Chiesa e pedofilia. Che brutta storia di omertà

By on 11 Marzo 2013

pedofilia-e-chiesa IQ 11/03/2013 di Stefania Paradiso

Solo a sentirla la parola pedofilia fa venire i brividi. Vedere un uomo adulto piangere raccontando gli abusi subiti da un prete quando era piccolo fa venire ancor di più la pelle d’oca. Sentire non risposte da vescovi e cardinali riunitisi per il conclave perché “non gli interessa e non possono rispondere” fa arrabbiare, ma di una rabbia difficile anche da esprimere a parole. Mentre ieri sera queste scene venivano mostrate da “Le Iene”, programma di Italia Uno,  un’altra storia di abusi salta fuori.

In Liguria Don Giovanni Lupino accusa don Piero Pinetto colpevole di aver distrutto la vita di un giovane seminarista morto di Hiv a 39 anni. Don Giovanni Lupino accusa i vertici della diocesi di “aver sempre scelto di mettere a tacere tutto senza curarsi delle vittime. L’hanno fatto per salvarsi. Ora è tempo che chi è ancora vivo parli e chieda scusa”. Da ambienti di fede, credo e umiltà arrivano menzogne e coperture su ignobili abusi fatti a bambini innocenti. Ma non sarebbe più giusto e corretto espellere che compie del male e rigenerare la Chiesa, dando vita ad un posto bello così come predica la religione, a prescindere che si sia credenti  o no. Perché tutto questo mentire vista che sembrava che Benedetto XVI fosse davvero intenzionato a cambiare atteggiamento, e a non nascondere più alle autorità secolari i casi di pedofilia ecclesiastica? Forse perché mette in cattiva luce  papa Wojtyla che nel 2001 autorizzò il cardinale Castrillon Hoyos a inviare all’episcopato di tutto il mondo una lettera di elogio e complimenti a monsignor Pierre Pican, vescovo francese di Bayeux, per “non aver denunciato un prete all’amministrazione civile”. “Il figlio-prete era don René Bissey, condannato nel 1998 a 18 anni di carcere dalla magistratura francese per aver commesso negli anni Ottanta e Novanta violenze e abusi sessuali a danno di una decina di ragazzi.” La Chiesa non processa e punisce i pedofili per motivi di gerarchia, per la superiorità della giurisdizione canonica su quella civile e per una sorta di rifiuto dei diritti umani. Nelle ultime “Linee guide sugli abusi sessuali” pubblicate dalla Santa Sede c’è un generico accenno all’obbligo di “seguire la legge civile allorché preveda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità”. Ma chi deve denunciare chi? E se tale denuncia non fosse prevista si giustificherebbe la copertura del reato? Credente o no questi abusi non si possono coprire. I bambini non vanno violati, toccati, offesi, umiliati e maltrattati. Anche raccontando ciò che è accaduto si porteranno sempre un senso di vergogna e di paura, di inadeguatezza e di offesa impossibile da cancellare. Nel migliore dei casi, si rifaranno una vita, una famiglia, crederanno in nuove cose e si creeranno nuove opportunità. Ma quelle lacrime trattenute e quello squarcio, quella ferita creati nell’anima non spariranno mai. E la cosa che provoca la nausea, oltre alla sofferenza, è che quella lacerazione è stata creata da un uomo, da un adulto. Per di più da un uomo e un adulto di Chiesa.

 

 

 

 

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