E’ troppo mascolina per essere desiderabile quindi lo stupro se lo è inventato.

By on 10 Marzo 2019

E’ troppo mascolina per essere desiderabile quindi lo stupro se lo è inventato. Questo il parere espresso in una sentenza dai magistrati di appello sul caso di una 22enne di origini peruviane: assolto il giovane che l’aveva violentata e quello che aveva fatto il palo. Come riferisce “Repubblica”, ad aggiungere del paradosso a una sentenza già annullata dalla Cassazione, il fatto che i giudici di secondo grado che l’hanno scritta siano tre donne.

I fatti contestati risalgono al marzo 2015 e si sarebbero svolti ad Ancona. La giovane di origini peruviane frequenta una scuola serale e accetta di bere una birra insieme a un paio compagni di lezioni. Quando le birre diventano tante, si apparta con uno dei due coetanei e ha un rapporto sessuale con lui. Peccato che non ci fosse il suo consenso. In ospedale i medici certificano l’abuso. A luglio 2016 comincia il processo di primo grado che porta a una condanna per entrambi i ragazzi: cinque anni per l’esecutore materiale dello stupro e tre per il complice.

Gli imputati vanno in appello e qui nel novembre 2017 la Corte d’Appello dà loro ragione con un dispositivo che indigna sin da subito: la donna violentata viene definita “la scaltra peruviana” e vengono inseriti diversi commenti e valutazioni fisiche sulla sua scarsa avvenenza. A supporto dell’innocenza del presunto stupratore, viene persino scritto che sul proprio cellulare l’aveva memorizzata con il nome “Vikingo” per alludere alla sua mascolinità, “come la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare”. La tesi delle tre magistrate donne dell’appello è, insomma, che all’imputato “la ragazza neppure piaceva” quindi lei è poco credibile e la sua è una messa in scena.

Il verdetto è stato poi annullato dalla Cassazione per incongruenze e vizi di legittimità tanto che il processo dovrà essere rifatto.

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