Distrutte raffinerie saudite. Rischio aumento prezzo benzina.

By on 16 Settembre 2019

Gli Usa puntano il dito contro Teheran per gli attacchi con droni contro due importanti raffinerie saudite, ufficialmente rivendicati dai ribelli yemeniti alleati dello Repubblica islamica. Ma per il segretario di Stato Usa Pompeo “non c’è alcuna prova che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen” e accusa direttamente l’Iran. Riad ha fermato temporaneamente la produzione nelle due raffinerie colpite, interrompendo circa metà della produzione totale.

Riad ha annunciato che compenserà il taglio della produzione petrolifera causato dagli attacchi con droni a due maxi raffinerie Aramco attingendo alle riserve strategiche, che in giugno ammontavano a 188 milioni di barili. Il taglio è di 5,7 milioni di barili al giorno, circa metà della produzione saudita, e ha fatto saltare il 5% delle forniture mondiali di greggio. Operatori ed analisti sostengono che il prezzo del petrolio potrebbe salire a 100 dollari se Riad non riuscirà a ripristinare velocemente le sue forniture.

La replica dell’Iran: “Accuse Usa insensate” – L’Iran respinge le accuse di Washington. “Tali accuse e osservazioni sterili e indiscriminate sono incomprensibili e insensate”, dichiara il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Abbas Mousavi, suggerendo che sarebbero un pretesto per giustificare “azioni future” contro l’Iran. “Invece di accusare gli altri Paesi, gli Stati Uniti prendano atto che i problemi di questa regione derivano dalla loro presenza nell’area”, ad esempio in Siria, ma anche “supportando l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi e fornendo loro armi e informazioni”. Lo ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani rispondendo alle accuse lanciate dal segretario di Stato Mike Pompeo.

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