Comune di Roma. Andrea Alzetta escluso dal consiglio comunale.

By on 15 Giugno 2013

Alzetta

di Vladimiro Modolo

IQ. 15/06/2013 – Escluso per “accertata incandidabilità”. A stabilirlo, l’ufficio elettorale centrale che ha proclamato il nuovo consiglio comunale dopo il ballottaggio di domenica 9 Giugno e l’elezione del nuovo consiglio comunale.

Andrea Alzetta, detto Tarzan, candidato con SEL, già consigliere e rieletto con 1728 voti, non potrà far parte della nuova amministrazione capitolina ai sensi del decreto legislativo 235/2012 articoli 12 comma 4 e 10 lettera E che sancisce l’incandidabilità a cariche pubbliche per “coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo”.

Il fatto risale al 1990, con condanna in via definitiva relativa al 1996, per gli scontri avvenuti nel centro di Roma in occasione della strage di Al Aqsa. La condanna, per violenze aggravate, era stata di due anni con pena sospesa.

A distanza di quasi un quarto di secolo, per un reato commesso all’età di 22 anni, Andrea Alzetta non potrà accedere al consiglio comunale, seppur regolarmente votato ed eletto, in virtù d’un decreto approvato nell’era Monti, e teso a contrastare il fenomeno della corruzione (ma evidentemente esteso a qualunque tipo di reato, anche d’opinione, con pena non inferiore ai 2 anni, art. 10 comma E).

Sul piede di guerra movimenti, associazioni e lo stesso partito di SEL che con ogni probabilità, perdendo Tarzan, sarà privato anche di un pezzo di rappresentanza cittadina.

“Berlusconi e Dell’Utri sono eleggibili e io no: è assurdo” ha tuonato Alzetta. “Sono un candidato uscente se non potevo essere eletto avrei dovuto saperlo prima. Mi stanno facendo fuori, ancora non sono stato proclamato, me l’ha comunicato il segretario di Sel”.

Sempre il decreto legislativo prevede infatti all’art. 12, che gli uffici preposti all’esame delle liste dei candidati, entro il termine previsto per la loro ammissione, cancellino dalle liste stesse i candidati per i quali venga comunque accertata, dagli atti o documenti in possesso dell’ufficio, la sussistenza di alcuna delle condizioni di incandidabilita’ previste dal decreto. E’ data inoltre facoltà, qualora la condizione di incandidabilita’ sopravvenga o sia accertata successivamente alle operazioni di ammissione alla candidatura, di procedere ugualmente alla mancata proclamazione degli eletti.

Imma Battaglia, presidente Di’Gay Project che prenderà il posto di Alzetta, prova “sdegno e rammarico” e aggunge: “Quando ci si schiera dalla parte dei più deboli, quando si conducono battaglie per i diritti, può accadere di infrangere le regole. Ma si tratta di imprese in nome della giustizia. Non possono certo addurre la stessa motivazione altre figure politiche colpevoli di reati ben più gravi, che tuttavia continuano a ricoprire alte cariche istituzionali. Ancora una volta le regole non sono uguali per tutti”. Poi il riferimento alla sua nomina al posto di Alzetta: “Mi impegnerò affinché Andrea Alzetta possa occupare il posto che merita in Consiglio comunale: non posso gioire all’idea di una nomina che inizia sotto questi auspici”.

Solidarietà anche da Luigi Nieri, anch’egli eletto nella lista di SEL, “Si tratta di una legge ingiusta perché porta ad escludere dalle istituzioni alcuni protagonisti delle lotte sociali per reati che non possono destare allarme e che non vanno confusi con fattispecie più gravi come la corruzione e la concussione. Non ha senso, inoltre, l’esclusione perpetua dalle cariche pubbliche per reati commessi molti anni fa. Così si condannano gli individui a una marginalizzazione infinita e immotivata.”

Sostegno giunto anche da Sandro Medici, candidato a sindaco con “Repubblica romana” rimasto escluso dal consiglio comunale: “ha tutta l’aria di essere una ritorsione politica” ha commentato. “Non è un rigurgito burocratico-amministrativo, tanto zelante quanto tardivo, è una vicenda che puzza di rappresaglia contro i movimenti per il diritto alla casa”.

Andrea Alzetta, ha manifestato l’intenzione di fare ricorso, considerando la sua esclusione una misura antidemocratica, che rischia non solo di interdire da un pubblico incarico, ma ancor più di confliggere con il diritto dei cittadini di esprimere la propria preferenza, annullando nei fatti, il voto da loro espresso alle ultime elezioni comunali.

 

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