DEBITO PUBBLICO DA RIDURRE, DI CLERICI.

By on 17 Febbraio 2018

QN IL GIORNO del 17 febbraio 2018 “DEBITO PUBBLICO DA RIDURRE” di Achille Colombo Clerici

Il contatore  del debito pubblico italiano elaborato dall’Istituto Bruno Leoni stima alle ore 12 di lunedì 29 gennaio 2018 un ammontare di 2.267 miliardi di euro in lieve decrescita rispetto ai 2.275 mld di fine 2017; ma che ha ripreso ad aumentare al ritmo di circa 2.000 euro al secondo. Un debito che è del 132% rispetto al Pil: ai primissimi posti nel mondo e secondo in Europa dopo la Grecia e prima del Belgio che presenta un debito pubblico del 106,5% del Pil.

Cio’ significa un debito di 35.000 euro per ogni italiano e per il quale si spendono oltre 66 miliardi di interessi (dato 2016), l’equivalente di tre robuste manovre correttive.

Gli interessi sul debito, nel 1980 pari a  9 mld di euro-equivalenti, sono balzati negli anni “da bere” ad oltre  115 mld (1996) per scendere nel 2004 all’incirca all’attuale livello, nonostante il debito pubblico abbia continuato a galoppare, crescendo dal 1997 ad oggi di oltre mille miliardi.  Il “miracolo” si spiega con la riduzione degli interessi dovuta al rafforzamento della nostra economia prima della Grande Recessione e poi all’intervento della BCE (quantitative easing).

Anche USA e Giappone hanno un debito pubblico elevatissimo, rispettivamente di 18.250 e 10.550 mld di dollari; ma, a differenza del nostro Paese, mantengono la sovranita’ monetaria.

Il tema del debito pubblico, assieme a quello dell’evasione fiscale, è pressoche’ assente dalla campagna elettorale e andrebbe affrontato con drastiche misure: quali la cessione del patrimonio dello Stato; un taglio della spesa pubblica; un attacco all’ evasione, in primis quello dell’Iva, anche contenendo la massa di denaro liquido in circolazione stimata in 160 mld; la ristrutturazione del debito attraverso una adesione  volontaria dei contribuenti con il premio di minori imposte.

In tal senso l’istituzione, con legge 27 ottobre 1993 n. 428, del Fondo di ammortamento dei titoli di Stato destinato a incamerare le entrate dalle vendite/dismissioni
dirette o altre di carattere straordinario, quali le licenze per le frequenze della telefonia mobile.

Se tutti i ricavati delle privatizzazioni fossero stati impiegati per riacquistare Bot e Cct, il debito pubblico sarebbe stato contenuto in una qualche misura. Anche se ciò non è avvenuto come era auspicabile, dal 1995 al 2016 sono stati acquistati, attraverso il Fondo, titoli pubblici per oltre 44 miliardi: mentre il totale delle entrate nel 2016 è stato di poco superiore a 2,1 mld, di cui quasi 900 mln da privatizzazioni.

Ferruccio De Bortoli si chiede: perché non promuovere ulteriormente le donazioni, che beneficiano fiscalmente del 19 % di detrazione Irpef Ires come avviene per ogni altro tipo di liberalita’?

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