Dai Confini del Mondo

By on 8 Giugno 2013

Francescodi Cristiano Ottaviano (*)

IQ. 08/06/2013 – “ Sei tu che io ho preso dall’estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane e ti ho detto: «Mio servo tu sei, ti ho scelto, non ti ho rigettato».Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia.”

( Isaia 41; 9-10)

“Mai aver paura. Vi sono solo due specie di individui, in fondo: coloro che dicono a Dio “Voglio essere fatto tuo”, e coloro a cui Dio dice “Vuoi essere fatto tuo”; tutti quelli che si trovano all’Inferno scelgono quest’ultima. Senza questa libera scelta non potrebbe esservi Inferno. Nessuna anima che seriamente e costantemente desideri la gioia potrà mai perderla.”

( da Il grande divorzio, p.81, Clive Staples Lewis)

Papa Francesco ha oggi una popolarità assolutamente sbalorditiva per coloro, e non erano pochi a sperarlo, che pensavano che la Chiesa fosse, dopo l’abdicazione di Benedetto XVI, sull’orlo di una crisi irreversibile; persino molti credenti, abituati a ragionare in termini laici, anche dove non dovrebbero, stentano a credere, come il nuovo Vescovo di Roma stia conquistando il cuore di quanti erano da tempo lontani dalla Fede.

Gli smaliziati già ci avvertono su come l’idillio tra il Pontefice e il “mondo” sia una “luna di miele” destinata a durare poco. Quando Papa Francesco presto parlerà contro l’aborto, a favore del matrimonio tra uomo e donna e “oserà” dirà no all’eutanasia, le emotive pecorelle, attratte dalla calorosa simpatia del pastore venuto dalla fine del mondo, andranno via e proveranno, se possibile, persino ad azzannarlo. Non resterà anche a lui, ci dicono, che la malinconia del suo predecessore e il desiderio di chiudersi nella sua Chiesa, oramai città assediata dagli “apocalittici” tempi della modernità.

Io ovviamente, non avendo il dono profetico, rivendicato in particolare dai razionalisti, non so cosa attende Papa Francesco che per me, “pecorella belante assiepata in Piazza San Pietro”, è protetto, benedetto e accompagnato dallo Spirito Santo. Così, per provare a capire il nuovo Pontefice, mi sono attenuto a pochi e semplici indizi su cui riflettere: il suo ordine religioso, l’Argentina, la sua croce e Francesco d’Assisi.

Anzitutto Papa Francesco proviene dai Gesuiti. Se in Italia, come in Europa, lo stereotipo del gesuita è quello del prete di potere, in America invece questo ordine ha altra fama, essendo stato quello degli evangelizzatori e dei protettori dei deboli. Non tutti sanno che se oggi i sudamericani hanno ancora molti indios è grazie alla Chiesa, che tutelò le loro etnie dallo sterminio, a differenza di quanto avvenne nell’America protestante del Nord. Considerare i gesuiti semplici missionari tuttavia è riduttivo. Bisogna ricordare infatti come questo ordine sia sempre stato grande grazie alla disciplina frugale della propria milizia e alla virtù di una intelligenza che non teme di rivaleggiare, in quanto a fascino e astuzia, con lo stesso demonio. Non a caso il padre dell’illuminismo Voltaire,che parlava e scriveva come loro e grazie a loro, li calunniava e temeva.

Papa Francesco inoltre è argentino, anzi italo-argentino, ovvero molto vicino a quello che poteva essere un sacerdote italiano di 50 anni fa. In lui la sobrietà ligure-piemontese si sposa a perfezione con la vigoria indomita e lo spirito pratico della romantica, focosa, dolce terra dei gauchos. Si tratta insomma di un personaggio unico che, con tanta scusa all’ingenuità dei tradizionalisti e dei moderni, è un perfetto. Sovrano adatto ad ogni tempo, persino a quello contemporaneo, proprio perché povero,semplice e antico come la croce di ferro che porta sul petto.

Il mondo di oggi , non sapendo più riconoscere la bellezza, aveva partita facile nel criticare un magnifico Papa come Benedetto XVI, che in epoca meno volgare sarebbe stato citato dai contemporanei per lo splendore della sua intensità spirituale e il magnifico intelletto. Papa Benedetto, immensamente buono e semplice, considerava normale, da aristocratico professore tedesco, indicare ai fedeli l’essenza della spiritualità cristiana, ritessendola con l’eleganza delle sue parole e della sua dottrina. Uomo del Novecento e profondamente europeo, Benedetto XVI ha lottato durante tutto il suo pontificato contro i mulini al vento del relativismo, imposto dalla chiassosa modernità. Qui c’è forse però la principale differenza con il suo successore, che non viene solo dai confini del mondo, ma anche da quelli del tempo. Su Francesco infatti secoli di conflitti, a cui è stata esposta la cristianità, sembrano non sortire effetti.

Per questo Papa, mente raffinatissima, tutto è semplice e senza epoche. Nella dimensione evocata dal nuovo Pontefice, annullandosi il tempo e contando solo il Sole e la Luna, torna San Francesco, gioioso cantore dell’ armonia di Dio. Del resto è proprio il Santo d’Assisi, che chiamando Sorella la Morte, aiuta a distruggere il dominio del demonio sulla vita temporale, illuminando con amore questa forza apparentemente spettrale. E’ Francesco, che nel XIII secolo, avvertendo prossima la sovversione dei valori cristiani, ricorda all’uomo spaventato, non solo la pienezza della vita, ma anche la bellezza riflessa nel Creato e nella Grazia di Dio. La rivoluzione culturale, iniziata poco dopo la sua morte, lentamente inverte l’ordine divino, ponendo l’uomo, sempre più presuntuoso, smarrito e impotente, al centro di tutto, rompendo così l’antica armonia cantata dal “poverello”.Da allora l’Occidente cristiano ha abbandonato la bellezza semplice e frugale, relegandosi nella magnificenza inquieta del barocco e nella regalità dottrinale della riforma cattolica, figlie, sia pure grandiose, di una luce perduta. Oggi tuttavia, pur essendo passati i secoli, l’abbagliante confusione della modernità, non riesce a distogliere l’uomo da ciò che sente ancora come bello, buono e vero, non appena si rompe l’inganno del tempo.

Ecco perché Papa Francesco, venuto dalla fine della terra, senza mozzetta rossa e con le scarpe da contadino, benedice la folla facendola pregare in silenzio, come nessun predecessore di cui abbiamo memoria, ha mai fatto prima.

Ecco perché questo Pontefice, che arriva da una terra bellissima dove Cristo vive dalle Ande al grande oceano tra immense pianure, capisce che il problema di oggi non è nei simboli effimeri della civiltà dell’uomo, ma nel suo cuore primitivo e fanciullo.

Papa Francesco sa che siamo noi, i nuovi indios smarriti e spaventati che affrontano la vita con le lance e il viso dipinto, perché dimentichi, oggi come ieri, della Grazia di Dio. Il mondo moderno è come il lupo di Gubbio, tutti lo temono, credendolo perduto e crudele, ma questo gesuita, divenuto Papa con il nome Francesco, tenterà di incantarlo e convertirlo.

Come i suoi fratelli ,con la croce e il flauto, tra gli amerindi, Papa Francesco , dando un bacio a un bimbo malato o benedicendo il cane di un cieco, ci ricorda il sorriso e la carezza di Gesù.

E’ la maestosità del Pane e del Vino, delle Prime Pietre e del Vangelo, che al di là degli spazi e delle epoche, torna dai confini, con gli ultimi, e come un raggio di luce, preceduto da un gabbiano, saluta il mondo che spontaneo, sorridendogli, si china.

Per la Chiesa e il suo popolo è un nuovo inizio, come sempre.

(*) Giornalista Pubblicista, Membro della Redazione Informazione Quotidiana IQ

 

 

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