderà una moltitudine di cittadini, anche italiani, extra trentini.

Con buona pace della solidarietà nazionale e della cooperazione, sociale e non, che sul Progettone ha strutturato consorzi di primo e secondo livello, piuttosto autorevoli e potenti.

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