Craxi e Berlusconi

By on 11 Settembre 2013

craxi-berlusconidi Cristiano Ottaviani (*)

IQ. 11/09/2013 – Craxi e Berlusconi, un raffronto ingiusto.

I più zelanti “collaboratori” di Silvio Berlusconi in questi giorni hanno invocato tra il loro leader e personaggi storici, di importante o controversa rilevanza morale, analogie.

Non sono mancati raffronti con Pasolini, Tortora, Mandela. Recentemente, nel vano tentativo di dare al paragone aspetti vagamente “politici” e “misurati,” è stato fatto il nome dell’ex segretario socialista e presidente del consiglio Bettino Craxi.

Il nome del politico dei “ruggenti” anni 80 e di “mani pulite” è utile perché, nella fantasia di un’ Italia facilmente dimentica della sua storia, dovrebbe suggerire qualche assonanza ma soprattutto differenze. Craxi fu politico “discusso”, che seppe interpretare però con più forza di altri la modernizzazione che venti anni fa ebbe il nostro paese, guidandolo dalla fine dell’emergenza terroristica e finanziaria alla crescita economica che nel 1987 ufficializzò il nostro status di quinta potenza industriale del mondo.

Fu tra i coraggiosi assertore dell’installazione degli euromissili, tanto importanti per la vittoria dell’Occidente sul blocco sovietico, ma fu anche l’uomo dell’indipendenza nazionale che non esitò nel 1985 a far circondare le truppe americane dai carabinieri a Sigonella per difendere quelli che considerava vitali interessi diplomatici.

Personalmente non sono un grande estimatore della politica craxiana, ma riconosco che fu un tentativo audace e generoso e che, con uno stato più solido, avrebbe forse potuto svilupparsi in maniera maggiormente strutturata e persistente. Trovo però nell’agire del leader socialista, come in quello di Andreotti, personaggio che per altri versi stimo, il richiamo ad un Italia priva di una strategia ponderata e razionale, capace di assicurare una stabile crescita economica e civile. Craxi , per motivi opposti rispetto al mai del tutto sopito clericalismo dei democristiani, ebbe un senso dello stato discutibile. Il suo stile rampante e la sua stessa cultura, in parte “descamisada”, lo portavano a rapportarsi con le istituzioni e con i problemi del Paese in maniera spregiudicata, spesso individualista, cinica.

Ebbe diversi eccessi demagogici, ma non fu mai, a differenza del leader del Pdl, un populista. Il suo progetto politico puntava alla formazione di una sinistra europea e moderna.E’ stato Craxi, l’acerbo innovatore liberale di una tradizione retorica e spenta come era quella del Psi prima della sua segreteria.I suoi ideali, anche quando strumentali, furono sempre quelli di Giustizia e Libertà in perfetta continuità con la migliore tradizione democratica antifascista.

Con lui negli anni ottanta il nostro Paese potette illudersi di divenire moderno seguendo ideali di Alta Civiltà.

Berlusconi invece, smessa la superficiale adesione ad un progetto di riforma liberal-liberista del 1994 e suo malgrado membro del Ppe, ha portato avanti una politica da retroguardia, basata sul mero personalismo e assecondando le esigenze tutte di “pancia” di un elettorato che, privo dei partiti storici, si è mostrato più gretto e provinciale di quanto fosse nella, sia pure difettosissima, prima repubblica.

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Craxismo e Berlusconismo.

Così come Berlusconi è stato l’erede dei difetti politici di Craxi e non dei suoi pregi; il “berlusconismo”, fenomeno culturalmente complesso e ancora troppo contemporaneo per darne un giudizio categorico, è stato il prosecutore del peggior “craxismo”.

Negli anni ottanta, ai tempi del Drive In di Italia Uno, quando Craxi era presidente e Berlusconi editore, la volgarità nichilista del costume e l’individualismo tutto materialista e edonista bene si percepivano dal culto della personalità e dalle coreografie barocche dei congressi del Garofano.

Erano quelli però segni evidenti che osservatori più attenti avrebbero collegato alla fragilità della crescita che si stava vivendo.

La ricca Italia della “Milano da bere”, che legava la sua ritrovata opulenza alla struttura anarchica e geniale del nostro capitalismo e alla forte espansione dei mercati mondiali, voleva essere adulta ma era ancora adolescente. Insicura di sé e del proprio successo perché abituata a continue sconfitte, l’Italia craxiana si mostrava iattante, ma rappresentava anche il sogno dei figli di tanta povera gente che si scoprivano nel benessere senza però mantenersi educati all’equilibrio verso il sacrificio del passato e al senso del tempo che poi è costume proprio di chi vuole coltivare in modo solido la vita.

In quel periodo ansioso, in cui le speranze si univano alle insicurezze, era facile scambiare la cafonaggine per intraprendenza, ma ancora era presente deferenza per la vecchia Italia borghese, operaia e contadina che in modo umile, serio e concreto, attraverso le pagine più belle del dopoguerra, del miracolo economico e oltre, aveva ricostruito una nazione distrutta.

In quei tempi Capo dello Stato era Pertini, gli scrittori piu’ famosi rispondevano al nome di Moravia, Calvino Sciascia e Montale, i personaggi televisivi che davano informazione si chiamavano Biagi e Zavoli tra quelli di intrattenimento c’era Tortora, e, mentre Spadolini era un politico importante e il Giornale Nuovo era diretto da Indro Montanelli, il calcio aveva presidenti come Boniperti e Viola e quando la nazionale alzava la coppa del mondo lo faceva con Bearzot e Gaetano Scirea.

L’Italia giovane poteva far chiasso, ma l’Italia vecchia, le rare volte che prendeva sempre più stanca la parola ancora, era capace di imporre il silenzio.

Craxi era portato dall’ “onda lunga” che cavalcava, a dare corpo al dinamismo sciatto dei nuovi arrivati postsessantonini a cui per molti versi apparteneva ma, uomo del 1934 e delfino di Nenni, non era solo quello; in lui a tratti serpeggiavano ancora i freni inibitori di una storia passata ed è proprio questo contrasto che ha reso così controversa e complessa la sua figura distaccandola da chi è venuto dopo di lui.

Fu quella infatti un’Italia in cui il craxismo avrebbe potuto essere anche un fenomeno transitorio di ansia legata a novità non ancora digerite. Si voleva forse, sia pure in maniera sguaiata, inesperta e inconsapevole, portare avanti con quegli atteggiamenti una sorta di rivolta libertaria per sprovincializzare la costumata società del decennio precedente

Era un periodo in cui si desiderava voltare pagina, cancellando in maniera un po’ isterica il terrorismo, i sacrifici economici e le tribune politiche in bianco e nero della Rai dove politici misuratissimi come Moro e Berlinguer finivano per essere sentiti sempre più come stantii; ma ad una cultura e una ispirazione , sia pure relegandole a ricordo e negandole sempre più spazio, ancora si dava supremazia.

Negli anni 90 e in quelli 2000 , con Berlusconi premier e con le tv dominate dai reality e dai volgarissimi talk show, il nostro paese ha finito per rendere ufficiale ciò che doveva essere ufficioso.

Non sono maturati infatti l’istintiva spinta verso il progresso e la maggiore scoperta dell’individualità perché sono venuti meno i riferimenti della nostra migliore tradizione democratica e liberale, l’unica capace di conciliare la spinta verso la crescita economica con quella civile.

Valori come la ponderazione e il rispetto del lavoro,già in crisi nell’arricchita Italia degli anni ottanta, sono stati pubblicamente dimenticati e derisi da una nuova classe dirigente, che sempre invece dovrebbe essere esempio morale per la collettività. Si è cosi persa la capacità di saper affrontare, in maniera attiva, creatrice, intraprendente, il rapporto con ciò che è moderno, regredendo nell’istintività chiassosa, nell’alienazione e nella paura.

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Craxi politico, Berlusconi magnate.

Craxi,osannato eccessivamente nel periodo del potere, è finito umiliato da uomini molto più miseri di lui che anni dopo in molti casi hanno mostrato la loro pochezza umana e politica.

E’ morto abbandonato da quasi tutti quelli che gli erano stati servitori, denunciando l’involuzione dell’economia italiana, i pericoli legati al processo di integrazione europea mal gestito dai governi della seconda repubblica, e la svendita del nostro patrimonio nazionale. E’ finito comunque da politico, controverso sicuramente, forse non di stato o meglio non da stato così come per molti andrebbe inteso, ma mostrando passione fino all’ultimo giorno per la sua terra e la cosa pubblica.

Berlusconi è un personaggio pieno di difetti ma anche di eccezionali capacità. Grande comunicatore, eccellente uomo di potere, imprenditore geniale e intraprendente, capace di intuizioni non solo affaristiche, potrebbe, in quel perverso calcolo che stabilisce i pro e contro con cui si valuta una persona, avere su molte voci giudizi complessivamente positivi. Nello gestire gli affari di stato però ha un difetto: non crede nella politica, di cui non percepisce l’ ethos, relegandola a coreografia attraverso cui dare sfoggio al suo egocentrismo, alla vanità e a molto pratici interessi.

La politica però è amante esigente e ad un uomo che non l’ama non si concede al massimo illude.

Berlusconi, mi perdoni la battuta a cui da grande seduttore di donne di ogni età potrebbe essereparticolarmente sensibile, con la nostra storia per venti anni ha dato vita ad un “matrimonio in bianco”, ad una pantomima.

Se il politico lo si giudica dalla capacità di saper prendere il potere per dare sviluppo ad una nazione Berlusconi è stato un “ casto”, un algido marito svogliato e distratto, che ha costretto il nostro stato a filtrare con improbabili e inconsistenti amanti persino meno avvenenti di lui pur di illudersi di avere qualche soddisfazione.

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Interessi pubblici e Scopi privati.

Si è molto insistito su come Craxi fu, in maniera meno sommessa rispetto alla Dc e agli altri partiti del tempo, colluso con il mondo degli affari. E’ vero ma anche qui è necessaria una precisazione: Berlusconi,che di Craxi fu amico e che beneficiò della sua protezione, non è alleato ma padrone diretto di interessi economici. Craxi potenzialmente aveva una sua capacità di manovra tra le lobby, Berlusconi ne guida una con tutto ciò che implica. Per Craxi gli affari potevano essere donne anche di una sola notte, per Berlusconi sono l’unica cosa a cui probabilmente è fedele.

Craxi dopo la durissima battaglia del 1992/93 era pronto a lasciare , come fece, la guida del partito e gli incarichi di governo. Poteva farlo perché era un politico e sapeva, lui uomo così ambizioso e attento alla propria personale leadership, che il socialismo e la politica avrebbero potuto sopravvivergli. Berlusconi invece non ha “partiti” ma “aziende”, non ha idee politiche, ma se stesso e per questo motivo non può avere veri successori a cui passare la mano.

Se li avesse si dimetterebbe senza aspettare il responso del Senato e da dietro le quinte, in modo riservato ma incisivo, ancora potrebbe disporre di un ruolo importante per determinare la fisionomia del centro destra che verrà.

Craxi era legato al mondo dei partiti della prima repubblica e quando chiese per reati politici l’intervento del parlamento per sanare una situazione che rendeva la magistratura a suo avviso sovversiva rispetto all’ordine repubblicano, lo fece per motivi non solo personali, ma anche e soprattutto collettivi.

Berlusconi, che si difende da un reato personale, legato ad una frode fiscale, subordinando la permanenza dell’esecutivo di coalizione, attraverso il partito di “ proprietà”, non mostra che il proprio gusto per il “particulare” e la propria natura impolitica.

Nel 1992 risolvere l’affaire “mani pulite” attraverso il parlamento come chiedeva Craxi avrebbe potuto avere un senso politico, mentre oggi tutelare Berlusconi,non dichiarandolo decaduto da senatore, è solo una mera difesa di interessi personali a cui chi ha senso delle istituzioni non può prestarsi; farlo vorrebbe dire riconoscere l’affarismo come tratto distintivo e portante della vita pubblica.

Il centro destra ha bisogno di un leader, i giudici bene fanno a svolgere il loro lavoro e bene fa la politica a riordinarne eventuali eccedenze, tenendo conto però dei problemi non individuali ma di sistema. Torna fondamentale essere capaci di distinguere gli interessi pubblici dagli scopi privati.

Senza questa premessa non vi può essere pacificazione, ma solo caos e una democrazia che sempre più si fa spettro.

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Craxi e la politica che non c’è più.

Ecco perché il nostro Paese dovrebbe tornare a pensare a Craxi e al suo periodo,sia pure tra luci e ombre, come Politica e aver presente che da allora questa, intesa come tentativo di dare uno sviluppo all’ Italia senza essere semplice esecutrice dei poteri forti della finanza nazionale e internazionale, non c’è stata più.

Ecco perché Craxi, sia pure con tutti i suoi difetti, è imparagonabile a Berlusconi e perché il mondo che vive solo di affari e di interessi personali non potrà dare mai vita ad una Repubblica che tenti di costruire il futuro in modo sano e forte, non senza errori ma con tenacia e con l’umiltà di chi è pronto a passare la staffa a chi dopo verrà.

Dicevano i vecchi marinai “ Il tempo cambia ma in cielo le stelle sono sempre le stesse, quando ci si smarrisce basta guardarle” così è la Storia. Craxi forse fece poco , forse male, ma a differenza di altri fece Politica, si sappia distinguere.

 

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