Due dimissioni pesanti minacciano il futuro di Theresa May

By on 11 luglio 2018

Due dimissioni pesanti minacciano il futuro di Theresa May: prima David Davis, ministro per la Brexit, poi il ministro degli Esteri Boris Johnson, lasciano il governo per protesta contro il nuovo piano presentato dalla premier per il negoziato sull’uscita dall’Unione Europea. Entrambi lo giudicano troppo morbido: una “soft Brexit” che tradirebbe il risultato del referendum sulla Ue di due anni fa. E adesso cresce la possibilità di un voto di sfiducia che potrebbe rovesciare la leader conservatrice. Al posto di Johnson è stato nominato in serata Jeremy Hunt, considerato un Tory “moderato” sul dossier europeo oltre che una figura leale verso la premier.

Quanto accaduto è la resa dei conti all’interno dei Tories a lungo rimandata. Una svolta che può aprire qualunque scenario: un rafforzamento di May; un nuovo leader del partito e del governo, con lo stesso Johnson fra i candidati più forti; elezioni anticipate, con la possibilità che, davanti ai conservatori divisi, le vinca il laburista Jeremy Corbyn; e un secondo referendum sulla Brexit, o meglio sull’eventuale accordo finale tra Londra e Bruxelles. Ammesso e non concesso che, nel caos attuale dentro al governo britannico, le due parti arrivino a un accordo.

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