Clerici (Assoedilizia). Local Tax, Legge di stabilita.

By on 14 Novembre 2014

Local Tax, Legge di stabilita’ – Libero Quotidiano del 14 novembre 2014 – “Quando lo Stato cambia le tasse, di solito spunta una fregatura”
A s s o e d i l i z i a
ACHILLE COLOMBO CLERICI

I comuni premono per ottenere dallo Stato il riconoscimento di entrate tributarie sempre maggiori.
La Stato fa il pesce in barile: un bel riassetto alla fiscalita’ immobiliare, magari con la scusa di accorpare alcune imposte o di razionalizzare il complesso e farraginoso sistema impositivo del settore ed i contribuenti risparmiatori-investitori negli immobili si trovano un bell’aumento di tasse.

Essi hanno pero’ la memoria dell’elefante: ricordano decenni e decenni di riforme fiscali peggiorative della loro posizione tributaria, e ricordano anche vicende piu’ recenti.

Si parlava di esenzione Imu per la prima casa: sacrosanta.

Ideale sarebbe stato realizzarla attraverso la detrazione del relativo carico dalle imposte erariali.
La si e’ realizzata in altro modo, eliminando il pagamento al comune; ma nessuno si e’ mai chiesto chi ne avrebbe pagato il conto.

I fatti sono noti: reintroduzione dell’imposta, aumento delle basi imponibili, poi nuova esenzione.
In soldoni, il carico di quell’imposta si e’ piu’ che raddoppiato, ed i servizi comunali li paga solo la meta’ degli immobili italiani ed un terzo delle abitazioni.
Nuova esigenza di razionalizzare il sistema, sembrandone eccessive le conseguenze.
Tira e molla per piu’ di sei mesi, con il fiato dell’Europa quotidianamente sul collo.
Imu si’, Imu no, Tares, Service-tax, rivoluzione copernicana, no anzi TUC, no meglio IUC: la questione non era solo terminologica in quanto si trattava di capire chi alla fine avrebbe pagato.
Sbucano la Tasi e la Tari e finalmente e’ chiaro a chi tocca di pagare. Sempre a quelli.
Insomma, altri due miliardi di imposte a carico del “mercato immobiliare”.

I Comuni imperterriti, non hanno fatto una piega. Hanno continuato a chiedere, forti del principio dell’invarianza del gettito che, introdotto nell’ordinamento per una pseudo-tutela dei contribuenti, a questo punto si e’ trasformato nella elastica “bandiera” dei comuni: chiedere in piu’ senz’altro, chiedere in meno mai.

Il premier Renzi in questi giorni, girando l’Italia, non perde occasione per sottolineare come la fiscalita’ immobiliare abbia bisogno di esser riordinata.

Tutte queste imposte creano confusione e disguidi per i contribuenti. A Milano, all’assemblea dell’Anci-Comuni Italiani, ha avanzato l’ipotesi che, gia’ attraverso la legge di stabilita’, si possano riunire IMU, Tasi, Tosap, tassa affissioni e tassa sui passi carrai in un’unica Local Tax; e si possa trasferire allo Stato il gettito della addizionale comunale Irpef.
Una bella rimescolata di carte.
Ed e’ subito cominciato il balletto delle pretese.
Gli inquilini vanno escusi dalla Tasi; quest’ultima deve “pesare” di piu’, in termini di aliquota.
Si lascino i comuni liberi di giostrare con la determinazione delle aliquote. Come se il giudizio elettorale potesse rappresentare una remora, per gli amministratori comunali, al rincaro delle tasse. Quando ormai la maggiorparte dei contribuenti-elettori locali e’ stata resa, con il gioco delle esenzioni e delle deduzioni introdotte, indifferente al “grosso” del prelievo fiscale comunale.

In questo quadro di prospettive, le dichiarazioni del primo ministro, calando peraltro in un contesto di revisione catastale in corso e di voci e smentite su patrimoniale ed imposte successorie, vengono prese dai risparmiatori-investitori negli immobili con grande preoccupazione, se non con allarme.

Perche’ il problema non e’ quello di far pagare un solo tributo invece di cinque, ma resta semmai quello di non far pagare ad un solo contribuente quanto pagavano in cinque.
Magari con una “cresta” ulteriore del fisco.

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