DOMENICA SI VOTA PER SCEGLIERE.

By on 24 Maggio 2014

di Cristiano Ottaviani (*)

L’Elezioni di domenica non sono solo le solite consultazioni per eleggere politici trombati, desiderosi di prebende, da mandare nell’inutile parlamento europeo, ma anche, almeno stavolta, una prova politica importante. Bisogna infatti scegliere se credere nella sovranità democratica o farne a meno.

L’Italia è schiacciata dalla prepotenza europea verso la quale i bulli di casa nostra non sanno difenderci. I saggi ci dicono che il problema non è l’Europa, ma la nostra politica. Solo risolvendo i mali che ci affliggono sarà possibile avere l’autorevolezza necessaria per ottenere da chi conta altro trattamento. Questa valutazione in parte è vera, in parte no.

La repubblica delle “ mafie” e la democrazia nazionale.

La nostra nazione ha tanti difetti. Non solo da noi chi comanda è quanto di peggio ci sia in occidente, ma il nostro paese è volutamente confuso e debole. Si tratta di mali che tra l’altro negli ultimi anni, quelli della delega di sovranità, non si sono attenuati, anzi.

Questo avviene perché la congrega di “mafie” che ci governa vuole uno “stato” deliberatamente male organizzato per tutelare i propri privilegi.

La democrazia seria, funzionante, capace di rapportarsi ai problemi delle persone ed a sottoporsi al giudizio popolare, per un sistema  come quello italiano, è un pericolo. Nel rinascimento i nostri principi per il culto del “particulare” sono stati capaci di distruggere le loro società che erano tra le più prospere di sempre svendendosi agli stranieri. Da allora per gli italiani ragionare in termini collettivi e civici è tabù. Chi comanda ci ha persuaso infatti che avere uno stato non è cosa per noi, e così l’antica tradizione giuridica romana, già cara ai tempi delle antiche repubbliche e dei comuni, ha finito per confondersi con i vizi di Nerone.

La conseguenza di questo modo di pensare sono le nostra fragili istituzioni con tutti i praticissimi guai che comportano. Vero è che, per distogliere il popolo dalle vera democrazia, chi detiene il potere in Italia è capace di tutto, anche di offrire grandi sogni contro i mali collettivi e così, come un tempo si parlava di Impero, oggi si ciancia d’Europa.

L’artificio però è stantio e scricchiola. Se fossimo un po’ seri, ci renderemmo conto che l’unica Europa possibile è quella confederale, basata sulla democrazie nazionale e che le altre proposte sono imbecillità o  truffe.

L’utopia politica è un invito a nozze per i grandi gruppi finanziari, desiderosi di costruire sistemi di potere congegnali ai loro interessi. I banchieri del resto, non i pallidi spettri politici che si sono visti nel nostro continente negli ultimi venti anni , sono gli artefici dell’ibrida unione con cui dobbiamo confrontarci

L’Europa dell’Euro, del grande capitale assistito e delle democrazie bloccate,  risponde pienamente agli interessi delle oligarchie parassitarie desiderose di sistemi politici accondiscendenti .

Il principale problema e la  forza dell’Italia

Molti dicono la  nostra principale difficoltà è il debito pubblico.

Non sono d’accordo, con alcuni accorgimenti il debito si può gestire come fa il Giappone, conservando indipendenza nazionale  a patto che però la si voglia.

Il nostro principale problema secondo me è infatti che noi italiani non sappiamo aver fiducia in noi stessi come popolo e che questo senso di inferiorità  ci  porta ad un individualismo distruttivo, al menefreghismo civico e anche alla iattanza, con cui talvolta giochiamo a fare i nazionalisti.

E’ un peccato perché se fossimo più sereni e la nostra democrazia fosse adulta ci renderemo conto di avere ancora grandi potenzialità

Nonostante i politici, la cattiva amministrazione, la mafia e le tasse esose, fino a prima delle politiche euriste, eravamo la quarta economia al mondo; con un po’ di coraggio potremmo tornare ad essere importanti.

La nostra particolarità è una strana e alchemica miscela di intraprendenza, solidarismo, capacità relazionali e creative, in grado di dar vita non solo a prodotti pregevoli,  ma anche, se inseriti in un contesto economico corretto, pronti a reggere ogni concorrenza.

Questa nostra vocazione è la chiave di volta del nostro tessuto sociale, predisposto più di ogni altro al capitalismo e alla democrazia diffusi. Su questa nostra specifica fisionomia, che attende di essere valorizzata per manifestare la sua forte vitalità, nessun politico ha mai seriamente investito.

La delusione Renzi.

Renzi sembra volersi muovere in questa direzione ? L’ho sperato, ma ora non lo credo più.

Nonostante i giochi di prestigio di berlusconiana memoria, il premier ha scelto la strada sbagliata. Arrivato forse troppo presto al potere, Renzi è costretto ad affidarsi in maniera quasi passiva a poteri finanziari totalmente accondiscendenti per interessi alle direttive economiche della BCE e della signora Merkel. Al riguardo è interessante notare come il Presidente del Consiglio, sia passato dal progetto Ichino sulla formazione permanente, che era cosa intelligente, alla riforma Poletti che praticamente rende impossibile il contratto a tempo indeterminato. Questo provvedimento, uno dei pochi significativi tra quelli realizzati, mostra, più di mille disquisizioni, i veri referenti del governo in carica

La nazione dei  produttori  e la “signoria dei parassiti” : l’ora delle scelte.

Cullando i grandi e piccoli interessi  parassitari, e il sistema di potere anche internazionale che li protegge, non si risolvono i problemi del paese. Per riformare l’Italia occorre raccogliere il consenso ed elaborare un programma di riforme sulle esigenze di chi è realmente produttivo o desidera esserlo.

Gli euro parametri, il trattato capestro del Fiscal Compact e tutte le scelte fatte dalla classe dirigente degli ultimi anni, ci rendono una nazione  a sovranità limitata, impedendoci di elaborare una politica improntata sui nostri interessi e capace di passare attraverso i normali processi di elaborazione popolare e democratica. Se vogliamo ricostruire la democrazia economica e politica della nostra nazione, dobbiamo essere capaci di vincere il terrore e la falsa iattanza, che alla fine sono la stessa cosa, di essere italiani .

Domenica si vota per dare un segnale a chi dovrà orientarsi tra la Democrazia e le utopie dei finti sognatori proni al potere. Per il futuro della nostra nazione ci auguriamo che  tutti si rendano conto di quanto sia importante essere chiamati a scegliere.

(*) Giornalista-Pubblicista

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