Elezioni comunali 2013. Quello che non si dice…

By on 31 maggio 2013

Urne_InformazioneQuotidianadi Vladimiro Modolo (*)

IQ.31/05/2013 –  A distanza di pochi mesi dalle politiche, il risultato delle ultime elezioni comunali mostra un quadro sostanzialmente mutato, solo parzialmente contiguo al dato nazionale di Febbraio.

Vediamo perché.

Si è votato nei comuni di Brescia, Vicenza, Barletta, Treviso, Sondrio, Siena, Avellino, Imperia, Lodi, Ancona, Iglesias, Isernia, Massa e Roma per il rinnovo dei consigli e l’elezione del sindaco.

Vince al primo turno il centro-sinistra in tutti e 14 i comuni citati. Si andrà al ballottaggio il prossimo 9 Giugno, in 10 comuni tra cui Roma.

Nella capitale vince Marino con il 42,6% contro il 30,3% di Alemanno che conta ancora di recuperare al ballottaggio come accaduto già nel 2008, dove il distacco era però minore ed il contesto favorevole per via della netta affermazione del centro-destra alle politiche.

Crolla il M5S rispetto alle politiche. A Roma, De Vito prende il 12,4%, sotto il 10% in quasi tutti gli altri comuni.

Ma è davvero solamente Grillo lo sconfitto di queste elezioni, come affermato quasi unanimemente da tutti i mezzi di informazione nei momenti immediatamente successivi allo scrutinio?

A leggere con attenzione i numeri, e prendendo come riferimento Roma, il comune più grande, si nota come i veri perdenti delle comunali siano proprio i principali partiti contendenti PD e PDL che perdono rispettivamente 253.118 voti e 363.810 rispetto alla precedenti comunali, percentuali di perdita variabili tra il 40 ed il 50%.

Vince il centro-sinistra, quello si, ma con una grave emorragia di consensi.

Penalizzati senza dubbio dall’astensionismo, i due principali partiti pagano dazio nei confronti dei loro più convinti sostenitori, gran parte dei quali probabilmente delusi dall’”inciucio” nazionale.

L’avanzata poi, di nuovi soggetti all’interno della scena politica romana, Marchini, de Vito e Medici, hanno inoltre contribuito alla dispersione dei voti dai partiti maggiori.

Si salva solo SEL, in quasi tutti i comuni, che prende probabilmente voti dei “transfughi” del partito democratico. A Roma, Sinistra ecologia e libertà prende oltre il 6% dei consensi, grazie anche al contributo dato dai movimenti di lotta per il diritto all’abitare. Fa il suo Marchini, il cui dato elettorale, ricalca quello delle proiezioni.

Sandro Medici, candidato minore, si attesta al 2,2% restando fuori dal campidoglio e pagando la scissione proprio con i movimenti di lotta per la casa confluiti in SEL.

Buono ed in controtendenza rispetto al Centro Destra il risultato di Fratelli di Italia, a Roma si attesta intorno al 6% crescendo notevolmente rispetto al dato nazionale di Febbraio.

Non si può tuttavia far finta di niente, ricalcare mediaticamente la sconfitta del 5 stelle ed ignorare il fatto che il popolo è ormai decisamente sfiduciato nei confronti della politica e dell’attuale sistema partitico.

Le ultime elezioni politiche, culminate nell’inciucio e nella riproposizione quasi obbligata di Napolitano presidente, hanno finito con lo sconfessare il voto degli italiani di Febbraio, allungando, se possibile, ancor di più le distanze tra cittadini e istituzioni e contribuendo ad alimentare il clima di sfiducia.

“Far si che tutto cambi, affinché nulla cambi”, scriveva Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”, frase che bene si presta a riassumere l’”umore elettorale” degli italiani alle urne.

Attendendo il ballottaggio, non ci sono dubbi sul fatto che, chiunque venga eletto, dovrà interrogarsi seriamente sulla reale rappresentatività della carica di cui investito, e meditare, quello si, sullo scollamento difficilmente sanabile, tra cittadini e stato.

 (*) Sociologo e membro redazione di Informazione Quotidiana

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