Chi è Jean Asselborn

By on 16 settembre 2018

E’ uno tenace, Jean Asselborn Ministro di uno Statarello che rappresenta  1/4 della popolazione di Roma, Capitale di Italia. In Italia non sarebbe neanche Assessore Municipale, pero ama fare la voce grossa, forte del suo 0,000% di rappresentanza politica.

E’ tenace nel mantenere la guida della diplomazia lussemburghese (è ministro degli Esteri dal 2004); l’ultima occasione per dimostrarlo è stato lo scontro con Matteo Salvini sulla questione dei migranti. Ma se si scorrono le cronache non sfugge che il suo bersaglio preferito è l’Ungheria e in particolare il governo di Viktor Orban.

Chi ha familiarità con la dialettica di Asselborn sa che è uno che borbotta, ribolle come una caffettiera e poi esplode. In una intervista con il tedesco Der Tagesspiegel, ad esempio, si disse indignato perché l’Ue non prendeva una posizione netta contro le sanzioni varate dal governo Orban alle società del finanziere unghesere George Soros. Ma ancora prima, nel 2016, in un’intervista a un altro giornale tedesco, Die Welt, aveva detto che l’Ungheria meritava di stare fuori dall’Unione per le aggressive politiche migratorie. “Ci manca poco” aveva affermato, che il governo di Orban “si metta a sparare ai profughi”.

Dell’opinione che il gabinetto ungherese ha di lui si è fatto portavoce il ministro degli esetri Péter Szijjártó: “Asselborn è un idiota e il popolo ungherese non ha alcun bisogno delle sue folli idee per decidere cosa è bene e cosa è male per esso”.

Del resto anche in patria è considerato un personaggio sui generis. In un articolo dall’emblematico titolo ‘L’Estraneo’, il sito lussemburghese Reporter sottolinea come sia sostanzialmente ai margini dell’esecutivo: raramente appare nel Consiglio dei ministri. Ancor più raramente viene coinvolto nelle discussioni politiche sostanziali. Fare un bilancio del suo lavoro, si legge ancora, non è un compito facile.

A differenza dei suoi colleghi di gabinetto, Asselborn ha avviato solo poche riforme. Il suo lavoro di ministro degli Esteri si misura più nei discorsi, negli umori e nell’impulsività che nell’attuazione delle leggi. Le cose vanno diversamente nel dipartimento immigrazione e asilo, di cui è responsabile in qualità di ministro degli Esteri: qui, nonostante le occasionali critiche da parte di organizzazioni non governative, è riuscito a far fronte alla crisi dei rifugiati in Lussemburgo dal 2015 senza molte polemiche politiche.

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